All’età di 71 anni se n’è andato Marko Brecelj, uno degli artisti musicali sloveni più acuti, ironici e brillanti, quasi sempre “fratello di sangue” di un polo artistico avanguardista e provocatorio, con cui ha saputo fondere in modo splendido, nel ‘sottosuolo’, la critica sociale e il suo geniale sarcasmo nero, tra ‘burle’ bizzarre, eccessi da show teatrale e voglia di provocare. Brecelj era uno di quei correttori artistici spietati che, con la loro profonda acutezza, tenevano alzato uno specchio corrosivo di fronte al rosicchiare spietato della verità da parte delle macchine di castrazione di una ottusità ‘falsamente’ democratica, che da millenni porta avanti la ‘missione filantropica’ di dominare le masse con l’intimidazione.
Brecelj ha scritto il suo nome a caratteri cubitali nella storia del rock sloveno, e lo si può mettere senza problemi nella corrente dell’opposizione avanguardista: negli anni Settanta fondò gli indimenticabili Buldožer e, con la sua ‘stravaganza’, si era già fatto conoscere come cantautore ‘caustico’ quando nel 1974, in coppia con Bojan Adamič, pubblicò il suo cult d’esordio da cantautore, “Cocktail”, che ancora oggi resta uno dei lavori più riconoscibili del cantautorato sloveno contemporaneo.
Brecelj, nato a Sarajevo a fine aprile 1951, all’inizio si era messo alla prova con gli studi di geologia e fisica tecnica (FNT). Il destino volle che il suo percorso si incrociasse con quello del professor Alojz Kodre, che insegnava fisica matematica. Fu lui a spiegare a Marko che non aveva talenti degni di nota né per la matematica né per la fisica, e l’artista glielo restituì con una bella presa in giro poco dopo, quando ormai aveva ottenuto lo status di artista libero professionista, nel singolo irresistibilmente sfottente e pungente Alojz valček, dedicato proprio a Kodre.
All’inizio Brecelj suonava il violino nel quartetto Trije črnci e nel trio Krik, ma suonare il violino non lo entusiasmava granché, così lo mollò. Nel 1974 salì sul palco del Mladinski festival di Subotica, dove si presentò al grande pubblico. Nello stesso anno uscì l’album “Cocktail”. Su quel disco compare anche il brano Hiškar Rogač, registrato con la partecipazione dei membri del gruppo Sedem svetlobnih let, da cui nacque la formazione rock Buldožer. Insieme a Boris Bele, Marko diventò il motore e il visionario del gruppo, oltre che autore della maggior parte dei testi e cantante.
Nel 1975 i Buldožer pubblicarono l’esordio cult “Pljuni istini u oči”, e Marko Brecelj si consolidò ulteriormente nel gruppo, affermandosi come uno dei leader, cantanti e compositori più particolari e incisivi della scena rock jugoslava di allora. Nel 1976 seguì il secondo album dei Buldožer, “Zabranjeno plakatiranje”, mentre nel 1979 arrivò la colonna sonora del film “Živi bili pa vidjeli”, che i Buldožer pubblicarono anche come mini LP. Per questo risultato i Buldožer ricevettero al festival del cinema di Pola il premio “Zlata arena”.
Nello stesso anno Brecelj lasciò i Buldožer e tornò a dedicarsi ai suoi incanti da cantautore. Con Ivan Volarič “Feo” avviò il progetto di breve vita Duo Zlatni zubi. Seguì, tra il 1983 e il 1984, l’attività nel gruppo Marjanov čudni zajec, poi nel 1986 e nel 1991 pubblicò due album con i Javna vaja, cioè “Desant na rt Dobre nade” e “Moje krave molznice”. Nel 1994 collaborò come ospite speciale con gli Strelnikoff all’album “Hojladrija * Svinjarija * Diareja * Gonoreja”.
Dall’inizio degli anni Ottanta fino al 2015 Brecelj è stato alla guida del centro giovanile, culturale, sociale e multimediale (MKSMC) di Capodistria. Ha militato anche nel partito Akacije e nella Društvo prijateljev zmernega napredka. Era noto per le sue candidature a sindaco di Capodistria e, quando fu eletto Boris Popovič, Brecelj si inventò una mossa tutta sfottò. Ogni giorno del mandato di Popovič metteva in scena un ‘rituale artistico’ con i suoi ‘inginocchiati’ davanti al municipio: lo chiamava “Kolenovanje”. Tra il 2003 e il 2007 è stato anche consigliere nel consiglio comunale di Capodistria. Nella serie di provocazioni indimenticabili e geniali merita ancora oggi una menzione speciale il suo celebre ‘vatentat’: armato di un pacco di ovatta Tosama e di una lunga cerbottana, con tutta la capacità polmonare a disposizione e un abile calcolo balistico, sputò un amaro proiettile di ovatta ‘insalivata’ contro Dimitrij Rupel.
Tra il 2003 e il 2007 è stato anche consigliere nel consiglio comunale di Capodistria. Marko Brecelj è stato anche vincitore del premio Ježek, che ha ricevuto nel 2019.
È morto all’ospedale di Isola il 4. 2. 2022. La causa del decesso non è nota, ma circa sei mesi prima della sua morte un allarme aveva fatto sobbalzare il pubblico musicale sloveno: la notizia della morte di Brecelj. Era un falso allarme, in cui sono cascati in molti media. Visti i noti manifesti artistici bizzarri che coronano l’eredità creativa di Marko, in tanti hanno preso quel panico per l’ennesima ‘diversione’ birichina di questa mente brillante e indimenticabile, i cui attacchi corrosivi al provincialismo piccolo-borghese e la cui pungente critica sociale non erano mai stati poi così lontani nemmeno dai ‘giochi di prestigio’ di Frank Zappa. Ora, visto che proprio il 4. 2., il giorno in cui Marko se n’è andato in un ‘mondo migliore’, è anche la Giornata mondiale contro il cancro, forse si può cercare lì qualche legame tangibile, e Marko oggi se la ride beato di questo, mentre ci osserva, smarriti e sperduti, dall’azzurro intenso delle distese celesti.