Metropolis: Metropolis
Etichetta: Nika Records
Data di uscita: 21. 10. 2022
Produzione: Metropolis
Durata dell’album: 31.49 min
Genere: Rock ‘N’ Roll
Voto: 8.5/10
I Metropolis sono un trio rock’n’roll di Lubiana. In Slovenia li conosce chiunque segua anche solo un minimo la scena rock. Parliamo di tre vecchie volpi con un chilometraggio pazzesco sulla scena rock slovena. Dopo più di vent’anni di attesa, la band il suo nuovo album in studio doveva proprio tirarlo fuori. Anche volendo evitarlo, non ce l’avrebbe fatta. I Metropolis hanno ripreso l’attività live nel 2016. L’anno prima era entrato in formazione Marko Čulajević ‘Čule’, figura ben nota dei furfanti rock’n’roll sloveni The Sausages. Con un chitarrista così a bordo, Matjaž Hočevar ‘Hotschko’ e Anže Breskvar ‘BMD’ hanno ritrovato lo slancio e riacceso tutte le passioni che da sempre li legano alla magia del rock. L’album Metropolis era quindi pronto già due anni fa. Poi è arrivato lo ‘scenario Covid-19’ biennale e, con lui, due anni di ritardo sull’uscita del disco.
I Metropolis sono da sempre ispiratissimi dalla figura e dall’opera dei Motörhead. Chi è stato ai loro concerti sa benissimo quanto gli riescano bene anche le cover dei celebri classici di una delle band più iconiche dell’era del rock. Questa eterna ossessione per i Motörhead si riflette ovviamente nello stile con cui scrivono musica, ma anche nel suono, cioè nella produzione del materiale originale. ‘Hotschko’ è vocalmente abbastanza vicino da ‘irritare piacevolmente’ l’ascoltatore di continuo, con richiami a Lemmy. Il suo basso fragoroso detona e taglia come se sul palco ci fosse un’altra chitarra. Il tipo picchia spesso quinte piene e accordi che appesantiscono ulteriormente le frasi, mentre le sue linee di basso sferraglianti, con una nota di netto contrasto, sbriciolano il cemento armato. Un po’ come il celebre suono del Rickenbacker di Lemmy. Il nostro aggiunge al basso anche una scorribanda solista in Love Potion Nr. 5.
Čule è un chitarrista che ha, tra le altre cose, i Lynyrd Skynyrd nel mignolo (chi va ai concerti dei The Sausages lo sa bene). Già questo basta per capire al volo quanto sia dannatamente bravo. E se continuiamo a tirare parallelismi con i Motörhead anche sul fronte chitarristico, la storia ci insegna che in carriera (più precisamente tra il 1977 e il 2015) ebbero tre chitarristi fondamentali. A Čule, nei paragoni e in base a quello che mostra nei pezzi dell’album «Metropolis», toccherebbe un’associazione piuttosto azzeccata con il lunatico scozzese Brian Robertson. È tecnicamente impeccabile, e un brano come la ‘gita boogie’ Bony Maronie (uno dei picchi autoriali assoluti del disco) è intriso in modo particolarmente vivido del suo inarrestabile stampede di follie soliste che, non solo in questo pezzo ma in tutti e nove, aggiungono quel surplus di ottani di una natura rock’n’roll primordiale, quasi creata d’istinto. Il trio su questo lavoro è sempre al cuore dell’elementarità della magia del rock’n’roll. Ed è esattamente quello che cercava. Per questo «Metropolis» ti afferra da cima a fondo in modo fantastico. Al di là dei richiami ai Motörhead, ciò che conta è l’involucro. È suonato con due palle così, con ardore furioso e cuore. E in una storia musicale del genere basta esattamente questo.
