Magnum II
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Magnum
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 1979
Voto: 3/5
I maestri inglesi dell’art rock Magnum, con il loro secondo album, intitolato in modo non proprio fantasioso “Magnum II”, hanno continuato per molti versi la direzione musicale dell’ottimo debutto “Kingdom Of Madness” (1978). Nonostante si tratti di un lavoro più che solido, che contiene la maggior parte degli ingredienti che col tempo hanno fatto dei Magnum una delle band art/melodic rock più amate e influenti, non ha raggiunto il successo commerciale sperato, quello che avrebbe dovuto proiettarli verso un pubblico più ampio, e nemmeno tra i fan di lunga data gode di chissà quale considerazione. Per qualcuno è addirittura uno dei loro passi più deboli. Fino a un certo punto questa svalutazione è giustificata, visto che “Magnum II” è un lavoro un po’ meno ispirato del suo ottimo predecessore.
Anche se in qualche modo non ne raggiunge la magia, contiene comunque una serie di pezzi eccellenti, con i tipici motivi epici da marchio di fabbrica Magnum, basati soprattutto sull’interazione armoniosa tra riff heavy rock incisivi e passaggi malinconici che escono dalle dita del chitarrista e principale autore della loro musica, Tony Clarkin, e sulla voce potente e melodica, con i suoi testi fantasy dominanti, di un inarrestabile cantastorie, il cantante Bob Catley. I suoi testi sono, come al solito, pieni di storie mistiche di imprese epiche e battaglie. Ogni tanto spunta anche qualche ode d’amore (soprattutto nelle power ballad), che qualcuno bollerebbe sicuramente come eccessivamente sdolcinata, ma lo fanno in modo senza pretese, a differenza, per dire, di certe band metal successive che dalla musica dei Magnum sono state influenzate.
Dal punto di vista musicale l’album è già un po’ meno sperimentale in chiave progressive rock e più vicino al rock melodico epico con cui sarebbero diventati famosi negli album successivi. Quel marchio prog poggia soprattutto sul suono epico delle tastiere e sull’uso occasionale del flauto da parte dell’allora tastierista Richard Bailey, ma anche sui passaggi di chitarra fantasiosi di Clarkin. Quest’ultimo non disdegna nemmeno la chitarra acustica, che dà a certi brani un’impronta pastorale ben percepibile. I Magnum hanno confermato ancora una volta la loro fama di incarnazione della pomposità rock, nello stile di band già famose e affini come Kansas, Styx o Queen, cosa che agli occhi di un critico musicale che ama ogni forma di buona pomposità rock non può mai avere un significato negativo. Sul fatto che nell’album abbia prevalso un suono un po’ più heavy rock rispetto alle influenze sinfoniche si sente di sicuro anche l’influsso dell’allora produttore Leo Lyons, bassista dei Ten Years After. Lo stesso Lyons si è fatto un nome anche come produttore di alcuni album molto amati degli UFO.
Come per “Kingdom Of Madness”, la maggior parte dei brani era stata composta già diversi mesi prima della realizzazione dell’album, cosa che però non ha avuto particolari ripercussioni sulla sua qualità. L’opener “Great Adventure”, con i suoi motivi epici, prosegue con successo la direzione mistica del debutto. La voce drammatica di Catley è in perfetta sintonia con le varie parti di sintetizzatore e con l’alternanza sofisticata di chitarra acustica ed elettrica di Clarkin. Il rocker melodico “Changes”, uscito anche come singolo, ricorda già per molti versi uno di quei pezzi orecchiabili che più avanti avrebbero regalato alla band fama mondiale. Con riff espressivi, un ritornello epico e potente e interessanti decorazioni sinfoniche di piano e sintetizzatori, vizia le orecchie dell’ascoltatore dall’inizio alla fine. Anche l’epica “The Battle”, con la sua combinazione di canto energico, riffing incisivo e passaggi drammatici di tastiera, è uno dei pezzi migliori dell’album e, nell’espressività heavy rock, non è poi così lontana dal movimento NWOBHM appena nato. L’ottima “If I Could Live Forever” è il brano più orientato al prog rock del disco, con tanti passaggi interessanti tra un motivo e l’altro e cambi di atmosfera. Dopo un’introduzione mistica di tastiere con armonie orchestrali e corali, si passa a un tempo incisivo con numerosi motivi pomposi, dove regna l’espressiva voce di Catley, senza che manchino momenti strumentali più calmi.
Anche l’ottima “Reborn” riunisce tutti quegli elementi che rendono i Magnum interessanti anche per il pubblico prog rock, perché è un’interessante miscela di heavy rock, power ballad con alcuni passaggi pastorali di flauto e chitarra acustica, e symphonic rock attraverso tanti gustosi passaggi di tastiera. Anche in “So Cold The Night”, un altro epico dalle mille sfaccettature, emergono alcuni elementi prog rock, soprattutto grazie a un uso dei sintetizzatori, in certi punti, quasi condito in chiave neo prog. Oltre ai momenti più calmi, il pezzo ha anche un sottofondo quasi sinistro, con tamburi spesso marziali e riff affilati, come quelli che di solito si trovano nel metal. “Foolish Heart”, un altro singolo estratto dall’album, è di nuovo una composizione un po’ più diretta, di rock melodico, che col suo ritornello leggermente monotono è il brano più debole del disco, anche se Clarkin sfodera alcuni dei suoi passaggi migliori dell’album.
“Stayin’ Alive”, con un ritornello melodico potente, quasi da inno, e gustosi ornamenti sinfonici, prosegue la loro tradizione di ottime power ballad. La mistica “Firebird” contiene un’introduzione malinconica da trovatore con passaggi di chitarra acustica, poi, attraverso affilati passaggi di chitarra e suoni di tastiere, si sposta su acque heavy rock più drammatiche. In mezzo si concedono anche un breve inserto di flauto in stile folk rock barocco. L’inno epico conclusivo “All Of my Life” è l’incarnazione della pomposità Magnum più autentica, con interessanti passaggi jazzati iniziali basati su piano e basso. A lasciare l’impressione più forte sull’ascoltatore è però l’eccellente performance vocale melodrammatica di Catley, che si chiude in un registro alto per lui atipico.
Anche se “Magnum II” dal punto di vista compositivo non raggiunge la qualità del debutto, figurarsi lo status di capolavoro, meriterebbe senza dubbio più rispetto: è un altro album di qualità, che per molti versi porta avanti quegli elementi art rock che gli hanno garantito lo status di culto e che può riunire sotto lo stesso tetto gli amanti del rock melodico, dell’heavy rock e del rock progressivo. Forse a penalizzarne la reputazione c’è anche la brutta copertina, di gran lunga la peggiore della loro storia, in cui manca la solita tematica mistica. A causa dell’insuccesso commerciale di questo lavoro, di cui si è detto, si sono presi parecchio tempo prima di far uscire l’album successivo, quello che ha definito una volta per tutte il loro suono, e alla fine il tempo preso è stato ripagato alla grande.
Formazione
Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra, cori
Richard Bailey – tastiere, cori
Wally Lowe – basso, cori
Kex Gorin – batteria
Produzione
Leo Lyons
Tracklist
1. Great Adventure (4:54)
2. Changes (3:15)
3. The Battle (2:10)
4. If I Could Live Forever (4:02)
5. Reborn (5:45)
6. So Cold The Night (4:04)
7. Foolish Heart (3:13)
8. Stayin’ Alive (3:22)
9. Firebird (4:47)
10. All Of My Life (4:43)
Durata album: 40:33