Minut sa njom
Autore: Urban Bolta
Artista: Riblja Čorba
Etichetta: City Records
Uscita: 2009
Durata: 50:55
Voto: 3.5/5
Sono passati più di trent’anni dall’uscita del leggendario “Kost u grlu”, il disco che nel miglior modo possibile ha dato il via alla storia dei controversi belgradesi Riblja Čorba. In una carriera lunghissima la Čorba ha girovagato guardando alle direzioni musicali da angolazioni diverse: dalle radici iniziali blues – (hard) rock sotto l’influsso di Johhny Winter e degli ZZ Top, passando per album costruiti in chiave populista a metà anni Ottanta, fino agli sfoghi nazionalisti eccessivi dell’epoca in cui la Jugoslavia ribolliva. Oggi la Čorba è una band scafata e oliata in ogni ingranaggio, e per il trentennale dell’esordio di culto il beniamino del pubblico serbo ha tirato fuori il suo diciottesimo album in studio, intitolato “Minut sa njom”.
Gli anni hanno fatto il loro. Bora Đorđević, paroliere e guida intellettuale della band, ha messo in un angolo le sue posizioni radicali, i testi incendiari sono roba passata: stavolta Bora ha lasciato strada libera al sentimentalismo e allo sfogo delle emozioni, e così Riblja Čorba ha messo insieme un album pieno di ballate pacate, ma dall’altra parte ancora con un po’ di marce hard rock. Se fino a qualche anno fa la copertina di Ovdje (2006) era “adornata” da una mano con tre dita alzate, forse Bora ha finalmente capito che la band può fare musica anche senza temi sociali e politici radicali, che non di rado hanno diviso non solo l’opinione pubblica, ma sono arrivati fino alle più alte istanze politiche. Che ci crediate o no, “Minut sa njom” è il primo album dal 1981, ovvero dall’uscita di “Pokvarene mašte i prljavih strasti”, a girare ampiamente alla larga da questi temi.
L’opener “Radiću šta god hoču”, con le sue chitarre muscolose, lascia ingannevolmente presagire un disco hard rock tosto, e l’assolo di Džindžer, incastonato alla perfezione, ricorda senza volere la scuola hard rock anni Ottanta alla Van Halen. Poi arriva la doccia fredda, col piede che schiaccia il pedale del freno nella ballata “Gde li je ljubav”, anche se la tipica struttura da ballad viene smentita da un impianto più dinamico, con tocchi di chitarra a medio peso: la prima ballata classica è quindi “Bože, koliko je volim”. Una lezione da manuale di collaborazione tra pianoforte e chitarra, che con un’intesa eccellente danno vita a una ballata davvero impressionante. Segue il colpo secco di “Krilati pegazi”: nel ritornello alla chitarra aggressiva si uniscono le tastiere, creando un’atmosfera quasi heavy-power metal. Sicuramente uno dei pezzi più duri in assoluto dell’enorme repertorio della Čorba. Questo ritmo infernale-amoroso prosegue per tutto l’album, con brani di impianto hard rock e ritmi più dolci che si alternano in una successione quasi regolare. Tra questi ultimi spiccano senz’altro “Odlazim” e la title track “Minut sa njom”, entrambe ancora con un ruolo importante del pianoforte nel quadro sonoro complessivo. C’è poi la possente “Orfej”, che per gli inserti vocali energici e un pizzico di chitarra in più è in realtà una ballata “power”. Sul disco Riblja Čorba si serve anche delle voci multiple, ma lo fa solo per sottolineare il messaggio del testo, non come effetto sonoro aggiuntivo di armonie vocali alla maniera di certi hard rocker melodici. La chitarra, nella Čorba di oggi, viene sempre più sostituita dalle tastiere (il pianoforte), ed è lecito concludere che, nell’autunno della loro carriera, i vecchietti puntano più a costruire l’atmosfera dei pezzi che a dare loro mordente.
I testi, come sempre, sono di Bora Đorđević: la concentrazione sorprendente di melodie sentite e di momenti emotivi insoliti per la Čorba, con la voce di Bora sensibile e commossa, si può leggere come l’epitaffio di Bora alla sua seconda moglie (scomparsa). La parte musicale è opera soprattutto di Bora e Miša, gli unici due membri originali rimasti; una briciola, sotto forma del brano “Uspomene”, è toccata anche a Džindžer Božinović, nella Čorba dalla metà degli anni Ottanta, quando al posto di chitarrista rilevò Momčilo Bajagić – Bajaga.
Rispetto al non proprio convincente predecessore “Ovde”, che pure si era inserito senza problemi nella produzione della Čorba dell’ultimo decennio ma era fin troppo esposto al vento dell’autocitazione, “Minut sa njom” rappresenta un passo avanti. Forse per la sua leggerezza (musicale) e per un leggero allontanamento dall’hard rock a favore della sottigliezza non andrà a genio a tutti i vecchi fan, ma bisogna ammettere che a Riblja Čorba è riuscito un gran colpo: unire i ritmi più pesanti a quelli “femminili” senza superare il limite del patetico. Alla fine Bora ha trovato un’alternativa al suo flettere i muscoli. Di esperimenti spinti, comprensibilmente, non c’era da aspettarsene, e proprio per questo un album molto solido, nei confini di casa, per una band così esperta e con le idee un po’ logore è un risultato tanto più grande. Sia chiaro, la famosa “Kost u grlu”, “Mrtva priroda” o qualsiasi altro album della prima metà degli anni Ottanta restano irraggiungibili, ma con questo nuovo lavoro la Čorba ha dimostrato di saper ancora, anche nel nuovo millennio, lanciare il guanto di sfida a parecchie band di oggi che se la tirano un bel po’.
Formazione
Bora Đorđević – voce
Miša Aleksić – basso
Vidoja Džindžer Božinović – chitarra
Vicko Milatović – batteria
Nikola Zorić – tastiere
Ospite:
Đorđe David: voce di supporto in »Krilati pegazi«
Produzione
Milan Popović
Tracklist
1. Radiću šta god hoću
2. Gde li je ljubav
3. Bože, koliko je volim
4. Krilati pegazi
5. Odlazim
6. Minut sa njom
7. Uspomene
8. Moj jenki going hom (prokleta je Amerika)
9. Muško od plastelina
10. Orfej
11. Razmažena devojčica
12. Dan zaljubljenih
13. Ja sa zaista ne sećam