Alcuni pezzi sembrano roba che i Motörhead si sono dimenticati di registrare, rimasta lì ad aspettare dopo «Another Perfect Day» (1983) che Lemmy, Philthy e Robbo la portassero sul disco successivo. Solo che non è mai successo, perché Lemmy non sopportò a lungo le ‘piroette da balletto’ ai concerti dei Motörhead di allora. Parliamo insomma di quei quattro brani dell’album che sono sberle potentissime, cariche di testosterone in eccesso, fretta adrenalinica e vapori d’alcol in ebollizione. Ci rientrano: On The Road, Love Potion No. 5, Looking For Trouble e, verso la fine del disco, End Of Time. Davanti alle gesta del trio Metropolis sul nuovo disco Lemmy avrebbe sicuramente alzato almeno un sopracciglio e salutato l’album con piena approvazione.
Ma al di là di tutti i paragoni con i Motörhead, i Metropolis hanno anche una storia tutta loro. C’è la beffarda Dancing King, in cui Hotschko dà di nuovo la caccia affannosa a ragazze innocenti nei fumosi locali dei night club. In questo pezzo colpisce anche un pianoforte ‘honky tonk’ infilato con astuzia, oltre a un nuovo assolo brillante di Čule carico di voltaggio erotogeno. Insieme alla già citata Bony Maronie, Dancing King è un’altra deviazione del disco che ricorda come l’ascolto dei Metropolis non inizi e finisca con i Motörhead. Oltre agli otto pezzi originali ci sono altri due brani più lenti: Gone To Hell e Good Night (l’assolo di chitarra è condito anche da manovre di ‘slide’). Anche questi due portano benvenute deviazioni dinamiche rispetto al resto del materiale. Visto il generale sfracello, la mitragliata continua e lo slancio sempre beffardo di sacra mascalzonaggine di tre reietti del rock ‘n’ roll — che è ciò che incarna la maggior parte dei brani — queste deviazioni sono più che gradite. Il trio sa esattamente come si servono certe cose per far sì che l’album ti prenda subito. I Metropolis padroneggiano l’assioma della sacra semplicità rock’n’roll con un’abilità incredibile. I pezzi mordono e attaccano fin dal primo secondo. Come sberle rapaci della razza rock’n’roll più primitiva, che in un attimo fanno saltare in piedi chiunque. Le linee vocali intrise di vapori alcolici, la voce cruda e roca ma potente e scossa di Matjaž Hočevar, sono sicuramente l’elemento che cattura l’ascoltatore all’istante. E lo tiene ben saldo a sé per tutto il tempo.
L’album «Metropolis» è un album sincero. È vivo e ti prende in modo organico. Registrato in studio sul modello dell’esibizione dal vivo del trio. I legami tra i membri sono estremamente coerenti e intrecciati. Generano un’intesa e una comunicazione eccellenti nella creazione del suono e dello stile che caratterizzano il disco. I Metropolis vanno assolutamente ascoltati dal vivo. In coda all’album è aggiunta anche una cover degli ZZ Top, Beer Drinkers & Hell Raisers. In una (nuova) esecuzione senza freni. E sai perché il trio ha scelto proprio questo pezzo? Perché Hotschko, Čule e BMD sono esattamente ciò che dice il titolo. L’album «Metropolis» porta un titolo significativo. Con questo disco la band è in un certo senso rinata. Ha riaffermato la propria missione. E il disco è infernalmente piacevole. Ti ripulisce a dovere i condotti uditivi e ti mette il sangue in circolo. Con un effetto stuzzicante. Fino alle parti turgide dell’intimità maschile. Ed è anche la missione elementare di ogni buon album rock’n’roll diretto da veri ‘figli di puttana’ randagi. E fidati: «Metropolis» è esattamente questo. Stando alle anticipazioni della band, la nuova era Metropolis è appena iniziata, visto che il trio promette a breve nuove attività in studio. Il primo atto il trio l’ha quindi portato a casa nel modo più convincente possibile. Con vera arroganza macho!
Autore: Aleš Podbrežnik
Tracklist:
1. On the Road
2. Dancing King
3. Love Potion No.5
4. Bony Maronie
5. Lookin’ For Trouble
6. Gone to Hell
7. End of Time
8. Good Night
9. Beer Drinkers & Hell Raisers
Formazione:
Matjaž Hočevar ‘Hotschko’ – voce, basso
Marko Čulajević ‘Čule’ – chitarra
Anže Breskvar ‘BMD’ – batteria
