Metal Mania Open Air 2011 – il primo giorno

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Komen sul Carso / Slovenia
Data del concerto: 12.08.2011
Presenze: 1200
Prezzo del biglietto: 45,00€

Dopo tre anni di silenzio è tornato a Komen il nostro amatissimo festival “Metal Mania Open Air”. Perché amatissimo? Semplice. Perché è il festival che incarna l’autenticità più grande e inattaccabile di tutto ciò che rappresenta la cultura metal in Slovenia. Le band metal slovene che hanno bisogno di palchi per sfondare qui trovano la loro occasione per mettersi alla prova e farsi notare.

È un festival senza “spocchia” e senza calcoli di profitto. Dal punto di vista dei generi abbraccia da sempre il fenomeno della musica metal in tutte le sue “fazioni” evolutive e nei suoi sottogeneri in modo paritario, anzi, direi che dà la precedenza alle cose oscure, che sono tanto più affascinanti proprio per la loro oscurità. Negli ultimi anni assistiamo a una spinta verso gli estremi, quindi anche quest’anno la Metal Mania Open Air respirava un’aria molto intransigente e tagliente sul palco.

Quest’anno è stata addirittura la prima Metal Mania in cui non è caduta una goccia di pioggia in tutti e due i giorni del festival. Finora almeno uno dei due giorni era stato accompagnato dal maltempo. E la gente? Era diventata davvero affamata dopo due anni dall’ultima Metal Mania, anzi dal festival Paranoid Open Air! Ed eccola di nuovo qui. Un vero paradiso metallaro, diciamo pure “purosangue”, dove ci si ritrova tra vecchie conoscenze e nasce quel calore genuino di quando senti di far parte di una grande famiglia. Una sensazione che ci era mancata davvero un bel po’. Ed è rinata.

La nostra spedizione è arrivata sul luogo del delitto in ritardo, proprio sul finire dell’esibizione degli adorabili “pantofolai grindcore” di Murska Sobota, i Vulvathrone. Sessuologi brutali e navigati di una fantasia bizzarra che i comuni mortali possono solo sognare, sono capitati sul festival come ordinati apposta per dispensare qualche utile consiglio di educazione sessuale a poveri nudi e crudi, sprovveduti e inesperti.

La Metal Mania di quest’anno picchiava con rabbia, puntando per lo più su band che stanno sotto l’ombrello delle sottocorrenti estreme del metal. I Condemnatio Christii, che aspettavamo dopo la cancellazione del concerto dei Divine Illusion, sono una delle conquiste di questo tipo per la scena slovena. Una squadra impostata alla grande, che ci è rimasta impressa soprattutto per il video curatissimo del brano Codex Sacrus, e che ha rovesciato tutta la sua oscurità nella luce chiara del primo pomeriggio, per quanta ne aveva. Complessi, vari, con un pizzico di incertezza su cosa aspetti l’ascoltatore dietro la prossima curva, dinamici e soprattutto sinistri. Ancora un po’ di chilometri nelle gambe e i ragazzi andranno lontano. Una formazione black metal slovena in piena ascesa!

Dopo il cambio d’atmosfera ci siamo tuffati per una buona oretta nel calderone rovente in cui è nato il thrash metal della Bay Area, quando sul palco sono saliti i ragazzi di Lubiana, per questa edizione in pantaloncini corti di circostanza, i Panikk, confermando con l’esibizione di crescere e avanzare inarrestabili nella loro sfida. Hanno radunato un po’ più di gente sotto il palco, anche se la maggior parte continuava a rinfrescarsi la testa all’ombra, sulla tribuna a destra del palco. La birra ha cominciato a girare a pieno regime. Con brani come Away (from Reality), Society to Adapt e Messiah Of Decay i Panikk confermano una disciplina eccezionale e un focus rigoroso e chiaro nell’inseguire i propri obiettivi. Revivalisti della Bay Area, consolidano così la popolarità della giovane generazione metal in Slovenia, con in testa i Negligence. Ottima esibizione, a cui per un crollo totale in futuro manca solo un po’ più di cinetismo da parte del bassista e del secondo chitarrista! Ancora una cosa! Gapa è un re! Canta come si deve, suona alla grande! E per giunta corre e si strappa i capelli come un matto! Anche per i colleghi della band!

