Momentum
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Cullum, Jamie
Etichetta: Island Records
Uscita: 2013
Durata: 51:57
Voto: 4/5
»Momentum« è il sesto album in studio del pianista e cantante jazz pop britannico Jamiea Cullluma. Stavolta il tipo ha affrontato la creazione del disco in modo diverso. Con maturità. Ogni idea la annotava subito, usando qualunque aggeggio avesse sottomano nel momento in cui gli veniva in mente: dittafoni, registratori di cellulari e iPod, perfino i registratori a cassette »vecchia scuola«, e pare che ogni tanto sia corso nel negozio di strumenti più vicino per suonare e registrare certi motivi e così via,…Ma soprattutto è tipico l’approccio del lavoro in autonomia, secondo il principio »fai da te« (Do It Yourself). È così che è nata la maggior parte delle impalcature dei pezzi di questo album.
In questo modo il musicista voleva creare un lavoro con la maggiore autenticità possibile. È il principio della maturità, che con gli anni viene a galla sempre più marcato anche in Cullum. E questo è un bene. L’album »Momentum« – già il titolo è molto eloquente – esprime quei momenti in cui ti illumina un’idea musicale che vuoi immortalare. Succede in modo spontaneo, inatteso, e questi momenti non puoi mica prevederli. Magari in parte te li aspetti, ma di solito arrivano quando non ci pensi. Correzione. Arrivano sempre quando non ci pensi. Di momenti così sul nuovo disco di Cullum ce ne sono dodici, e in quattro anni, tanti ne sono passati dal predecessore »The Pursuit« del 2009, il ragazzo è riuscito a garantire il giusto grado di varietà di motivi tra un pezzo e l’altro, e quindi un disco ben rifinito negli arrangiamenti e vario, pieno di freschezza autoriale e, cosa più importante, di acume creativo a sangue caldo che viene dal carattere musicale di Cullum. Curioso anche che l’artista abbia deciso di registrare ancora una volta una cover di Love For Sale, scritta in originale dal compositore Cole Porter per il musical di Broadway »The New Yorkers« (ah, dove sono finiti gli anni Trenta del secolo scorso?). Questo pezzo era già uscito sull’esordio di Cullum »Heard It All Before« (1999), stavolta però è stato portato a maturazione nella colorazione dei suoi elementi. E non è l’unica cover del disco. L’altra è Pure Imagination, che in origine appartiene ad Anthony Newley, attore, cantante e compositore inglese, e Cullum ci si presenta con particolare efficacia con un approccio sottilmente sensuale, fecondato da un accompagnamento jazz leggero e per niente invadente della componente pianistica. A questo momento non sfugge la ballata Get A Hold On Yourself, prima della chiusura dell’album. Il pezzo You Are Not The Only One è nato ispirandosi all’esperienza di Cullum come membro della giuria a tre del reality show britannico »Must Be the Music«.
Stavolta il musicista cammina, nel modo migliore della sua carriera, sul filo sottile che separa lo »jazzismo« da cabaret dalla moderna cultura pop, che inserisce nella sua musica soprattutto sull’onda dell’ispirazione degli approcci autoriali di gruppi alternativi moderni dalla fama da arene e stadi, come i Coldplay. In alcuni punti del disco la bilancia pende dal lato del mantello soul jazz swing (When I Get Famous, e poi entrambe le cover citate, Pure Imagination e Love For Sale), in altri bussa volentieri alle preferenze degli adolescenti che seguono le novità del moderno indie rock e pop (The Same Thing, Everythng You Didn’t Do, Sad, Sad World, Save Your Soul). La vera media perfetta tra i due approcci è condensata con coraggio in Take Me Out (of Myself) e nella conclusiva You Are Not The Only One, nate per essere singoli da hit.
Dal primo all’ultimo secondo l’album ha un tono naturale, un suono organico e non rigido nemmeno per un attimo (qui non ci si »nasconde« dietro gli effetti), e soprattutto torna a prendersi il ruolo da protagonista (e in questo caso è l’unica cosa giusta) l’interpretazione vocale sensuale di Jamie, che suona vissutissima e sincera nel suscitare emozioni. Con questa qualità Jamie ha fatto in pratica il 95% dell’essenza dell’album, per arrivare alla sua autenticità. Una delle composizioni più forti del disco è senza dubbio Edge of Something, dove si respira un senso di raccoglimento drammatico, compattezza melodica e sentimento che potrebbe rubare anche i momenti migliori dell’opera di Robbie Williams della prima metà del primo decennio del nuovo millennio. Il disco ha quel tipico pizzico scozzese di nostalgia malinconica. Un momento altrettanto convincente e affine per atmosfera è Anyway, a metà album. Su questo disco Cullum è maturato anche come paroliere. I messaggi hanno peso e concretezza, senza un briciolo di superficialità con cui volesse ingannare le masse.
Possiamo dire che Cullum nemmeno col sesto lavoro in studio offre una rivoluzione musicale, ma in quello che fa è espressivamente fortissimo e molto convincente. Con questo disco il suo carattere musicale è maturato di un altro gradino, e il tipo, con questo lavoro maturo e raffinato, si tiene stretto un ottimo equilibrio centrale, che mette insieme i gusti degli ascoltatori più giovani, di mezza età e più navigati. Lì Cullum può sentirsi rilassato, senza pesi, e da lì continuare a creare, del tutto indipendente, musica d’autore piena di verve!
Formazione
Jamie Cullum – voce, piano, tastiere, xilofono, chitarra, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Christopher Hills, – basso
Bradley Webb – batteria, percussioni, voce di accompagnamento
Kolone Soto – violino
Laura Stanford – violino
Eleanor – Stanford – violino
Emma Parker – violino
Catrin Win Morgan – violino
Graham Du Plesis – violoncello
Amy Stanford – viola
Nozomi Cohewn – viola
Natalie Williams – voce di accompagnamento
Janet Ramus – voce di accompagnamento
Vanessa Heynes – voce di accompagnamento
Produzione
Jim Abbiss & Dan The Automator
Tracklist
01. The Same Things
02. Edge Of Something
03. Everything You Didn’t Do
04. When I Get Famous
05. Love For $ale (Feat. Roots Manuva)
06. Pure Imagination
07. Anyway
08. Sad, Sad World
09. Take Me Out (Of Myself)
10. Save Your Soul
11. Get A Hold Of Yourself
12. You’re Not The Only One