Mary Rose: Rocks Off
Etichetta: ZKP RTV Slovenija
Data di uscita: 26. 11. 2021
Produzione: Toni Jurij (remaster 2021: Jadran Ogrin)
Durata della ristampa: 54.04 min
Genere: Heavy Metal / Glam Metal
Voto: 9.5/10
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La ristampa di «Rocks Off», d’altronde l’album d’esordio della formazione heavy, glam metal e hard rock di Postumia Mary Rose, si può considerare una pietra miliare nel rapporto che il paese d’origine ha con le conquiste e l’eredità dell’hard rock e dell’heavy metal sloveni degli anni Ottanta. Soprattutto se pensi che a deciderla è stata proprio ZKP RTV Slovenija. Negli anni Ottanta la Slovenia aveva un sacco di musicisti dal talento enorme e dal grande futuro, e anche di band che si misuravano con il battito dell’epoca di un heavy metal in rapida crescita ed espansione, oltre che con le conquiste dell’hard rock. E parlando di «Rocks Off» si può dire che sia uno dei risultati fondamentali dell’heavy metal e dell’hard rock sloveni di quel decennio. Quanto sia solido questo esordio lo conferma anche il fatto che i Mary Rose, all’uscita, ne vendettero oltre 12.000 copie. Dopo 30 anni, finalmente, eccolo di nuovo qui. Tra noi. Su CD e su vinile. Con una copertina rinnovata e il suono rimasterizzato.
Di «Rocks Off», uscito nel 1990, si può concludere che sia una specie di cumulo di tutta quella vitalità, incoronato per giunta dalla scelta, per l’epoca audace, sfrontata e coraggiosa, di usare esclusivamente testi in inglese. I Mary Rose, o meglio la loro primissima formazione, oggi di culto, erano cinque autodidatti con un talento musicale indiscutibile, un’ottima intuizione e, naturalmente, quella cosa che conta più di tutte e che nasce dal carattere di ciascuno: essere irremovibili nell’inseguire l’obiettivo, e già che ci siamo anche un po’ matti e un po’ sconsiderati, con un entusiasmo indomabile a far da generatore di creatività e a spingere tutto il resto.
Proprio con questa sfrontatezza i Mary Rose sono diventati una delle poche band abbastanza toste da riuscire, in un campo di genere dagli standard di perfezione altissimi e mentre la vecchia patria comune andava in frantumi, a tirare fuori un album di studio d’esordio. Su cassetta, anche se sognavano il vinile (il formato CD proprio allora cominciava a bussare al mercato). Come dice il proverbio, i pazzi coraggiosi hanno sempre anche la fortuna dalla loro. In più, i Mary Rose avevano sempre a portata di mano la maggior parte delle informazioni su cosa succedeva nel rock ‘n’ roll mondiale. Erano sul pezzo, e questo era uno dei loro vantaggi principali. Sapevano benissimo chi erano Van Halen, Bon Jovi, Ratt, Autograph, Loverboy, Winger, Def Leppard, Skid Row, Poison, Giant, e fuori c’era anche l’ottimo album «Thunder» di Andy Taylor, ecc… tenendo presente che i membri della band erano cresciuti con i suoni del vecchio rock anni Settanta, tra cui Led Zeppelin, Uriah Heep, Deep Purple, Rainbow, UFO.
«Rocks Off» è un esordio che a tratti trasuda un incredibile spirito da ‘party time’. Per tutti i 39 minuti della versione originale dell’album è sempre lì, presente. Interiorizzato alla grande. A volte in dosi massicce, altre un po’ meno accentuato, ma accompagna il carattere del disco dall’inizio alla fine. Ed è difficile indicare il punto in cui è più convincente. A fare da fulcro sono Action (brano che la band, molti anni dopo, ha riarrangiato sull’album del ritorno «Feniks», 2006), poi Fever, Rocking Pneumonia e Let’s Go Out Tonight.
Una delle creazioni più audaci e, in questo senso, più in evidenza dell’album è Dead Dog Blues, in cui spicca il martellare ritmico, incandescente, del doppio pedale di Mitja Šabec. Come composizione è considerata uno dei momenti più interessanti del disco, dove la band ha messo alla prova la propria acutezza di idee, e proprio per questo rende particolarmente bene la forza compositiva della prima formazione. L’intesa tra il bassista Jure Škodič e Mitja Šabec costruiva un’ossatura ritmica solida ed espressiva, e grazie a questa straordinaria cinetica ritmica la band, nel complesso, sviluppava con ancora più facilità il suo fascino rock-metal irresistibile e la sua bombastica sonora.
