Metaldays 2015 (quinto giorno) – “Ov Nergal and Behemoth” per chiudere in bellezza i Metaldays 2015
Autori: Rok Klemše, Primož Novak
Foto: Nina Grad, Aleš Podbrežnik
Video: Primož Novak
Luogo: Tolmin, Slovenia
Data del concerto: 24.07.2015
Siamo sopravvissuti a quattro giorni di caldo infernale e di un cartellone altrettanto infernale, anche quest’anno vario. Su due palchi abbiamo incrociato nomi grossi come gli Arch Enemy, che tengono in pugno soprattutto il pubblico più giovane, e si è visto bene anche ai Metaldays: davanti al palco non c’era mai stata tanta gente come prima del loro show. Hanno più che giustificato lo status di headliner soprattutto Carcass, Saxon, Accept e Cannibal Corpse, mentre sul fronte vocale hanno fatto più fatica due giganti come Dream Theater e Fear Factory. Hanno entusiasmato Devin Townsend, Death Angel, Audrey Horne, Anvil, Moonspell, Crowbar e parecchi altri, ma il festival ha dimostrato anche l’ultimo giorno che i denti sono ancora affilati.
Venerdì, come mercoledì, è toccato di nuovo agli amanti del metal di casa nostra, visto che nel corso della giornata si sono alternate ben tre band slovene. Ai primi è toccata la stessa sorte infuocata che mercoledì era toccata ai Mephistophelian: i thrasher di Lubiana Panikk sono saliti sul palco principale già alle tre del pomeriggio. Già solo stare sotto il palco era un vero inferno, eppure i ragazzi hanno sputato fuori il massimo senza grossi intoppi. I pezzi del debutto Unbearable Conditions volavano in ogni direzione come schegge, i Panikk hanno suonato anche qualche novità dal fresco EP Pass the Time, Gapa si è dimostrato ancora una volta un frontman sicuro di sé, e il pubblico, senza i solerti addetti alla sicurezza che si occupavano delle docce d’acqua, sarebbe vissuto in condizioni ancora più insostenibili.
Non è andata meglio ai Demonic Resurrection della lontana Mumbai, che hanno presentato la loro visione, tutto sommato discreta, di black/death metal sinfonico. Gli indiani sono ancora (parecchio) lontani da qualcosa che ti faccia cadere dalla sedia: a tratti suonano fin troppo caotici, come se non sapessero ancora bene cosa vogliono suonare. A tratti i Demonic Resurrection suonano come un death metal fatto e finito con incursioni nel black metal, poi rovinano tutto con sconfinamenti in sonorità sinfoniche da due soldi, tastiere formaggiose e clean vocals eseguite male.
Chi invece sa bene come si serve il thrash metal sono gli Eruption, che lentamente ma con costanza si stanno preparando a registrare e pubblicare il terzo album in studio, senza però trascurare i concerti, sempre ottimi. Quello ai Metaldays non ha fatto eccezione: i ragazzi hanno presentato il metal sloveno nella luce migliore possibile. Scatenatissimi e affiatati alla grande, gli Eruption si sono lanciati in quaranta minuti come Mad Max nel deserto. Quindi senza pietà e senza fare prigionieri, con i pezzi di entrambi gli album che cadevano uno dopo l’altro. The Forlorn, Electrifired, Celestial God (con uno dei migliori ritornelli del metal di casa nostra!) e gli altri hanno attirato sotto il palco un bel po’ di fan e curiosi, che probabilmente lo sono diventati proprio lì. La band ha dimostrato che, da quando hanno mostrato la porta a Tim (nota interna: ti va bene, Andrej, eh eh?), sta diventando un’unità sempre più »tight«: il nuovo arrivato Grega si inserisce sempre meglio, si prende sempre più assoli e scuote il collo con sempre più foga, mentre Buco ha pensato a un attacco vocale crudo e sicuro, e a discorsi alla sua maniera. Aspettiamo il terzo album a braccia aperte!
