Maximum Overload

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Dragonforce
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: 2014
Durata: 49:33
Voto: 3.5/5

I Dragonforce sono una band di cui sai esattamente cosa aspettarti a ogni nuovo disco. Anche il loro sesto album in studio, »Maximum Overload«, non porta la nascita di una nuova galassia nella visione musicale ormai fissa e costante dei Dragonforce. Nove brani originali e una cover sono il risultato, che fin dall’apertura con The Game,  mette in mostra il classico lessico Dragonforce. Con l’opener The Game, uscita quest’estate a luglio come singolo e videoclip, la band ha di nuovo battuto il record di velocità: i Dragonforce hanno misurato che è il pezzo più veloce mai suonato in tutta la loro carriera. Con questa mossa i ragazzi hanno superato il record che apparteneva a Fallen World, dal precedente album in studio della band, »The Power Within« (2012).

Gli anni passano, ma la band tiene botta con il suo inconfondibile sound »Supernintendo metal«, che galleggia sulle molle di una sbalorditiva raffinatezza tecnico-velocistica, la stregoneria da stiracchiamento di dita sulle chitarre del duo Sam Totman / Herman Li. Di certo il nuovo cantante Marc Hudson stavolta è riuscito a essere molto più espressivo. Il tipo, infatti, è entrato nella band poco prima dell’inizio delle registrazioni di »The Power Within« nel 2012, quindi all’epoca la forma delle composizioni non era ancora scritta al meglio per la sua gola.Stavolta è un’altra storia. In due anni la band è cresciuta di nuovo in spirito di squadra e Hudson interpreta i pezzi in modo molto più efficace, con la sua esplosività teatrale e »pomp«, fatta di purezza melodica e vocalità cesellata. I brani mantengono un’avidità bombastica dall’inizio alla fine, con il culmine in ritornelli cantabili. Scritti su misura per la base di fan della band. Garantito.  

Eppure. Novità, novità. Anche se si tratta di sfumature inferiori e di poco conto, la prima cosa che si nota è che il suono del nuovo album è un po’ più »profondo« e »denso«. Merito della produzione, che per la prima volta in carriera i ragazzi hanno affidato a »una persona esterna«. Il timone della produzione l’ha preso infatti Jens Bogren, noto tecnico del suono svedese, che tra le altre cose ha plasmato il suono di band come Opetn e Katatonia. Vista l’enorme prevedibilità dello schema ormai rodatissimo di brani suonati a velocità ultra, proprio questo tremolio di un mare di note ben presto comincia a stancare l’ascoltatore e a prosciugargli le energie. Lo stesso vale per la monodimensionalità delle forme ritmiche, che conoscono solo il siluro velocistico al massimo, nella marcia spietata del doppio pedale della grancassa. Eppure stavolta la band si è inventata un po’ più di concisione nell’approccio alla costruzione dei pezzi e delle sensazioni dell’album. Così a portare una gradita deviazione dai trucchetti prevedibili della band (ma non dalla genericità del genere) ci pensano Three Hammers,  Symphony of the Night e The Sun Is Dead.  Il tempo medio della prima è un vero balsamo per le orecchie, e a guadagnarci in attenzione e spazio è l’ottimo Mark Hudson, perché per il cantante si apre finalmente uno spazio degno per rubare la scena allo spietato tritacarne delle chitarre. Anche Symphony of the Nigt sorprende con il cambio di atmosfera nella parte centrale, più calma. Evidentemente la band ha finalmente iniziato a dedicare più attenzione, più tempo e più energia alla rifinitura delle composizioni. Non si tratta quindi solo di cinetica da riflesso condizionato, secondo il principio di base che conosciamo bene dei Dragonforce e che suona così: »Suona più veloce che puoi, ma mantieni la matematica della prevedibilità melodica«, anzi: Maximum Overload porta finalmente qualche piccola deviazione.

Il resto dell’album, però, rimette le cose al loro solito posto, quello che dei Dragonforce conosciamo fin troppo bene. Davanti alla sequenza di Defenders, Extraction Zone e City of Gold, l’ascoltatore viene di nuovo spinto in uno stato di confusione, perché un pezzo molto simile della band l’ha già sentito, ma non si ricorda né quando né dove! In coda all’album c’è ancora un diversivo. La cover di Ring of FIre di Johnny Cash. Tra le innumerevoli rielaborazioni che l’originale di Cash ha subito nel corso della storia, la versione adottata  dal curriculum musicale dei Dragonforce è un esperimento riuscitissimo, che regala un sacco di divertimento negli ultimi momenti di questo album.

Ancora un classico disco dei Dragonforce, con tre o quattro deviazioni che portano addirittura un po’ di freschezza in uno schema ormai fissato e che non ne vuole sapere di cambiare. Si legge poco, eppure vuol dire molto. A quanto pare, dopo 15 anni di attività la band ha capito che comporre non significa solo scatenarsi bestialmente sul pentagramma alle marce di velocità più alte, al limite delle capacità umane di suonare gli strumenti. Una rondine non fa primavera, e le deviazioni espresse su »Maximum Overload« sono marginali, ma comunque. A quanto pare i ragazzi sanno, per un attimo o due, perfino calmarsi. In queste deviazioni nasce la speranza che in futuro i Dragonforce si lancino in sperimentazioni più coraggiose nella scrittura dei pezzi, magari si trova pure un po’ di spazio per far rivivere qualche emozione. Nel bilancio complessivo di tutta la sacra ironia, a salvare la pelle a questa band c’è sempre il fatto che offre genericità e mancanza di originalità a una velocità così sbalorditiva che, su questo pianeta e nel genere a cui la band appartiene, è prerogativa solo della band stessa.

Formazione

Marc Hudson – voce, cori
Herman Li – chitarra, cori
Sam Totman – chitarra, cori
Vadim Pruzhanov – tastiere, pianoforte, cori
Frédéric Leclercq – basso, cori
Dave Mackintosh – batteria

MUSICISTI OSPITI:
Matt Heafy (Trivium) – voce su Defenders, No More e The Game
Clive Nolan (Arena, Pendragon) – cori
Emily Ovenden – cori

 

Produzione

Jens Bogren

Tracklist

1. The Game
2. Tomorrow’s Kings
3. No More
4. Three Hammers
5. Symphony of the Night
6. The Sun is Dead
7. Defenders
8. Extraction Zone
9. City of Gold
10. Ring of Fire

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