Magick Brother

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Gong
Etichetta: BYG Actuel
Uscita: 1970
Durata: 43:52
Voto: 3.5/5

Tra tutti i pionieri del progressive rock che negli anni Sessanta del secolo scorso sono spuntati come un fulmine a ciel sereno, i Gong, campioni della scena di Canterbury, sono senza dubbio tra i più strani in assoluto, e nel mondo della musica sperimentale non è certo un traguardo da poco. Per gran parte della loro esistenza, soprattutto nelle incarnazioni guidate dall’eccentrico chitarrista/cantante australiano Daevid Allen, i Gong hanno funzionato più come una famiglia musicale internazionale, una vera e propria comunità, che come una normale rock band. Era una delle loro peculiarità principali, ma di certo non l’unica.

Una delle band chiave del progressive rock, del rock psichedelico e dello space rock è nata, in realtà, per puro caso. Nel 1967 le autorità britanniche vietarono ad Allen, che all’epoca era ancora nei Soft Machine e aveva partecipato al loro primo singolo, di rimettere piede in territorio britannico per tre anni, perché gli era scaduto il visto d’ingresso nel paese. I Soft Machine erano proprio in tour in Francia e Allen si ritrovò costretto a lasciare quei pionieri del progressive rock e a restare a Parigi. Lì, insieme alla compagna, la non meno eccentrica musicista inglese Gilli Smyth, che all’epoca insegnava alla Sorbonne di Parigi, cominciò a gettare le basi della musica dei Gong.

Dopo aver partecipato alle proteste parigine del 1968, i due eccentrici partner se la svignarono per un po’ a Maiorca, prima di tornare a Parigi su invito di un amico e mettersi al lavoro sull’esordio dei Gong, »Magick Brother«. L’album nacque in condizioni caotiche: il bassista Christian Tristch non si presentò in studio in tempo, così tutte le linee di basso toccò suonarle proprio ad Allen, che per gran parte della carriera era stato chitarrista. Il batterista Rachid Houari riuscì a farsi trovare puntuale alle registrazioni, ma Allen lo sostituì già dopo un anno con il molto più affidabile e abile Pip Pyle.

Il sassofonista e flautista Didier Malherbe era l’unico dei tre musicisti che Allen e Smyth avevano ingaggiato in origine per registrare »Magick Brother«, e diventò in fretta una presenza fissa dei Gong classici; ancora oggi ogni tanto collabora con la versione moderna di questa band di culto. E il compito musicale della compagna di Allen? Produrre vocine buffe e smorfiose, uno degli elementi essenziali della stravaganza musicale dei Gong, è sempre stato il lavoro principale di questa strega psichedelica che, nonostante una voce a tratti fastidiosa, non è mai diventata un elemento davvero molesto come, per dire, la ben più terribile Yoko Ono in questo campo.

»Magick Brother« era per stile vicinissimo al rock psichedelico e ogni tanto al pop psichedelico, e solo a tratti anticipa le imprese space rock successive di Allen, molto più ambiziose, con cui attraverso la mitica trilogia di Radio Gnome sviluppò una mitologia Gong tutta sua. Anche se l’esordio dei Gong a tratti soffre dei tipici problemi da primo disco, ha parecchi momenti divertentissimi e interessanti. L’album è diviso in due parti: la parte ‘diurna’ e quella ‘notturna’. Già i due pezzi sperimentali d’apertura, »Mystic Sister« e »Magick Brother«, riflettono bene la natura duplice di questo lavoro: da un lato il pop psichedelico di Allen, con arrangiamenti melodici e il suo approccio vocale così particolare, un po’ beffardo; dall’altro gli stacchi psichedelici con improvvisazioni strumentali e le risate e i gemiti insopportabili della strega psichedelica di turno.

La poesia di Daevid in questa fase della sua carriera passa dalle stravaganze eccentriche (»Fable of a Fredfish /Hope You Feel OK«) ai mantra hippie (»Rational Anthem«) fino alla sguaiataggine umoristica (»Pretty Miss Titty«), mentre in »Gong Song« scopre per la prima volta il pianeta Gong e pone le basi della mitologia Gong, fatta di dimensioni parallele, gnomi radiofonici, la strega buona Yoni, un eroe fallito di nome Zero the Hero e teiere volanti. I brani »Ego« e »Gong Song«, che grazie soprattutto al pianoforte e al sassofono contengono qualche elemento jazz, rientrano già tra i pezzi più rappresentativi della combriccola di Allen. In ogni composizione si sente, come nei primi album dei Pink Floyd, che durante la lavorazione erano all’opera certe sostanze inebrianti e che la maggior parte dei pezzi è nata in modo del tutto spontaneo.

Anche se di momenti ‘fatti’ ce ne sono eccome, e viene da chiedersi se siano frutto di genialità o di dipendenza (probabilmente un po’ di tutte e due), Allen e Malherbe erano già allora musicisti eccellenti, mentre brani come la malinconica ballata »Glad to Say to Say« lasciavano intuire che i Gong non sarebbero diventati affatto l’ennesima meteora psichedelico-rock tra le tante comparse nella seconda metà degli anni Sessanta. Chi riesce ad attraversare senza conseguenze per la propria salute mentale il caotico orgasmare psichedelico di »Princess Dreaming« amerà i Gong per tutta la vita. La versione CD di »Magick Brother« ha, per ragioni ignote, una scaletta e una durata dei singoli brani diverse.

L’esordio dei Gong, »Magick Brother«, fu per la brigata psichedelica di Allen un inizio solido di un lungo e travagliato viaggio musicale, anche se, rispetto alle imprese successive di stampo space rock, era ancora un lavoro relativamente semplice. Il progresso artistico si vide molto presto e oggi, insieme a Soft Machine e Caravan, i Gong sono la band più rispettata della scena di Canterbury, stilisticamente variegatissima. I Gong ebbero il loro debutto dal vivo nel 1969 con un’esibizione in Belgio, dove a presentarli sul palco fu nientemeno che Frank Zappa, in vena di burlette.

Formazione

Daevid Allen – chitarra, basso, voce
Gilli Smyth – sussurri spaziali
Didier Malherbe – flauto, sax soprano
Rachid Houari – batteria, percussioni

MUSICISTI OSPITI:
Barre Phillips – contrabbasso in 4 & 10
Earl Freeman – contrabbasso in 8, pianoforte in 9
Burton Greene – pianoforte in 8
Dieter Gewissler – contrabbasso ad arco in 2 & 9
Tasmin Smyth (la figlia di Gilli) – voci in 1 & 10

Produzione

Jean Georgakarakos e Jean-Luc Young

Tracklist

– Early Morning –
1. Mystic Sister / Magick Brother (4:44)
2. Change the World (aka Rational Anthem) (4:10)
3. Glad To Sad To Say (3:35)
4. Chainstore Chant / Pretty Miss Titty (4:38)
5. Fredfish / Hope You Feel OK (3:18)
– The Late Night –
6. Ego (3:55)
7. Gongsong (4:05)
8. Princess Dreaming (2:55)
9. 5 & 20 Schoolgirls (4:23)
10. Cos You Got Green Hair (4:58)

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