L’ultimo giorno gli amanti del deathcore hanno avuto di che gioire. Come quinti a salire sul palco sono arrivati i brutali americani Carnifex, che con gli ultimi album cercano di staccarsi dal deathcore classico, incentrato sui breakdown. Per questo la band si presenta con il motto »Defend Death Metal«, che a giudicare dalla musica dei Carnifex suona come una specie di provocazione verso i veri death metaller. La band usa ancora i breakdown, anche se più brevi, e nemmeno sui riff si può dire che ci siano le soluzioni tipiche del death metal. La voce ricorre a growl e urla, il che è tipico del deathcore. In ogni caso i Carnifex sono veloci e incisivi. Anche il pubblico si è scaldato bene, ma con i loro pezzi generici non riescono a convincere, e alla fine possiamo dire che il tutto è solo discreto.
Poco dopo sono arrivati gli ultimi difensori dei colori di casa dei Metaldays di quest’anno, i Dickless Tracy, gli indistruttibili sporcaccioni della coppia di fratelli Cepanec, che di recente hanno accolto nella band un nuovo »minion«, il bassista Jernej Rejc (ex-Mrtva Goša, ex-Aeonic). Dal vivo Jernej si è fatto valere, e nella band ci sta come un necrofilo in un obitorio. Cepo ha convinto coi suoi piedini scalzi, col suo growl suino e con le sue tipiche battute umoristiche, stavolta in versione dal suono internazionale (sloveno-croato-inglese-tedesco, con quest’ultimo che suonava come il tedesco in Pljački trečeg rajha). Tra un pezzo e l’altro si è fatto sentire anche Tegla, che a quanto pare si è dimenticato di essere il batterista. Tegla, sei il batterista. Zitto e pesta, eh eh! I Dickless Tracy hanno condito bene il loro tempo con classici old-school à la They Killed Kenny, Štrajk prašičev, The Curse of Michael Myers, e ci hanno ricordato anche l’attuale schifezza Paroxysm of Disgust con Anathema (Possessed By Christ) e Tombs of Doom.
Qualcosa di più l’abbiamo avuto dai Suicide Silence, che hanno pezzi più vari, con il pubblico che partecipava di continuo con circle pit e qualche »wall of death«. Il nuovo cantante Eddie Hermida, che ha sostituito il compianto Mitch Lucker, si integra bene con la band. La sua comunicazione è a un buon livello, solo che le sue urla a tratti sono troppo acute e fastidiose per i timpani. In un’ora la band ha presentato uno spaccato della discografia, e va detto che anche i pezzi nuovi sono stati ben accolti dal pubblico, mentre Unanswered, Wake Up, Fuck Everything, No Pity for a Coward e You Only Live Once hanno ricevuto un’accoglienza eccellente. Sull’affiatamento della band non c’è nulla da dire. Il pubblico si è beccato un sacco di riff aggressivi, breakdown e sempre lo stesso identico assolo di Mark Heylmun. Considerato il caldo, l’esibizione è stata portata a casa con sicurezza ed energia. Eddie nel frattempo si è concesso anche una boccata di marijuana, che per fortuna non ha rovinato lo svolgimento della scaletta.
I purtroppo saltati Obscura sono stati sostituiti da un progetto black metal piuttosto mediocre, gli Infestus, guidati come one-man band da Andras, che dal vivo porta un black metal per nulla sconvolgente con dei session member. A dimostrare che la Germania può offrire un black metal molto migliore erano già stati i Dark Fortress di lunedì.