«Rocks Off» è il lavoro di un quintetto. Tutti e cinque i tasselli del puzzle erano puntati sullo stesso obiettivo. Per questo i brani sono così convincenti. Il carattere vocale di Tominšek non ha solo la grinta richiesta e il senso per uno sviluppo musicale efficace: insieme all’attitudine ribelle, ha anche quell’eleganza da monello e da teppistello che negli anni Ottanta si cercava soprattutto nelle produzioni del glam metal più infuocato. Il carattere dei sintetizzatori di Ogrizek è la personificazione perfetta del rock anni Ottanta. Stupisce soprattutto il fiuto incredibile di Primož nello scegliere come aggiungere gli arrangiamenti di synth alle frasi guida di Eki Alilovski, con cui la maggior parte del linguaggio musicale metal della band è, per così dire, già definita. Questi suoni di synth sono molto specifici per il 1990 e si potrebbero collocare in varie tendenze di genere degli anni Ottanta, ma i Mary Rose li hanno sfruttati più o meno come facevano allora i Van Halen. Quello che contraddistingue i singoli arrangiamenti è che le tastiere portano avanti una melodia propria, ma in un legame compatibile con il fraseggio guida della chitarra, come si nota già dall’iniziale Action.
Bisogna sottolineare anche l’uso degli arrangiamenti di armonie vocali. Più voci, cioè cori a più parti che avvolgono la voce principale di Franc Tominšek. Proprio l’integrazione estremamente efficace di questo elemento mostra la grande determinazione della band nell’inseguire la perfezione, cosa che nella scena rock slovena, i cui protagonisti si accontentavano fin troppo in fretta del livello di composizione (non dimentichiamo che dappertutto pullulava il punk, e anche di cantautori ‘brontoloni’), era piuttosto l’eccezione che la regola.
Come ci insegna la storia del rock ‘n’ roll, a prescindere dal genere, nelle band tutto, di norma, sale o scende con i chitarristi. Ed ecco entrare in scena Eki Alilovski. Un fenomeno. Non solo prima dei Mary Rose ha fatto una bella gavetta con i Črna gradnja, ma è un musicista di una raffinatezza e di una sensibilità fuori dal comune. Considerando che è un autodidatta e che Eddie Van Halen è la sua ispirazione più che evidente, Eki è riuscito a sviluppare da tutto questo un proprio carattere chitarristico individuale, che lo mette in un posto speciale nel rock and roll sloveno, ma anche oltre. Solo con una tale ampiezza, acutezza e arguzia di espressione unica nel suonare la chitarra, i Mary Rose possono davvero guadagnarsi un posto speciale nella musica rock e metal mondiale. In questo senso «Rocks Off» si può definire forse addirittura un esempio storico di album rock e metal sloveno che regge la concorrenza qualitativa dell’estero, e questa conclusione si può trarre senza problemi anche 30 anni dopo la sua uscita originale. È un grande trionfo, e ci sono pochi album usciti da noi che lo siano, tenendo conto del criterio essenziale dell’uso dell’inglese. In questo senso è molto probabile che «Rocks Off» sia perfino un caso unico nella storia della scena rock e metal slovena, capace di sfidare in modo credibile e in ogni momento i suoi coetanei sulla scena internazionale.
Nella musica senti influenze di ogni tipo. Certi momenti del disco ti fanno venire in mente questo e quello, ma non percepisci nemmeno per un attimo prestiti o (Dio ce ne scampi) copiature: la musica di «Rocks Off» esprime un’autenticità di idee al 100% ed è per questo un pezzo unico, nato da sé. Per il 1990 è incredibile il livello di gioco che Eki aveva sviluppato. Gli assoli, sempre subordinati al mantenimento di un’alta musicalità, sono conditi da una pletora di fughe ultra-veloci, in cui il chitarrista dimostra un controllo impressionante dello strumento. Il suo soloing è estremamente veloce, ma allo stesso tempo limpido come una lacrima e fluido. E questo non sarebbe nemmeno così importante, se nei brani di «Rocks Off» non funzionasse tutto sempre al posto giusto. Davvero. Dagli ornamenti aggiunti, agli assoli affilati, fino alle frasi guida! Tutto è esattamente dove deve essere. È difficile indicare i vertici del soloing di Eki su «Rocks Off», ma basti aggiungere che con il lavoro su questo album il tizio si è guadagnato un posto d’onore tra i chitarristi rock e metal sloveni più acuti di tutti i tempi.
