Mac DeMarco: il futuro sballato del rock’n’roll è liberatorio! (2013)

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Luogo: Komuna / CUK Kino Šiška / Lubiana
Data del concerto: 03.05.2013
Pubblico: 100 persone
Prezzo del biglietto: Indekš 8 EUR, prevendita 10 EUR, il giorno stesso 12 EUR, Indekš Turnir 25 EUR per 6 concerti Indekš

È arrivato maggio e con lui, a Lubiana, una serie di concerti urbani che va sotto il nome di Indekš turnir. Indeks? Sì, Indekš turnir strizza l’occhio alla popolazione studentesca, che collezionando i timbri ”indekš” dei concerti può conquistarsi, tra le altre cose, il biglietto per il live di agosto della giovane formazione più chiacchierata del momento: i Tame Impala. Dal 3 al 31 maggio il collettivo del Kino Šiška mette in piedi una serie di sei concerti di band e artisti stranieri meno noti, e a inaugurarla venerdì scorso è stato uno strano ragazzo canadese di nome Mac DeMarco.

Ma prima di passare a sezionare l’esibizione di DeMarco, due parole vanno spese anche per il suo opening act. Sean Nicholas Savage non è affatto interessante solo per la comunità LGBT. A casa sua, a Montréal, i suoi show sono considerati una delle più grandi attrazioni club della scena ”underground” locale. Savage ti fa ridere e ti conquista musicalmente nello stesso istante. La sua gestualità sul palco, vissuta fino in fondo e a tratti esageratamente patetica (ma non in senso negativo), rappresenta alla perfezione la sua musica ”Back To The Future”. L’aspetto androgino e alieno di Savage (uno Steve Buscemi jr.) e l’estetica, di moda e di suono, anni Settanta e Ottanta ti catturano al volo. Non necessariamente in modo positivo, ma presto ti si piazza sotto la pelle. Il suo europop e synthpop del secolo scorso reinterpretato suona così ”cheesy”, così sdolcinato, così zuccheroso, da far muovere i piedi e stampare un sorriso in faccia anche allo spettatore più rigido. Savage ha una voce fenomenale, che in questo tour è accompagnata solo da un suono di sintetizzatore ”smooth casio”, suonato da un suo amico di cui non conosciamo il nome. Anche se al primo ascolto le sue melodie pop accattivanti e scorrevoli danno un’impressione di superficialità, nei testi si nasconde una vera profondità di vita vissuta. Ne è prova anche il suo ultimo singolo, “More Than I Love Myself”, che ovviamente abbiamo avuto occasione di sentire alla Komuna. Verso la fine del suo set mi è venuto in mente il pensiero del ”concerto da terrazza ideale”, ma questo è probabilmente un tema per un’altra volta. Comunque sia, Savage ci ha regalato un’esibizione appassionata, sincera e a tratti comica, che fin dall’inizio ha dato il tono a una serata di bizzarre acrobazie live.

Lo ammetto, Mac DeMarco mi ha fatto impazzire. Mi ha iniettato una tale dose di adrenalina ed energia vitale che dopo il concerto non sono tornato a casa (come avevo programmato, tra malanni e stanchezza), ma ho girato verso Metelkova, dove c’è mancato un soffio che non sbattessi contro, indovina chi, Mac DeMarco. A dire il vero non mi ha sorpreso che tutta la banda, con Mac in testa, fosse finita lì. Già durante il concerto aveva invitato di continuo gli sloveni (dei quali fino ad ora sapeva solo che Martin Strel viene dal nostro paese) a ”zahengati” con lui dopo lo show e a fargli vedere Lubiana. Mac DeMarco è il nuovo nome emergente dell’indie rock chitarristico canadese e non mi stupirei se un giorno diventasse un artista di livello mondiale. Gli attributi ci sono tutti. The future of rock and roll? Anche se l’ho infilato in questa etichetta generica (”indie rock chitarristico”), DeMarco è tutto fuorché ”uno dei mille”. Dopo che l’anno scorso, con l’uscita dei primi due album  (2 e Rock and Roll Night Club), se l’è preso sotto l’ala il campione dei media alternativi, Pitchfork, quest’anno DeMarco continua la sua avanzata sulla scena. Tra fine marzo e aprile ha infatti suonato con la sua band lungo la costa occidentale del Nord America  come opening act della più desiderata attrazione alternativa del momento, gli indie francesi Phoenix. E pochi giorni dopo, abbiamo avuto occasione di sentirlo e vederlo nella nostra Lubiana.