I Penitenziagite sono death metaller che godono di grande sostegno nella comunità metal slovena. Niente da dire. I ragazzi hanno carisma. Facce spigolose e allungate, sguardi cupi e presenze sceniche scolpite. Suono ottimo, una massiccia cortina di riff sostenuta dallo schiocco nitido dei piatti. Allo stesso tempo si sono rivelati ottimi comunicatori col pubblico: con i conoscenti in platea si sono scambiati un paio di battute succose, il che ha contribuito alla sensazione di genuinità del festival. Per il resto, senza pietà e col pedale schiacciato fino a sfondare il pianale di un’auto da corsa. Per un attimo il buio è calato sulla terra!

E il buio avanzava ancora.  Ecco i black metaller Somrak. Nome eloquente, non c’è che dire! Un’unione di impostazione lineare e chitarre affilate come rasoi, puntate su un tremolo infernale e velocissimo, ringhi inarrestabili e gracchiati su un solido telaio ritmico. Concerto ottimo, più che rifinito. Atteggiamento distaccato, come si addice a chi se ne frega del pedigree nel far rivivere un cataclisma totale, che tiene in vita il motore e la sete creativa del gruppo. Un’esibizione energica, con la portata del più nero gelo nordico, che non ha lasciato indifferente la folla: molti amanti dell’erotismo metal estremo hanno preso il passo giusto e regolato le vertebre cervicali sul giusto spin, come richiede il motore del mestiere black metal dei Somrak. Noi sloveni abbiamo davvero ottime formazioni!

Ed ecco che sul palco ne arrivano altri,  revivalisti del “thrash” metal della vecchia guardia: i Keller. Un gruppo che ha attraversato una trasformazione, un gruppo di cui si vociferava perfino che non avrebbe più suonato. Macché. Tornano in formazione rinnovata e rianimata. I fratelli Hudrap, due che conoscono fin troppo bene tutte le diavolerie metal dei grandi maestri da Chuck Schuldiner in poi, sono l’indirizzo giusto per tappare lacune di questo tipo, soprattutto se la situazione sembra critica. Comunque sia, i ragazzi hanno spazzato via ogni dubbio e messo in piedi un’esibizione incandescente, energica e sentita, alimentata da una straordinaria partecipazione del pubblico, che evidentemente aspettava con impazienza l’arrivo della band.

La prima band straniera della giornata, i tedeschi Wizard, erano di fatto gli unici rappresentanti del power metal nei due giorni di festival. Un fatto che di per sé testimonia la grande predilezione del festival, quest’anno, per le band che preferiscono il “ruggito” al canto. Nonostante i ragazzi abbiano spazzato via da sotto il palco gli adoratori degli estremi, e a seguirli con fervore fossero solo gli amanti di pompa e melodia, bisogna riconoscere che la band ha avuto il suono migliore fino a quel momento. Inoltre, con la loro presenza sul palco hanno mostrato come ci si deve muovere e sfruttare lo spazio disponibile per rendere l’effetto dell’esibizione ancora più intenso. Poco interessanti dal punto di vista espressivo, diciamo pure aridi, i Wizard dal vivo dimostrano però una scorrevolezza ben oliata, un affiatamento e una compattezza fuori dal comune.

Horna, che tradotto significa abisso, inferno – ex Shadowed, con un diabolico battesimo cristiano – hanno servito prima di tutto un bel diversivo, parlando rigorosamente in finlandese. Il cantante “Spellgoth”, vestito da sacrificato dell’umanità – Cristo – con il copricapo di Obi-Wan Kenobi di Guerre stellari, con gesti, con il kitsch di stelle capovolte – pentagrammi, trucco di calce da imbiancare i muri o da magazzino di patate, come si addice alla missione della band, e con un’espressione cupamente assente, non ha nascosto il disprezzo verso il pubblico sotto il palco. Gli Horna hanno scaricato tutta la rabbia e la maledizione! Sono volpi vecchie, sulla scena dal 1993 e con una valanga di uscite alle spalle! Un’ottima combinazione di luci e nebbiolina ha alimentato il velo di un’atmosfera funesta. Insomma, l’ambiente in cui si riconosce all’istante una band come gli Horna. Frustate black metal senza pietà, esecuzioni solide, pienone sotto il palco e sporadiche reazioni burrascose di un pubblico per il resto ipnoticamente partecipe: tutto questo ha regalato alla giornata una delle esibizioni più interessanti, complete e convincenti.

