Morrissey conquista di nuovo Lubiana dopo undici anni (2026)
Morrissey
mercoledì 15. 7. 2026, ore 21.00
Lubiana / Križanke / Slovenia
Dov’è finito quell’ottobre 2015, quando Stephen Patrick Morrissey – per tutti semplicemente Morrissey – mise piede in Slovenia per la prima volta? Era la Hala Tivoli e la data era il 10 ottobre (la recensione del concerto su RockLine). Gli anni volano. Quel concerto meraviglioso di Morrissey ci risuona ancora nelle orecchie, come se fosse successo ieri!
Morrissey, cantautore britannico di radici irlandesi, quest’anno ha pubblicato il suo 14° album in studio, “Make-Up Is A Lie”, e si è lanciato in una serie di concerti europei! Una delle date lo ha portato di nuovo dalle nostre parti, più precisamente alle Križanke di Lubiana. Si potrebbe dire la location ideale per gli show di un musicista amato da più generazioni, che nella carriera ha sollevato più di una polemica con le sue posizioni controverse. Ma per quante storie, storielle e pettegolezzi accompagnino la carriera di Morrissey, alla fine tutto converge sempre su un unico denominatore comune. Sempre e ovunque è lo stesso: la musica e l’espressione attraverso l’arte musicale. Solo questo conta davvero. Ed è proprio questo il biglietto da visita di Morrissey, che lo tiene sempre sotto i riflettori tra i beniamini più amati dell’indie rock mondiale. Con una forza confessionale intensa, a tratti penetrante, di cui si occupa la sua poesia, capace di scuotere sul serio. Il modo di porgere versi e poesia è, per quanto riguarda Morrissey, unico, inimitabile. Anche quando i brani sembrano leggeri, a volte addirittura ingenui, messi insieme così, il tocco di Morrissey li porta in un luogo tutto suo, fatto di autenticità confessionale e di un fascino irripetibile!
(Per fortuna) niente gruppo spalla! Si va dritti sul palco. Alle 21.00! La gente si alza dai posti a sedere. Stare seduti è impossibile. Ma chi si è inventato tutte ‘ste sedie ‘assurde’? D’altro canto? Beh, si respirava meglio, e poi la location sembrava (a occhio) più piena con le sedie sparpagliate qua e là. “Buonasera!”, ha salutato il pubblico il celebre cantautore con un tamburello blu nella destra, e le Križanke si sono accese. Anche stavolta Morrissey era accompagnato da un quintetto con due chitarristi: il fedele Jesse Tobias e, dal 2023, Carmen Vandendberg della formazione Bones UK (mica uno qualunque – ha suonato la chitarra perfino sull’album di Dave Stewart “Ebony McQueen”). Alla batteria resta fedele Matt Walker, tornato da Morrissey nel 2024 (dopo quattro anni), poi c’è il bassista colombiano Juan Galeano dei Diamante Electrico e la tastierista Camila Grey (attiva nei Rogues, ha suonato tra gli altri con Adam Lambert). Insomma, a parte i due compagni di lunga data (Tobias, Walker), una formazione rinnovata di brutto.
In questo tour, in sintonia sia con il messaggio del nuovo album sia con i classici, Morrissey ha intensificato l’atmosfera del materiale eseguito con scenografie succose e proiezioni di spezzoni di classici del cinema, dove abbiamo incrociato tantissimi volti leggendari di Hollywood. Ancora prima di fondare gli The Smiths, Morrissey scriveva da giornalista di musica e di cinema. Ha scritto anche qualche libro sul cinema. L’amore per l’arte cinematografica resta eterno. Insomma, l’apertura con Billy Budd, dal quinto album “Vauxhall And I”, da questo punto di vista non sorprende affatto, visto che il titolo è una variazione su quello del film “Whitnail And I” del 1987. Camicia rosso scarlatto, il ciuffo inconfondibile (ereditato dai tempi rockabilly e dall’ossessione per James Dean) e naturalmente quel baritono vellutato, riconoscibile a un miglio di distanza, che ti conquista e ti incatena in un attimo. Carisma da esportazione. Si poteva tagliare col coltello. In apertura Morrissey ha piazzato tre brani della sua discografia solista, poi è arrivato il momento del celebre riff degli The Smiths, con una delle chitarre che ulula come una sirena, e siamo già a How Soon Is Now?
