Mef e Jani Kovačič pareggiano alla Menza (2016)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Lubiana / Menza p.k. / Slovenia
Data del concerto: 21.01.2016
Numero di spettatori: 100
Prezzo del biglietto: 5,00€

È successo: anche i famosi Drago Mislej »Mef« e Jani Kovačič hanno incrociato voci e chitarre. Era a Metelkova. Alla Menza. E dove, se no? Neanche a chiederlo. Noi siamo arrivati sul posto in ritardo e siamo saltati dentro per il secondo tempo del grande »duello«.

Lunga è la loro strada musicale. La strada dei poeti. La strada dei trovatori moderni. Possiamo dire che da questo punto di vista sono perfettamente in pari, e da pari sono saliti sul ring, pardon, sul palco della Menza. Secondo tempo. Dentro si stava bene, bello caldo. La gente »spaparanzata« sulle sedioline, in cerca di pane e giochi. Il solito »lavoretto«, insomma.

Apparecchiatura: due sedie. A sinistra Mef con il suo bicchierone di rosso, a destra Jani  armato di un bicchiere di Laško. Chitarra in mano e via di festa. Jani e Mef sono due vecchie volpi, unti con tutti gli unguenti possibili (e possenti). Nella vita hanno visto centinaia di palchi. Questi e quegli altri, ogni sorta di »buco« da concerto. Facce di ogni tipo. Entrambi sono famosi per la sana satira e sono umoristi spiccati, anche se per tutto il tempo con i loro messaggi bussano alla coscienza di chi ascolta, quando si lanciano in prediche sulle sventure che il nostro crudele, bellissimo nuovo (una volta pazzo) mondo porta nella vita del piccolo uomo. Ma ci arrivano ognuno a modo suo. A modo proprio. Per questo l’unione dei due artisti sul palco è stata un’esperienza live tutta particolare, che non ha mai smesso di divertire e di »pungere« a dovere.

Di sicuro i due erano belli carichi di derivati alcolici, ma durante lo spettacolo Mef sembrava un filo più lucido, mentre Jani si è lasciato portare via del tutto dalle emozioni. I due si sono scambiati il ruolo di guida, suonando a turno i loro pezzi. Mef, con la testa un po’ più sobria, ha tenuto d’occhio Jani per tutto il tempo, per evitare che lo portasse troppo fuori dai binari dell’interpretazione. Jani aveva già i suoi bei problemi con la chitarra scordata e con l’inseguimento degli accordi di Mef, dove restava sempre indietro, ma tutto questo era immensamente dolce e simpatico. L’alcol fa il suo lavoro, si sa. Un Jani più autentico sul palco è quasi impossibile desiderarlo. E questo conta. Mef quindi ogni tanto dava una mano a indirizzare il »fluttuante« Jani, attaccando l’accordo e il verso d’apertura, e Jani subito prendeva in mano la situazione. Non sono mancate di certo Žare lepotec, Revolucija e Delam. Quest’ultima Mef l’ha letteralmente estorta. Jani, infatti, non l’avrebbe mai attaccata di sua spontanea volontà. Quando Mef, che aveva iniziato da solo a eseguire Delam, è stato raggiunto dal boato del pubblico della Menza, Jani ha dovuto prendere l’iniziativa. Non gli restava altro da fare. L’intero spettacolo è stato ovviamente condito di battute fulminanti da parte di entrambi gli attori. Cosa che, naturalmente, c’era da aspettarsi e pretendere.

Possiamo dire che quella sera alla Menza Jani e Mef hanno pareggiato. Si sono dati entrambi con la stessa intensità. Ancora una volta ci hanno conquistati con la loro sensibilità e il loro trasporto, ma anche con tuoni ruvidi in cui le emozioni sono esplose fuori come in pochissimi altri spettacoli. È proprio in quel momento che ti rendi conto di che gioielli artistici siano questi due musicisti e poeti. Due pezzi unici, di quelli che non ne fanno più. Una serata indimenticabile e irripetibile, insomma!

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