Il gran finale del primo giorno è toccato ai thrasher teutonici tedeschi Destruction, portati a Komen dal fresco album “Days Of Reckoning” (2011). Anche questo trio è irremovibile e immortale con la sua inflessibilità e i continui concerti, oltre che con la costante uscita di nuovi album in studio. Finché le redini restano nelle mani del carismatico Schmier, niente può andare storto per queste, diciamo pure, leggende tedesche del thrash. Ottima forma vocale di Schmier, il trio sembrava a prova di proiettile! Schmier mostrava segni di umore straordinariamente allegro e la sua comunicazione col pubblico è stata solida per tutto il tempo. Il tizio non ci ha lasciato respirare, con un incitamento efficacissimo.

A questo proposito va lodato l’infallibile fonico! Chi altri poteva essere, se non l’immancabile “Yowda”, inventario imprescindibile di ogni Metal Mania, che ha regolato le manopole del mixer come richiesto! Nonostante lo sfogo di Schmier nella seconda metà del concerto, quando in un accesso di rabbia ha scagliato il microfono a terra, sostenendo che la voce si sentiva troppo poco. Un capriccio da musicista, prova che per un attimo l’ego gli è sfuggito di mano, ha un po’ guastato la sensazione di genuinità e ha mostrato che Schmier sa comportarsi anche da star, quando è (non) necessario.

Il sempre affidabile chitarrista Mike Sfiringer con la silhouette da stuzzicadenti su cui è piantata una folta criniera riccia, il bestiale Schmier che a falcate ampie ha passeggiato per tutto il tempo con trasporto tra tre microfoni piazzati lungo tutta la larghezza del palco, e l’unico bombardiere Vaaver (Wawrzyniec Dramowicz), che quella sera ha mostrato come si serve nei passaggi di batteria col doppio pedale della cassa! “Nori mesar”, “vrnitev norega mesarja”, “razpet na križu”, il nuovo “sovraštvo je moje gorivo” e Armaggedonizer, poi D.evilution, la preistorica Curse Of The Gods,… Lo stregone del thrash metal Shmier con la sua compagnia in mezzo al Carso sloveno! Sensazioni indimenticabili!

Ma la serata non era ancora del tutto finita. Dopo la bonifica del campo di battaglia lasciato dai Destruction, sul palco sono saliti i promettenti metalcoreisti sloveni Hellcrawler. Purtroppo con un’esibizione del tutto fallimentare. Non posso ignorare l’impressione che il cantante sembrasse un babbuino fumato fradicio, che in nessun momento sapeva cosa stesse succedendo intorno a lui. Da qui i problemi con il posizionamento dell’attrezzatura, con l’accordatura. Era difficile capire quando il concerto fosse davvero iniziato e se fosse ancora in corso un mini soundcheck. Seguono pasticci, brani ripetuti per via dei pasticci dopo un minuto di suonato,… L’esibizione somigliava più a una comedy “stand up” che a qualsiasi altra cosa. Ottenere un’occasione al Metal Mania Open Air e presentarsi con una tale mancanza di serietà non è proprio un bel biglietto da visita per le future “imprese” (?) della band. Comunque sia, il primo giorno si è chiuso. È stato ottimo e riuscitissimo.

foto: Martin Prezelj & Aleš Podbrežnik

Scaletta

00.35-01.15 HELLCRAWLER 23.00-00.20 DESTRUCTION 21.20-22.30 HORNA 19.50-20.50 WIZARD 18.30-19.20 KELLER 17.35-18.15 SOMRAK 16.40-17.20 PENITENZIAGITE 15.45-16.25 PANIKK 14.50-15.30 CONDEMNATIO CRISTI 13.50-14.30 VULVATHRONE 13.00-13.35 DIVINE ILLUSION 12.10-12.45 BURNING NOISE 11.20-12.45 THE BETRAYAL

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