Marauder
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Magnum
Etichetta: Jet Records
Uscita: 1980
Durata: 78:45
Voto: 4/5
I campioni britannici del rock melodico Magnum nel 1980 si trovavano a un bivio della loro carriera. Il secondo album in studio, »Magnum II« (1979), non aveva replicato il successo commerciale dell’esordio di culto »Kingdom of Mandess« (1978), così la Jet Records dell’epoca mise sotto pressione i ragazzi perché sfornassero un live con otto pezzi. Questi vennero registrati durante il tour di spalla ai Blue Ӧyster Cult, a fine 1979. Il risultato fu il primo album dal vivo dei Magnum, intitolato »Marauder«, con i brani dello show al Marquee di Londra del 15 dicembre 1979: non stupisce quindi che contenga solo versioni dei due dischi in studio appena citati. Quella formazione dei Magnum, che poco dopo l’uscita di »Marauder« avrebbe perso il tastierista e occasionale flautista Richard Bailey, doveva soprattutto a lui le numerose tendenze progrock, anche se già allora la band aveva un piede nell’hard rock melodico che le avrebbe dato la fama negli anni successivi.
Curioso che alla produzione di »Marauder«, con Chris Tsangarides come assistente ingegnere del suono, ci sia stato niente meno che l’ex bassista dei Ten Years After Leo Lyons, che ha fatto un lavoro eccellente: per qualità sonora siamo addirittura davanti a una delle migliori registrazioni live dell’inizio degli anni Ottanta. Forse Lyons, che aveva prodotto anche »Magnum II«, ha fatto il suo lavoro fin troppo scrupolosamente: tanta è la pulizia della produzione che a tratti non sembra nemmeno di ascoltare un documento dal vivo, anche se il pubblico si sente chiaramente tra un pezzo e l’altro, e per fortuna sono rimasti intatti anche i brevi discorsi e le presentazioni dei singoli brani da parte del cantante Bob Catley.
L’epica pomposa »If I Could Live Forever«, con un bell’intro di mellotron, è un’apertura quasi ideale per la registrazione live e già allora aveva tutte le qualità positive dei successivi catalizzatori di energia targati Magnum. Oltre a Catley e Bailey, il terzo fattore chiave del sound dei Magnum era il maestro della chitarra e della scrittura Tony Clarkin, che nella epico-travolgente »The Battle« sfodera frasi di chitarra affilatissime che al pubblico ‘spazzano via la testa’ in un attimo. »The Battle« è sempre stato uno di quei classici rappresentativi dei Magnum in cui il fiabesco Clarkin, con la sua ricca fantasia, riusciva a fondere arrangiamenti epico-guerreschi con la mitologia di ‘Dungeons and Dragons’. In »Foolish Heart«, intessuta di fiammeggianti arrangiamenti di piano, per la prima volta in questa registrazione i Magnum mostrano più chiaramente il lato più sottile e fanno capire perché siano diventati in fretta maestri nel creare saltellanti pezzi di rock melodico pieni di temperamento.
Di tutte le esecuzioni su »Marauder«, »In The Beginning«, primo brano dell’esordio di culto »Kingdom of Madness«, è la più vicina al rock progressivo: grazie alle trame di sintetizzatore ricorda parecchio i primi Marillion, il che vuol dire che ci mancava poco perché i Magnum entrassero a far parte del movimento neoprogrock. D’altro canto l’eccellente versione di »Reborn«, in cui si sente pure il flauto, dimostra che nelle vene gli scorreva da sempre anche l’ardore da hard rocker. »Changes«, uscita nella versione in studio anche come singolo e per questo uno dei pezzi più commerciali del periodo iniziale, con il suo ritornello da inno è uno dei picchi dell’intero »Marauder«.
Quella sera tutta la band era in splendida forma e a ogni passo si sente chiaramente che nei loro cuori covava l’ambizione di arrivare un giorno in cima alla scena del rock melodico (cosa che gli riuscì pochi anni dopo). »So Cold the Night«, un’altra delle rare creazioni della loro carriera con un’impronta artrock, anche dal vivo risulta convincentissima, e a fare particolarmente bene è la fusione tra i passaggi di chitarra incisivi e le trame argute dei sintetizzatori. Quella sera Catley era in una forma vocale straordinaria e ha cantato i vari standard dei Magnum dei primi due dischi praticamente senza sbavature. La versione originale di »Marauder« si chiude con il pomposo schiacciasassi »Lords of Chaos«. Tra passaggi di chitarra fitti e taglienti e rullate di batteria infuocate, i Magnum mettono in scena un altro viaggio epico nel mondo delle leggende dimenticate.
La ristampa ampliata di »Marauder« del 2005 conteneva anche il resto dell’esibizione, uscita originariamente nel 1980 come EP »Live at Marquee«. Questa serie di bonus track si apre con la complessa power ballad »All of My Life« da »Magnum II«, che grazie al piano di Bailey ha perfino un timido tocco jazz. L’art rock pomposo di »Great Adventure«, con cui la band invita di nuovo il pubblico a un viaggio in mondi sconosciuti, fa surriscaldare per bene un’atmosfera da concerto già parecchio bollente.
»Invasion«, uno dei pezzi più duri del primo periodo dei Magnum, che per impostazione ricorda parecchio certi lavori del movimento NWOBHM, rende ancora più infuocato il clima, mentre l’esecuzione dell’evergreen »Kingdom of Madness« è il finale trionfale dello show al Marquee. Come ciliegina sulla torta, nella ristampa di »Marauder« ci sono anche le registrazioni live di un’esibizione a Nashville, negli Stati Uniti, nel 1982, quando in formazione c’era già il tastierista Mark Stanway. Fino ad allora, tra i classici dal vivo dei primi due album erano rimasti »Kingdom of Madness«, »Invasion«, »All of My Life«, »Reborn« e »Changes«.
»Marauder« è un debutto dal vivo di una potenza eccezionale, firmato da una band relativamente giovane che alle spalle aveva ancora solo due uscite in studio. La pressione della Jet Records ha evidentemente pagato: l’album ottenne un buon piazzamento nelle classifiche britanniche di allora e fece capire a un pubblico più ampio che valeva la pena conoscere da vicino un gruppo che stava ancora costruendo i suoi lavori migliori. Ancora oggi »Marauder« offre uno sguardo impagabile su dove si trovassero i Magnum agli inizi della carriera e, più o meno, su come fossero i loro primi concerti, quando non c’era ancora tanto materiale in studio e di varia natura da pescare.
Formazione
Bob Catley – voce
Tony Clarkin – chitarra
Wally Lowe – basso
Kex Gorin – batteria
Richard Bailey – tastiere, flauto (nei brani 1 – 12)
Mark Stanway – tastiere (nei brani 13 – 17)
Produzione
Leo Lyons
Tracklist
1. If I Could Live Forever (4:07)
2. Battle (2:21)
3. Foolish Heart (3:08)
4. In the Beginning (7:57)
5. Reborn (5:58)
6. Changes (3:51)
7. So Cold the Night (4:33)
8. Lord of Chaos (3:48)
Bonus track della ristampa (2005):
9. All of My Life (6:17)
10. Great Adventure (4:24)
11. Invasion (3:55)
12. Kingdom of Madness (4:10)
13. Reborn (5:40)
14. Changes (3:26)
15. All of My Life (6:16)
16. Invasion (5:24)
17. Kingdom of Madness (4:14)