Mart scaldano la gelida notte di Cerkno (2017)

ALEŠ PODBREŽNIK
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Data: 22.12.2017
Luogo: Cerkno / C.M.A.K. / Slovenia


I Mart sono una band tutta strumentale di Ajdovščina, un quartetto per la precisione. Prima della fine dell’anno hanno fatto tappa anche al club C.M.A.K. di Cerkno. Anche se erano passate abbondantemente le nove e mezza di sera, a quell’ora il locale dava pochissimi segni di vita. Sul palco era già tutto pronto per la baraonda del concerto. Il tempo di un giro o due di birra e un’ora dopo il quadro era completamente diverso. Era arrivata la band, era arrivata la gente e il clima, l’atmosfera, era finalmente quella giusta, quella che vuoi e che, in fondo, ti aspetti anche.

Sui Mart finora si è detto poco, e scritto ancora meno, anche se nel 2008 il gruppo ha pubblicato il disco d’esordio “Paralele” ed è attivo dal 2005. Parliamo di una squadra che sta sviluppando un suono e uno stile personali. Sono una band cresciuta da sola, che scrive e crea esclusivamente musica propria. Il quartetto, nella formula tastiere, chitarra, basso e batteria, è partito in modo «quasi fin troppo vivace», per non dire leggermente guascone. Erano in buone mani energetiche, carichi di gioia e ottimismo, e così, con il sostegno sempre più caloroso del pubblico, è cresciuto anche il concerto.

Suono eccellente: i quattro elementi che hanno costruito il sound convivevano in un equilibrio paritario, fatto di contrasti. Dal punto di vista musicale i Mart sono una formazione piuttosto interessante per la scena slovena, che però il proprio artismo, ovvero il proprio dossier musicale, lo sta sviluppando e limando concretamente solo ora. A giudicare da quello che abbiamo sentito al C.M.A.K., le opzioni di sviluppo per il futuro sono un sacco e una sporta. Quindi? Il nuovo album va messo insieme, è una necessità! Trattandosi di una formazione strumentale, i Mart compongono in modo da mantenere sempre altissimo il livello di accessibilità musicale. Anche nei momenti in cui prendono l’iniziativa soprattutto le tastiere, che dominano il lessico del quartetto e tolgono il primato persino alla chitarra, i Mart mantengono il filo rosso di un impianto tematico solido e non si perdono mai in «stranezze» musicali, di quelle che può portare la sperimentazione popolare. Insomma, si concedono un po’ di «comfort musicale». La band ama restare su un dato motivo, farci un bel jam ben vissuto, con parecchie ripetizioni, e per questo i Mart risultano cerebrali, ipnotici.

La cosa interessante è che il concerto è cresciuto di qualità in modo graduale. Di minuto in minuto, fino al crescendo d’atmosfera finale, a chiusura di un set durato una buona ora. L’inizio ha avuto il sapore di tentennamenti e di una leggera insicurezza nelle capacità dei ragazzi, ma nel prosieguo si è rivelato un’impressione ingannevole. Così come c’è stato un sacco di parlato tra un pezzo e l’altro, chiacchiere di troppo, che però dall’altra parte rifletteva proprio il contrario. Una disinvoltura quasi eccessiva del gruppo, che però verso metà concerto ha convinto del tutto che si tratta di un quartetto di musicisti rifinitissimi, che si percepiscono alla perfezione a vicenda, sanno esattamente cosa vogliono mettere in risalto durante l’esibizione e riescono a confermarlo anche con la chimica che sviluppano, ovvero costruiscono, sul palco. E con essa anche l’atmosfera, che può trascinare l’ascoltatore in uno stato di rapimento cerebrale, oltre il mondo reale e quello empirico, cioè binario.

Anche se dei Mart si può dire che sono dei progressivi strumentali di tipo leggero, nel loro dossier musicale c’è un pizzico di post rock, che però non si appoggia a un’affettata «smorfieria» programmatica fatta di scherzetti sonori e sintetizzatori di ogni genere. I Mart suonano insomma in modo molto elementare. Senza zavorra scenica aggiuntiva fatta di kitsch e fronzoli programmatici. Con più dedizione e con un po’ di autoprovocazione creativa, che porta sempre ad aprire utili nuovi orizzonti evolutivi, la band può raggiungere in futuro un formato musicale di interesse espressivo come quello dei finlandesi Hydria Spacefolk. Aspettiamo quindi il nuovo album in studio.

autore: Aleš Podbrežnik
fotografie: Aleš Podbrežnik

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