Metal med vodami 2018
Se c’è una cosa bella alla fine dell’estate, è il pensiero che con l’autunno parte la stagione dei concerti nei club. Da qui a fine anno sarà un bel casino, perché c’è già un mare di date in cartellone, e così venerdì scorso al Jedro di Medvode si è tenuto il tradizionale Metal med vodami, che stavolta ha fatto da riscaldamento con tre band di casa nostra.
Per primi, con il canonico quarto d’ora accademico di ritardo, sono saliti sul palco SkyEye, grandi speranze dell’heavy metal sloveno, che concerto dopo concerto queste speranze se le meritano sempre di più. Già al primo pezzo lo spazio sotto il palco si è riempito: in poco tempo la band si è conquistata una schiera di fan appassionati, che anche stavolta ha incitato i ragazzi a più non posso. Negli ultimi mesi gli SkyEye hanno accumulato un bel po’ di chilometri live e si sente eccome: l’affiatamento è su un altro livello, soprattutto nell’intesa tra le chitarre di Stalowsky e Kavčnik, dove i piccoli errori ormai quasi non esistono più, mentre Kavčnik ha sfoderato una serie di assoli da restare a bocca aperta, suonati con maestria in puro stile «Adrian Smith». Gli SkyEye hanno presentato due pezzi freschi di giornata e ha fatto piacere sentire che segnano una bella presa di distanza dalle influenze degli Iron Maiden, a volte un filo (troppo) evidenti. Oltre a un’ottima esecuzione strumentale, a rubare di nuovo la scena è stato il frontman dalla voce ancora più infernale, Jan, che nella cover del classico dei Maiden Flight of Icarus ha dimostrato di cantare Dickinson come se niente fosse. Gli SkyEye hanno salutato il pubblico di Medvode con l’inno In the Name of Sky Eye e dato appuntamento all’uscita del primo album in studio, Digital God, che verrà celebrata il 9.11.2018 all’Orto bar.
Rispetto a chi li ha preceduti, e anche a chi è venuto dopo, gli Eruption sono dei veri veterani: l’anno prossimo festeggeranno ben quindici anni di attività, eppure per loro questa era la primissima volta al Jedro. Della formazione originale è rimasto solo il cantante Buco, ma la band funziona come un blocco unico e sul palco è senza dubbio una delle cose migliori che la scena metal slovena abbia da offrire. La ragazza e i ragazzi l’hanno dimostrato anche stavolta, facendo ballare Medvode in un valzer tossico di thrash metal un po’ più complesso del solito, e visto che era il loro debutto a Medvode sembravano ancora più «eccitati» all’idea di far vedere perché in questo momento (che, diciamocelo, dura ormai da qualche anno) sono probabilmente il gioiello della corona del thrash di casa nostra. In mezzo alla tempesta, fatta soprattutto di mazzate ormai ben piantate nella testa del pubblico dall’ultimo Cloaks of Oblivion, sotto il palco è esploso anche il mosh pit, che ha spronato ancora di più la band a tirare fuori una delle sue migliori performance degli ultimi tempi.
Dopo un allestimento del palco piuttosto lungo sono saliti i protagonisti della serata, i Cowboys From Hell, formati da vecchie volpi come il cantante Igor Zonta (ex-Revolver), il bassista Edi «Ejaq» Udovič (ex-Almost Rage), i chitarristi Miha «Buco» Oman (ex-Lady’s First, Mit) e Vasilij Sušanj (Su-Shine) e il batterista Marko «Soki» Soršak (Elvis Jackson). Il nome della band viene dal pezzo cult e dall’album dei leggendari Pantera, ma nel campo delle cover il giro è molto più ampio, perché il repertorio comprende parecchio altro. Cosa che stavolta ha disturbato più che altro, e si è notato ancora di più dopo le ottime esibizioni di SkyEye ed Eruption, che costruiscono la propria storia su materiale originale solido. I Cowboys From Hell, dall’altra parte, hanno servito un mix piuttosto schizofrenico di cover, che spaziava da David Bowie a Pantera, Metallica, Machine Head e Slipknot, fino agli Alice in Chains. Su quello che è stato suonato non c’è niente da rimproverare, i ragazzi i loro strumenti li padroneggiano: a convincere sono stati soprattutto gli assoli fedelissimi usciti dalle dita di Sušanj e la prova camaleontica di Zonta alla voce, ma purtroppo stavolta appoggiarsi al sicuro delle cover è sembrato un po’ una scorciatoia a buon mercato.









































