Man of Miracles
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Styx
Etichetta: Wooden Nickel Records
Uscita: 1974
Durata: 37:20
Voto: 3.5/5
Gli alfieri dell’art/arena rock di Chicago, gli Styx, dopo un terzo album piuttosto nella media come »The Serpent Is Rising« (1973), con »Man of Miracles« hanno deciso di tornare a dedicarsi con un po’ più di serietà alla costruzione di arrangiamenti sinfonici epici, buttando via tutti gli esperimenti sonori inutili e dal sapore comico che, di fatto, gli avevano impedito di farsi notare davvero. »Man of Miracles« è stato un nuovo passo avanti nello sviluppo della raffinatezza pomp rock: a colpi di armonie vocali drammatiche e virtuosistiche, possenti armonie di chitarra e arrangiamenti orchestrali epici si sono guadagnati, a ragione, l’etichetta mediatica di ‘risposta americana ai Queen’, anche se pure questo album, che nel complesso è un lavoro molto solido, non è privo di qualche passo falso. Più di una volta si ritrovano nel mezzo di una specie di crisi d’identità sonora, incapaci di decidere tra prog rock e hard rock.
Dopo la brutta esperienza con Barry Mraz, per la produzione si sono rivolti a John Ryan e Bill Traut, i produttori dei primi due album, perché volevano tornare a un suono più pulito e fluido, e ci sono riusciti. La versione originale di »Man of Miracles« conteneva in scaletta »Best Thing«, un brano già uscito sul debutto e qui riproposto, che nelle edizioni successive è stato sostituito da »Lies« (quella di cui si parla in questa recensione) e, nel 1980, da »The Unfinished Song«. Stilisticamente »Man of Miracles« oscilla di continuo tra l’epico proto-arena/pomp rock con cui diventeranno famosi più avanti e un hard rock vivace ma piuttosto basilare, a volte persino rock’n’roll, di cui per fortuna si sono stufati presto. A cantare questi ‘intrattenitori’ leggeri da salotto ci ha pensato stavolta soprattutto il chitarrista biondo James Young, che insieme a John Curulewski si è distinto ancora una volta con una manciata di assoli di chitarra integrati con grande finezza.
Nonostante gli Styx, per ‘merito’ del tastierista e cantante coi baffi Dennis DeYoung, autore di tutti i pezzi migliori di »Man of Miracles«, si fossero già messi in tasca un invidiabile repertorio di liriche d’amore, nelle prime fasi di carriera li accompagnavano anche testi ispirati alla critica sociale e alla fantasia. Di sicuro in questa categoria non rientra l’allegrone di apertura »Rock & Roll Feeling«, che già dal titolo ti dice che hai a che fare con un pezzo da ‘party’ basato su tre accordi, allargato da arrangiamenti di pianoforte scatenati e armonie vocali esagerate. »Havin’ a Ball«, che suona come se avessero incrociato Uriah Heep e Status Quo, è un hard rock con ritmo boogie che resta sotto le solite capacità compositive e strumentali degli Styx, anche se le armonie vocali sono come sempre invidiabili. Anche stavolta non sono riusciti a evitare il tipico testo ‘californiano’ sul numero di telefono lasciato dalla cotta del momento.
Proprio quando comincia a sembrare che anche questo album non sia per niente migliore del predecessore, lo standard compositivo schizza in alto con la struggente ballata folk rock »Golden Lark«. Tra una fragile melodia di pianoforte, tappeti orchestrali e un’ottima prova vocale di DeYoung, il pezzo è pervaso da un vero misticismo celtico, che al linguaggio sonoro degli Styx calza molto meglio dei rock’n’roller da festa.
Segue il picco dell’album, l’epica melodrammatica e intelligentemente strutturata »A Song For Suzanne«, che si apre con il rumore di un temporale. Nonostante il titolo ingannevole, che a molti farebbe pensare all’ennesima ballata d’amore di DeYoung (il testo è in tema), è un epico splendido nella migliore tradizione prog rock, costruito su un riff di chitarra potente e su drammatici arrangiamenti sinfonici sullo sfondo. Gli Styx si mostrano al meglio e il culmine, come al solito, è il ritornello melodico con le sue armonie vocali pompose. Si potrebbe dire che questo classico abbia posato la prima pietra dei successivi capolavori arena rock, di maggior successo commerciale.
»A Hart Like Mine« è l’ennesimo pezzo ‘party-harty’ da dimenticare, il che vuol dire che il livello dell’album ricade nel prevedibile baratro rock’n’roll, con la voce di Young che esalta entusiasta le sbronze del sabato e le delizie carnali. Più che dignitoso per un’altra band, ma lontanissimo da ciò che ci si aspetterebbe dagli Styx. »Lies« è invece una solida cover di The Knickerbockers, dal sapore beatlesiano, dove il ritornello melodico è di nuovo intrecciato di armonie vocali ‘alla Heep’. La misteriosa »Evil Eyes« è un’altra creazione notevole, segnata da possenti armonie vocali e da un motivo epico e ascendente al pianoforte. L’atmosfera straordinaria viene ulteriormente alzata da un interludio di chitarra armonico.
Il blues rocker »Southern Woman«, dominato dalla voce aggressiva di Young mentre passaggi di chitarra sporchi gli scorrono dentro, è l’incarnazione della mediocrità e del potenziale sprecato. »Christopher, Mr. Christopher« è un’altra solida escursione nel pomp rock, segnata da un ritornello epico immancabilmente condito con armonie vocali melodrammatiche e croccanti arrangiamenti sinfonici. La title track è un succoso epico progressive rock con un testo fantasy sul mago Merlino, di quelli che possono venire in mente solo ai lettori più infiammati del Signore degli Anelli, il che vuol dire che è pieno zeppo di arrangiamenti epici di tastiere, passaggi di chitarra incisivi e armonie vocali possenti.
»Man of Miracles« nel complesso è stato un lavoro molto solido, e con un’atmosfera un filo più cupa di quella a cui il pubblico è abituato con gli Styx, che per lo più passano per una band ‘allegra’. Un paio di pezzi nella media non hanno rovinato la buona impressione generale che l’album lascia a fine ascolto. I maestri di Chicago della drammaturgia epica avevano già fatto, in questa fase iniziale di carriera, il primo passo percepibile verso lo stile che avrebbe segnato gran parte della loro carriera. Il pubblico radiofonico americano, però, sono riusciti a conquistarlo solo con l’album successivo, su cui hanno finalmente cementato un solido equilibrio sonoro.
Formazione
John Curulewski – chitarra, sintetizzatore Arp, voce
Dennis DeYoung – tastiere, sintetizzatore Arp, voce
Chuck Panozzo – basso
John Panozzo – batteria, percussioni, cori
James “JY” Young – chitarra, voce
MUSICISTA OSPITE:
Barry Alan Fasman – arrangiamento d’archi su “Golden Lark” e arrangiamento di fiati su “A Man Like Me”
Produzione
John Ryan e Bill Traut
Tracklist
1. Rock & Roll Feeling
2. Havin’ A Ball
3. Golden Lark
4. A Song For Suzanne
5. A Man Like Me
6. Lies
7. Evil Eyes
8. Southern Woman
9. Christopher, Mr. Christopher
10. Man Of Miracles