Magic Is a Child

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Nektar
Etichetta: Bellaphon
Uscita: 1977
Durata: 41:24
Voto: 3.5/5

Prima di mettersi a registrare questo album, i leggendari campioni del prog rock britannico Nektar si sono trasferiti per un po’ dalla Germania al New Jersey (USA), e la cosa si sente in una produzione un po’ diversa, diciamo più “lucidata”, rispetto ai lavori precedenti. Dopo il capolavoro “Recycled” (1975), “Magic Is a Child” ha rappresentato una rottura coraggiosa con la tradizione e un salto nel buio sul fronte chitarristico, visto che è uscito dopo l’addio di un membro chiave della band, il chitarrista tuttofare Roye Albrihton. Roye non reggeva più la fatica dei tour e ha deciso di staccare per un po’ con i Nektar e dedicarsi ad altre sfide, ma, con grande sollievo dei tanti fan che non riuscivano a farsene una ragione, è tornato in squadra poco dopo l’uscita di questo disco.

L’ingrato compito di sostituirlo alla chitarra e alla voce è toccato al talentuoso americano Dave Nelson, che se l’è cavata sorprendentemente bene e ha imposto il suo stile personale, anche questo pescato dalla tradizione blues, ma senza la raffinatezza e lo spirito d’avventura del leggendario predecessore. Anche il suo timbro vocale era piuttosto simile a quello di Albrightonu, anche se non gli stava al passo nella resa convincente delle emozioni, cosa che si nota soprattutto nei rari momenti da ballad.

Nonostante il grosso cambiamento, l’album è ancora abbastanza eclettico da poter essere considerato un degno erede della tradizione sonora dei Nektar, anche se i brani si sono accorciati e sono diventati molto più compatti, e anche le finezze ritmiche sono state suonate in modo molto più semplice di quanto fossero abituati i fan di lunga data. Rispetto alle atmosfere decisamente più sperimentali di prima, fu quasi una virata verso il pop, che parte dei fan, dopo gli standard altissimi di album come “Remember The Future” (1973) e “Recylced” (1975), ovviamente non ha preso benissimo. Visto con gli occhi di oggi, quel malumore sembra un po’ esagerato: è un disco più che solido, in cui c’è ancora abbastanza di quella riconoscibile magia Nektar che aveva contraddistinto i loro lavori migliori, mentre certi esperimenti, fino ad allora insoliti, confermano solo che si trattava di una band prog rock nel vero senso della parola. In veste di ospite c’era ancora il mago americano delle tastiere Larry Fast (ex-Peter Gabriel, Synergy), che con le sue generose pennellate di sintetizzatore ha garantito una valanga di arrangiamenti sinfonici e melodici, avvicinando ancora di più i Nektar al mondo del prog rock sinfonico.

L’album copre un ventaglio ampio di temi lirici, dalla mitologia nordica e la magia fino a argomenti più terra terra come i viaggi in treno e le avventure dei camionisti. Dei Nektar space rock, a livello sonoro e di testi, è rimasto ben poco, il che, in un anno in cui la fantascienza stava vivendo il suo boom e tante band, non solo prog, ci attingevano ispirazione creativa, è un po’ sorprendente, soprattutto vista la loro storia. “Magic Is a Child” sta quindi più vicino agli amanti di Tolkien che a quelli di George Lucas. A stuzzicare la fantasia c’è anche l’eterea copertina con la giovane attrice e modella Brooke Shields (nota soprattutto per il film Laguna blu).

Con l’epica opener “Away From Asgard”, uno dei picchi del disco, si parte in compagnia delle valchirie verso la dimora mitologica degli dèi nordici. Il tintinnio di campane simulate dai sintetizzatori annuncia una melodia briosa in  cui presto si inseriscono ipnotiche armonie vocali. L’intreccio armonioso tra linee di sintetizzatore e riff di chitarra possenti, attraversato da una linea ritmica eclettica, crea un’atmosfera davvero epica. Il ritornello è eccellente e, tra un continuo cambio di motivi conditi di sinfonico, è una vera goduria per le orecchie. La title track è una splendida ballad eterea con un testo tolkieniano su magia e mondi fantastici e un arrangiamento barocco di tastiere. Qui Nelson ha per la prima volta l’occasione di mettersi alla prova come cantante (con un aiuto invidiabile dei cori) e di dimostrare di essere un buon narratore di liriche fantasy. Il risultato è una delle loro ballad più belle. Per la cronaca, pare che proprio da qui, in particolare dal verso “I was a keeper of the golden key”, il chitarrista degli Helloween Michael Weikath abbia preso ispirazione per la loro celebre saga “Keeper of the Seven Keys”, che ha definito il power metal europeo.

