Minus the Herd
Autore: Sandi Sadar Šoba
Artista: Ion Dissonance
Etichetta: Century Media
Uscita: 2007
Il problema della maggior parte dei gruppi e degli album che finiscono nel metalcore e nel math-core con spruzzate di death metal è che o sono troppo sdolcinati e melodici sempre sulla stessa nota, o sono praticamente inascoltabili, sconclusionati e forzatamente “artistici”. La ricetta con cui gli Ion Dissonance sono tornati dopo due album più precisi e tecnicamente brillanti, ma un po’ meno convincenti, è stata semplice: si sono cercati un nuovo guru del microfono, che rinfrescasse il fetido sentore di zolfo della bestia che sputa fuoco. Kevin McCaughey ha un vocione gutturale, ruvido ed estremamente efficace. Come se avesse in gola un paio di corde vocali di scorta, che non ha alcuna intenzione di tenere al sicuro. Il lavoro sporco lo porta a termine con lode, e la coesione di questo bagno di napalm è condita al punto giusto per tutti gli amanti di Meshuggah, Converge, A Life Once Lost o, che so, Dillinger Escape Plan. Ti serve qualcosa di più per lasciarti andare al flusso di un ritmo che ristagna e iniettarti in vena una nuova dose di propene?
L’arma principale della resa dei conti è una dose precisa di scossa ad alta tensione per tutto l’organismo. La combinazione devastante è fatta di acrobazie vertiginose alla batteria, riff di chitarra dissonanti, voci ruvidissime e violente, ritmi che si sovrappongono e strutture dei pezzi spigolose e taglienti. Non è assolutamente roba per le animucce delicate che hanno bisogno della dose istantanea di voci pop melodiose e di un cestino ipocritamente vuoto di luoghi comuni stereotipati, in cui ormai non crede più nessuno, nemmeno i gruppi stessi, e che si vende ancora come il pane caldo … L’album ti prende a schiaffi dal primo riff in poi. Il pezzo ‘The Surge’ parte senza preavviso e in crescendo – come un uragano. La voce di Kevin si fonde bene nella massa compatta del caos matematizzato, alimentato dai chitarristi Sebastian Chaput e Tony Lussier, mentre la patina di elementi un po’ meno evidenti, ma non per questo meno importanti, di colorazione sulle basse frequenze la creano il bassista Xavier St. Laurent e quella macchina maniacale da batteria che risponde al nome di Jean-Francois Richard. Il perpetuum mobile del crampo istintivo, dopo i primi tuoni, si placa un po’ e ti porta in uno stato di ricettività uditiva. Quasi di piacere. Se sei almeno un pochino masochista e stufo di ordine e disciplina ritmica. Gli Ion Dissonance cambiano spesso marcia, strapazzano le forme pulite e sfilacciano i bordi levigati. Di proposito. Perché Minus The Herd suoni come una sinistra serenata dell’apocalisse e della dannazione. ‘The Evidence’ non ammorbidisce la sensazione di totale dissolutezza sonica, anche se va ammesso che ci sono pochissimi elementi di comfort e punti d’appoggio che rendano un po’ più facile e leggibile l’orientamento dentro le composizioni. Niente ritornelli, le strofe sono una sfilza di motivi che passano caoticamente da un estremo all’altro. ‘Kneel’ già dal titolo mostra la tendenza con cui gli Ion Dissonance vogliono sbatterci a terra fin dal primo riff, massacrarci con lastroni di granito e lasciarci a sanguinare fino alla morte. Il disco entra nell’unico schema che hai a disposizione. Una cacofonia di brutalità e di un ritmo su cui è difficile scapocciare in modo coerente e sfogare la rabbia interiore. In realtà gli Ion Dissonance sono maestri nel condurti dalle secche di un umore spento sempre più a fondo – negli abissi della schizofrenia e dello sfinimento mentale. Dopo l’affine ‘Shunned Redeemer’, in cui ti parassitano fino allo sfinimento totale, arriva un altro understatement: ‘You Shouldn’t Be Alive’. Non c’è riparo in cui sentirsi al sicuro. Non c’è riparo in cui respirare a pieni polmoni. Non c’è conforto. “You shouldn’t be alive!” È l’unico ritornello del disco. Il necrologio di getti magmatici dal volto crepato di un pianeta di tenebra e follia, il risveglio in un nuovo incubo, è il pezzo ‘Scorn Haven’. Il discorso negativo è imbottito di hardcore. Le chitarre superano la poliritmia e diventano l’aratro con cui i pungiglioni affondano sempre più in profondità nella corteccia cerebrale. ‘Of Me… Nobody’s Safe’. L’elemento in eccesso è che c’è tutto in eccesso. Ritmo. Corsa. Brutalità. Ed è proprio in questo mondo di dissonanza, con il battito sincopato di un cuore che spezza i legami della vita e trasforma tutto in una massa meccanica, che si nutre la bestia del quintetto di Montreal. ‘Untitled’ con il sample di un ronzio e la batteria che ristagna ricorda un disturbo statico. Si sente una melodia. Si sentono frammenti di bellezza e di addolcimento. Ricordi lontani della vita. Un rintocco di campane dell’inferno. Poi il ritorno allo stato di caos. ‘Void Of Conscience’ ti porta verso le fauci della resa dei conti definitiva. Il colpo di grazia per gli impazienti, dopo una maratona di poco più di mezz’ora, è ‘Tarnished Trepidation’. Lo sconforto si è fatto torbido. Le paure sono scacciate. Cinque minuti di post festum. La resa dei conti è conclusa. Raddrizzano le lamiere e ti premiano con una sinfonia di catarsi sonora. Le macchie della distruzione sono rimosse. I cadaveri sono stati portati via. Sulle tue labbra si leggono solo due cose: o la soddisfazione che sia tutto finito, o un’irrefrenabile voglia di averne ancora.
Va riconosciuto che dopo Hatebreed, Shadows Fall e simili abbiamo davanti uno dei prodotti più massicci mai sfornati dal leggendario produttore Zeuss. Minus The Herd suona tecnicamente impeccabile, brutale e pesante. Come se in mezz’ora ti franasse addosso, per sempre, una valanga di granito. Senza dubbio una nuova scoperta per tutti gli amanti della musica metal estrema, che non devono assolutamente lasciarsela scappare. Prima di loro, secondo la stampa, gruppi come Emmure o, che so, The Acacia Strain sostenevano di aver superato tutto ciò che prima era riconosciuto come il più pesante, il più brutale e il più estremo. A differenza di questi autoproclamati detentori di record da Guinness, gli Ion Dissonance quell’obiettivo l’hanno senza dubbio raggiunto, e nella tua collezione farai fatica a trovare un album che, per intransigenza e voglia di punire i miscredenti, possa superare con tanta eleganza e semplicità il disco Minus The Herd. Le greggi di miscredenti questa volta sono state sfoltite con successo. C’è qualcuno che osa obiettare?
Formazione
Kevin McCaughey – voce
Antoine Lussier – chitarra
Sebastien Chaput – chitarra
Xavier St-Laurent – basso
JF Richard – batteria
Produzione
Zeuss
Tracklist
01. The Surge
02. Through Evidence
03. Kneel
04. Shunned Redeemer
05. You Shouldn’t Be Alive
06. Scorn Haven
07. Of Me…Nobody Is Safe
08. Untitled
09. Void Of Conscience
10. Tarnished Trepidation
DURATA ALBUM: 33:03