Dopo i Suicide Silence l’atmosfera era ancora death metal. Lo slot era riservato ai vecchi conoscenti del festival, i Kataklysm. Probabilmente non c’è bisogno di sottolineare che questi hyperblaster canadesi sanno sempre come far partire la festa. La loro musica è piena di sapore death metal, di groove e di melodia. La band ha presentato anche i pezzi del nuovo album Of Ghost and Gods, e ovviamente gli hit come As I Slither, Push the Venom, Taking the World by Storm, In Shadows & Dust e altri. Anche se i Kataklysm in Slovenia ci sono più spesso degli Amon Amarth, a vederli è venuta una folla di migliaia di persone, che sugli hit impazziva come se fosse il primo giorno di festival. Su As I Slither, per ordine del cantante Maurizio Iacono, è partito un crowdsurfing di massa, e per gli addetti alla sicurezza sotto il palco non è stato il massimo, perché dovevano acchiappare quasi ogni secondo qualcuno che cadeva nella zona del fotopit. Il delirio è ovviamente continuato fino alla fine del concerto. Tirando le somme, i Kataklysm vale la pena vederli, perché da quando è arrivato il batterista Oliver Beaudoin (ex-Neuraxis) la band è ritmicamente più precisa e più convincente.
Quest’anno di thrash ce n’era davvero solo un assaggio, ma la mancanza di questo genere l’hanno più che compensata i pazzi americani Toxic Holocaust, guidati dal boss Joel Grind. Questi sporcaccioni speed/thrash/black metal hanno regalato una delle esibizioni più intense del festival di quest’anno: arti che volavano ovunque in infiniti mosh e circle pit, Joel parlava poco ma in compenso ruggiva e zappava sul suo basso super distorto, e il trio sul palco correva da un pezzo all’altro. Alla band in grandissima forma si è subito agganciato un pubblico altrettanto in forma; nel mosh è comparso perfino un tizio con la bandiera dell’Oregon, lo stato americano da cui vengono i Toxic Holocaust, e gli addetti alla sicurezza avevano le mani piene con le onde infinite di crowdsurfer, che si sono serviti anche di canotti e mega turbomaximus.
Dopo i Kataklysm sono saliti sul palco i folk metaller svizzeri Eluveitie, che hanno interrotto la lunga pausa senza folk metal degli ultimi anni a questo festival. L’affluenza era davvero enorme, e la band suona ancora come dei suonatori da sagra con un filo di distorsione in più. Comunque una buona band per riposarsi in pace, bersi una birra e dare un’occhiata a cosa offrono gli stand.
Mentre sul palco principale andava in scena una sagra di paese, l’altro palco era pronto per gli estremisti americani The Black Dahlia Murder. La band in Slovenia aveva già suonato più volte, a Tolmin si è fatta vedere per la seconda volta e ha convinto di nuovo. I TBDM dall’ultima visita non sono cambiati. Gli anni non li toccano nemmeno. I TBDM si basano su sapore e melodia. La band prende a modello il death metal svedese e americano e lo combina in modo sensato con un tocco moderno, con qualche cambio di ritmo in più. L’affiatamento è sempre al top, ed è senza dubbio il riflesso di prove e concerti regolari. Peccato solo che la band abbandoni sempre più i primi album: dal debutto Unhallowed non è stato suonato nulla, in compenso ha servito già due novità dall’album Abysmal, in uscita a settembre. I TBDM non hanno mai avuto la formazione più stabile, ma pare che stavolta i membri abbiano trovato la giusta alchimia. I due chitarristi si intendono bene, gli assoli di Ryan Knight sono eccezionali, e il batterista Alan Cassidy ha dimostrato di avere una resistenza incredibile, vista la velocità a cui suona. Il cantante Trevor Strnad, che ha ancora un’ottima combinazione di urla e growl, ha spronato il pubblico a scatenarsi fino alla fine del set. The Black Dahlia Murder sono rimasti pazzi e speriamo che la prossima volta arrivino in Slovenia con qualche tour nei club, per farci sentire una scaletta più lunga.