Rispetto al suono dell’originale, di ritocchi non ce ne sono stati molti. In pratica sono stati intensificati solo i contrasti tra gli strumenti, così il suono ha guadagnato ancora più pienezza nello sfruttare lo spazio disponibile dentro i paesaggi sonori dei brani, e ha accentuato la sensazione di vivacità tridimensionale. Ti prende subito, come ti prese 30 anni fa, perché nel 1990 riuscì a cogliere in modo incredibilmente azzeccato l’aggancio con le tendenze di allora. L’unico brano che si discosta un po’ dal resto del materiale è la ballata Rainy Day. Ha un sentimento marcatamente malinconico e cupo, come suggerisce già il titolo. In questa chiusura dell’album, per il resto audace e ambiziosa, si nasconde ancora un po’ di potenziale compositivo inespresso: con un po’ più di testarda perseveranza la band avrebbe forse potuto spremerne un finale drammatico da vera epopea, mettendo il punto conclusivo al suo trionfale esordio in studio. Invece questo brano suona un filo nella media, senza una vera soluzione che porti l’album al suo culmine finale. Disturba anche un momento ai 4 minuti e 13 secondi (verso: …before it’s too late…), dove la voce e la chitarra ‘si separano armonicamente in un modo un po’ doloroso per l’orecchio’. Si tratta di un’osservazione di passaggio, che rispetto al resto del disco è in realtà innocua e a malapena degna di nota.
Molto bene che la band abbia aggiunto alla ristampa in formato CD altri tre brani: Video Man, Love’s In Vain e Get Out Of This Way. Tutte composizioni eccezionali, a cui la band nel 1990 aveva dovuto rinunciare per via dei limiti di spazio. In generale è un bene che dopo Rainy Day, subito di seguito, Video Man riporti l’album al livello degli altri sette brani. Video Man ha più sfumature di AOR, grazie ai suoni di sintetizzatore ‘eighties’ frusciante di Ogrizek, mentre la successiva Love’s In Vain è un dramma amoroso particolarmente metallico, imbronciato e indemoniato. Per via della frase di chitarra guida e della velocità che sviluppa, per l’epoca era uno dei pezzi più carichi della band. In questo brano (extra) uno degli assoli di chitarra esprime un momento neoclassico innegabile. Come se in una sola persona si fossero fusi il carattere di acutezza musicale di Michael Schenker e la ‘boria’ barocca di Yngwie J. Malmsteen. Godersi le acrobazie chitarristiche di Eki Alilovski ascoltando «Rocks Off» è un capitolo a sé. E lo resta anche con la ristampa dell’album. 30 anni dopo. E resterà così. Per sempre.
«Rocks Off» è una delle conquiste fondamentali dell’heavy/glam metal e dell’hard rock del rock sloveno anni Ottanta, e anche di più. Del rock e del metal sloveni in generale. In termini di puro valore storico. Quell’aria ‘sempreverde’ di cui si fregia questo album si sente in modo particolare anche quando lo ascolti 30 anni dopo. Nel 1990 colse in modo straordinariamente incisivo le tendenze di moda del glam metal di allora, come mostrano in tutto il loro sfarzo gli arrangiamenti e la produzione, e non da ultimo anche la scelta audace e sfrontata della band di aggrapparsi all’inglese, che ha risolto alla grande anche nella metrica dei versi. Per questo i brani di «Rocks Off» ti entrano subito in testa, sviluppano e mantengono una dinamica eccezionale, e in loro si avverte sempre forte il senso interiorizzato della band per costruire in modo efficace gradazioni di atmosfera che culminano in ritornelli ultra-musicali e facili da cantare. Un vero appassionato di sonorità hard rock non chiede di più. L’album «Rocks Off» tiene l’ascoltatore incollato in ogni singolo momento e funziona come un’opera d’arte rock e metal senza tempo.
Dopo tutto quanto scritto sopra resta una cosa sola. Il ‘sempreverde’ «Rocks Off» merita un posto nell’inventario di ogni casa slovena che scommetta anche solo un pizzico sul vero rock e metal, mentre gli appassionati di rock e metal all’estero, in particolare i collezionisti più incalliti, si getteranno letteralmente su questa ristampa.
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist (formato CD):
1. Action (4:48)
2. Hold On Baby (5:14)
3. She’s Run Away (5:35)
4. Fever (3:45)
5. Rocking Pneumonia (4:44)
6. Dead Dog Blues (4:00)
7. Let’s Go Out Tonight (4:18)
8. Rainy Day (5:21)
9. Video Man (4:12)
10. Love’s In Vain (5:43)
11. Get Out Of This Way (6:07)
Formazione:
Franc Tominšek ‘Frenk’ – voce
Eki Alilovski – chitarra
Primož Ogrizek – tastiere
Jure Škodič – basso
Mitja Šabec – batteria