Mac DeMarco è tutto quello che si dice di lui, e anche di più. Mac DeMarco è sinonimo di show ”sballato”. È sinonimo di spensierato esibizionismo da palco adolescenziale. Si concede al pubblico, si concede alla musica. Il suo comportamento flemmatico, spontaneo e squilibrato dà alla sua esibizione una luce speciale. Carattere! Ha appena ventidue anni, eppure si muove sul palco con sicurezza e disinvoltura, come se suonasse da almeno venti. È una calamita per chi ascolta. Gli ottanta minuti di concerto sono volati in un attimo. Qui non c’è spazio per la noia, qui non c’è spazio per chiacchierare. È un’unica, divertentissima sbornia di rock’n’roll. Nella Komuna semivuota (gente, dove diavolo eravate?) tutto ha funzionato alla perfezione. Dalla qualità del suono (di cui si era già entusiasmato Savage) all’atmosfera, semplicemente magica. E tutto questo soprattutto grazie al carisma di Mac e della sua band. Una presenza particolarmente scanzonata è anche quella del bassista ”sempre sorridente e matto”, che proprio quel giorno festeggiava il suo 29° compleanno, e naturalmente il concerto non poteva passare senza un coro collettivo di ”Happy Birthday to You…”. Come sarebbe potuto essere altrimenti. A dire il vero, l’esibizione non sembrava per niente un concerto classico, più una performance. Tutto era fluido e filava liscio come l’olio. La scaletta, poi, non l’ho vista da nessuna parte.  

La musica come gioco, il mondo come gioco. I siparietti di DeMarco col pubblico sono stati particolarmente divertenti. Anche se parlava sempre restando dentro (un certo classico) contesto da concerto, tutte le sue storie e battute si incastravano nel contesto che quella notte aveva creato lui. Il ribollire caotico sul palco è venuto fuori ancora di più quando al bassista di cui sopra è saltata una corda. A galla sono venuti tutti i talenti d’improvvisazione di DeMarco e della sua squadra. A un certo punto sul palco è finito anche Savage (che per tutto il tempo ballava con il suo partner a lato e sotto il palco) e la Commedia dell’arte era servita.

DeMarco, che alla sua versione di rock’n’roll playa preferisce dare nomi come ”slacker rock” o ”jizz jazz”, ha convinto anche dal punto di vista musicale. La chitarrina che ha comprato anni fa per 30 dollari suona divinamente. Jingle Jangle. Il caldo suono tintinnante della chitarrina è la parte più in evidenza del loro sound. Da questa creatura ”no-budget” ha tirato fuori un vero oggetto di interesse e desiderio, da cui è difficile staccare lo sguardo. Un’immagine che ti stende. Da un suono ”cheap” ha fatto arte. In questo è aiutato alla grande da una band di ottimo umore e perfettamente affiatata. Sono capaci di tutto: dagli inserti di chitarra graffiante tra un pezzo e l’altro, alle melodie sognanti di ”The Stars Keep On Calling My Name”, fino al ”groove” malinconico dell’opener ”Cooking Up Something Good”. Tra gli altri brani si sono fatti notare la dinamica e (futura) anthemica hit jangle ”Freaking Out The Neighborhood” e l’ultimo singolo di DeMarco, la carica di emozioni ”My Kind Of Woman”. I momenti clou li hanno regalati l’inno alle sigarette ormai quasi diventato popolare nell’indie, memorabile ed eterna ”Ode To Viceroy”, e il pezzo della serata, ”Still Together”. Questa ballata intima, che conquista già dai primi versi (in time she’ll see, that her and me/were meant to be together/and time will pass, it may go fast/but we’ll still be together/and where I go, she’s at my side/half of my life together/it’s easy love, fits like a glove/from up above together) e ancora di più con l’affascinante falsetto di DeMarco, ha chiuso anche la serata. Uno, due, tre ed era finita.

Abbiamo assistito a un concerto di quelli fuori scala, un concerto che offre tutto ciò che il rock può offrire: ironia, follia, divertimento, riff pazzeschi, melodie che ti si incollano in testa, alcol (e droghe??), cori a squarciagola, improvvisazione eccetera. Potrei elencare gli ingredienti dello show ancora per tutta la notte, ma il punto è un altro. DeMarco e compagnia non hanno semplicemente presentato la loro musica, hanno creato un mondo tutto loro. Era davvero come un concerto nel loro salotto di casa e non nella piccola sala del Kino Šiška. Una cosa dopo questo concerto la so di sicuro: se in futuro DeMarco suonerà da qualche parte nei dintorni della Slovenia, non potrò proprio perdermelo. Nel mondo di oggi, pieno di show generici, concerti così liberatori sono troppo preziosi. Ti consiglio di seguirmi. Almeno stavolta. Ma per chiudere il cerchio con il tema d’apertura dell’evento: il 12 maggio al Kino Šiška è in arrivo il prossimo concerto della serie Indekš turnir. Stavolta sui palchi della Komuna risuoneranno i ritmi degli Esben and The Witch, e appena tre giorni dopo toccherà ai Retro Stefson (il nuovo miracolo islandese). Ci vediamo.

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