Intanto il programma sul palco principale era arrivato alla fine. Come ultimi headliner sono saliti sul palco i sempre più famosi, provocatori e intransigenti Behemoth, oggi considerati i principali rappresentanti della scena estrema polacca. La band si è presentata alla folla di Tolmin per la terza volta. Nel 2008 la pioggia aveva scacciato Behemoth a metà set, due anni dopo la band è tornata a suonare e ha portato a termine il suo set, ma si vedeva lo stato di salute peggiorato del leader, Nergal. Solo poche settimane dopo si è scoperto che Nergal aveva la leucemia, che ha sconfitto con successo. Dopo la pausa la band è tornata più forte che mai. Nel 2014 l’ha confermato con l’album The Satanist, che per molti rappresenta il Magnum Opus dei Behemoth. Nergal e compagnia hanno aperto il set con l’epica Blow Your Trumpet, Gabriel. L’accento era ovviamente sull’ultimo album, ma sono stati suonati anche altri pezzi fissi à la Slaves Shall Serve, Christians to the Lions, Decade of Therion, At the Left Hand of God e Chant for Eschaton 2000. L’esibizione dei Behemoth in sé sembrava già uno spettacolo: pieno di fuochi d’artificio, fumo e luci eccellenti. La band è affiatata e anche la risposta del pubblico è stata ottima. A Nergal a tratti manca ancora il fiato, e a tratti avremmo voluto che growlasse di più il bassista Orion, che in generale ha una voce più potente. Questa volta i fan dei pezzi più vecchi non hanno avuto di che gioire: la band ha puntato di più sul suo lato epico, fatto di riff da due soldi e tastiere pompose con una buona base di batteria, cosa che si nota soprattutto nell’album The Satanist. Alla fine sembrava che i Behemoth non fossero poi così diversi dai Dimmu Borgir, che a loro tempo godevano del titolo di band principale del festival. L’accento è infatti più sullo show che sulla musica. Dopo più di un’ora i Behemoth hanno fatto una pausa, per tornare con il lento e morboso O Father O Satan O Sun! Insomma, i Behemoth possono solo entusiasmare i più giovani, mentre i fan più vecchi della band possono restare delusi. La chiusura sul palco grande non è stata allegra, ma cupa e morbosa. Per quanto visto, però, i Behemoth si sono senza dubbio meritati di essere i protagonisti dell’ultimo giorno dei Metaldays.
Come ogni cosa, anche i Metaldays hanno i loro pregi e i loro difetti. Ma in questo caso i pregi superano di molto i difetti, e non resta che darci appuntamento di nuovo l’anno prossimo nello stesso posto. I Metaldays 2016 si terranno dal 24 al 30.7.2016, e le prime band confermate sono state annunciate già al festival di quest’anno: insieme ai primi headliner, i veterani thrash tedeschi Kreator, alzeremo di nuovo la bandiera dell’odio, e sono confermati anche Insomnium, Septicflesh, Einherjer, Krisiun, Varg e Serenity.
Testo su Carnifex, Suicide Silence, Kataklysm, Eluveitie, The Black Dahlia Murder, Behemoth: Primož Novak
Testo su Panikk, Demonic Resurrection, Eruption, Dickless Tracy, Infestus, Toxic Holocaust: Rok Klemše
Scaletta
SUICIDE SILENCE:
1. Unanswered
2. No Pity For a Coward
3. Fuck Everything
4. Inherit the Crown
5. Wake Up
6. Slaves to Substance
7. Disengage
8. Sacred Words
9. You Only Live Once
ELUVEITIE:
1. Origins (intro)
2. King
3. Nil
4. Neverland
5. Uis Elveti
6. AnDro
7. Thousandfold
8. Omnos
9. A Rose For Epona
10. The Call of the Mountains
11. From Darkness
12. Kingdom Come Undone
13. Quoth the Raven
14. Tegernako
15. Havoc
16. Inis Mona
BEHEMOTH:
1. Blow Your Trumpets Gabriel
2. Ora Pro Nobis Lucifer
3. Conquer All
4. Decade of Therion
5. As Above So Below
6. Slaves Shall Serve
7. Christians to the Lions
8. Messe Noire
9. Ov Fire and the Void
10. Ben Sahar
11. Alas, Lord Is Upon Me
12. At the Left Hand ov God
13. Chant For Eschaton 2000
14. O Father O Satan O Sun!
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