“Erie Lackawanna” è dedicata a una delle contee dello stato americano della Pennsylvania. Con il suo ritmo disco e i semplici arrangiamenti di piano è senza dubbio il brano più commerciale della loro storia fino a quel momento, ma resta comunque un pezzo interessante, con armonie vocali ipnotiche. “Midnight Light” prende note decisamente più drammatiche, grazie a un riff di chitarra deciso e hard rock e a passaggi sparsi di sintetizzatore. Anche stavolta Nelson brilla alla voce, mentre i suoi riff di chitarra sono stesi con una bella dose di fantasia. “Love to Share (Keep Your Worries Behind You)”, alla Beatles, è un altro dolcetto più che interessante, con gustosi arrangiamenti orchestrali, melodie vocali seducenti e armonie stratificate, in cui non ci si annoia nemmeno per un secondo. Non sorprende più di tanto che prima o poi abbiano tirato fuori anche un pezzo costruito sulla scia dei loro principali modelli. Sul funkeggiante “Train From Nowhere” si unisce alla band per un attimo il chitarrista ospite Walt Nektroid, che con le sue sfumature blues ondeggianti crea l’atmosfera di un treno in viaggio. A metà brano, dopo tanto tempo, si concedono perfino una breve jam, in cui ai sinistri passaggi di piano si aggiunge un duello tra sintetizzatori e chitarra.

La drammatica ballad “Listen” è la composizione più ambiziosa dell’album e, per atmosfera, anche grazie al suono imponente degli organi Hammond, assomiglia parecchio a ciò che facevano in passato, ma i tentativi di Nelson di volare emotivamente nei registri alti sono ben lontani dal convincere come riusciva a fare Albrighton. Il risultato è una ballad solida e sottile, con ottimi assoli di chitarra ma con un bel po’ di potenziale emotivo sprecato. Con l’ottima “On the Run (The Trucker)”, dove a colpire sono soprattutto le drammatiche armonie a tre voci, tornano a navigare in acque più dure e mostrano da chi hanno imparato band come, per dire, gli Iron Maiden. Forse il pezzo che fa vedere meglio il talento chitarristico di Nelson, mai sfruttato come si deve.

La conclusiva “Spread Your Wings” (non c’entra niente con il classico dei Queen) è il momento più divertente della loro storia in fatto di hard rock: sono riusciti a fondere un riff hard rock elementare e un motivo di piano scherzoso in una melodia saltellante che chiede a gran voce un bel passaggio radiofonico. L’assolo di chitarra finale è da leccarsi i baffi e non farebbe vergognare nemmeno un Michael Schenker (MSG, ex-UFO, Scorpions). Molti fan, la prima volta che l’hanno sentita, probabilmente sono rimasti inorriditi, perché per struttura e atmosfera è più vicina a band hard rock alla Scorpions che ai Pink Floyd, mentre agli occhi dei buongustai della musica ha riconfermato la loro incredibile versatilità.

“Magic Is a Child”, nonostante il cambiamento drastico causato dall’addio (temporaneo) di un membro fondatore chiave, è un ottimo album, abbastanza eclettico da conquistare ancora oggi anche i fanatici più incalliti del prog rock, quelli che non sono troppo appesantiti dall’ingombrante eredità dei Nektar. Sul piano dell’atmosfera, però, non regge ovviamente il confronto con i loro risultati migliori. I membri della band avevano grandi aspettative per “Magic Is a Child” (soprattutto dal mercato americano, che da sempre li vedeva di buon occhio), ma la maggior parte dei fan non l’ha accolto granché bene per la svolta verso acque più radiofoniche, e così sul piano commerciale è stato un fiasco totale. La delusione ha portato allo scioglimento temporaneo del gruppo e all’addio dell’ottima sezione ritmica Howden/Moore, mentre Nelson se n’è andato poco dopo, quando ha cominciato a stargli stretto suonare i complicati riff prog rock alla maniera del predecessore. In seguito è entrato in una band prog rock di breve vita ma di culto, gli Spy, e ha iniziato a guadagnarsi il pane come membro dei The Turtles, la sensazione pop rock degli anni Sessanta tornata insieme. Il Albrighton di ritorno nel 1980 ha riorganizzato una formazione Nektar bella rimaneggiata per un ultimo atto eroico, ma ad esso è seguita l’inevitabile ibernazione di diversi anni che negli anni Ottanta ha colpito fin troppe leggendarie band prog rock.

Formazione

Dave Nelson – chitarra, voce
Alan “Taff” Freeman – sintetizzatore, tastiere, cori
Derek “Mo” Moore – basso, cori
Ron Howden – batteria, percussioni, cori

MUSICISTI OSPITI:
Julien Barber, Kermit Moore, Michael Commins, Anthony Posk – quartetto d’archi
Larry Fast – sintetizzatore, programmazione, elaborazione
Walt Nektroid – chitarra su “Train from Nowhere”

Produzione

Jeffrey Kawalek

Tracklist

1. Away From Asgard
2. Magic Is A Child
3. Eerie Lackawanna
4. Midnight Light
5. Love To Share (Keep Your Worries Behind You)
6. Train From Nowhere
7. Listen
8. On The Run (The Trucker)
9. Spread Your Wings

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