Prime file letteralmente ‘incollate’ alla transenna. Anche se il palco era separato da una barriera aggiuntiva, a qualche ‘ginnasta’ inamovibile delle prime file è riuscito di saltare sul palco durante il concerto e correre ad abbracciare Morrissey. Al musicista la cosa non ha dato il minimo fastidio e ha reagito in modo del tutto professionale, da elegante signore di mezza età. Anche gli addetti alla sicurezza erano sul pezzo, e con calma e senza rancore hanno riaccompagnato giù tra il pubblico quelle poche teste calde. La sensazione, però, era affascinante. Splendida. Le prime file sapevano a memoria tutti i versi. E in maggioranza erano giovani. Ventenni, più o meno. Durante il concerto Morrissey ha stretto la mano al pubblico più volte, alimentando ulteriormente le prime file. E poi quel pezzo degli The Smiths dal quarto album “Strangeways, Here We Come”, A Rush And A Push And The Land Is Ours, dove accanto a Morrissey è venuta in primo piano la tastierista Camila Gray, che con le tastiere ha coperto la gran parte dello sfondo.
La voce serve Morrissey alla grande, la band è brillantemente affiatata. Suono fantastico. Le linee di basso afferravano alla perfezione, la dinamica ritmica solida e fame di groove! Le due chitarre hanno abbracciato il vero ‘indie vibe’, che ha interiorizzato anche una bella dose di suono ‘jangle’. Assoli minimalisti, ma suonati con una raffinatezza da filigrana. Nemmeno una stecca. E naturalmente tutti gli occhi erano puntati su Morrissey. Il carisma resta eccezionale. Anche nei commenti tra un pezzo e l’altro è stato molto pittoresco. Dopo la title track del nuovo album arriva il valzer degli The Smiths I Know It’s Over, dove Morrissey brilla vocalmente con la sua delicata raffinatezza. Il brano, dopo il 2013, Morrissey lo ha rimesso in repertorio l’anno scorso e lo ha tenuto in scaletta anche quest’anno. Subito dopo esplode il suo più grande successo da autore, e a cantare c’erano praticamente tutte le Križanke. Come dargli torto? Era Everyday Is Like Sunday, con un ritornello ipnotico e contagioso a cui ti unisci senza sforzo anche tu. Quella malinconia dolceamara, quell’umorismo nero ‘infilato’ in tutta la confessione, danno un fascino speciale alla serata, creando un’atmosfera tutta particolare (da isole britanniche). Morrissey è davvero irlandese da capo a piedi, con un cuore britannico! Lo ha coronato prima della fine con un altro dei suoi singoli di maggior successo, Irish Blood, English Heart. Dopo il nuovo singolo The Monsters of Pig Alley il palco si è tinto di luci rosse e di una fitta nebbia, da cui ogni tanto spuntava barcollando solo la sagoma di Morrissey, e la band ha chiuso il concerto in modo teatrale con Jack The Ripper di Morrissey.
La band torna sul palco, ovviamente, per il bis d’obbligo! Morrissey si è cambiato e indossa una maglietta con la scritta Ljubljana, e in mano stringe un mazzo di gladioli, che però durante l’esecuzione non ha distribuito al pubblico, ma sparpagliato sul palco. Era quel successo mancato, dimenticato. There Is a Light That Never Goes Out, uscito solo nella raccolta “The World Won’t Listen” (ce l’avevamo tutti in fretta a casa, perché la Jugoton ci ha messo solo un anno di ritardo con la versione jugoslava – la raccolta è uscita in originale nel 1987). Ai tempi della promozione dell’album “The Queen Is Dead” la band diede la precedenza, nella scelta dei singoli, a Bigmouth Strikes Again! There Is a Light That Never Goes Out colpisce in modo brillante anche nel 2026. Sempreverde, immortale, magnetica. Un pezzo che per l’ultima volta, e come grande saluto, ha unito in un unico corpo il pubblico infuocato delle Križanke. Morrissey con la band ha portato il pubblico a giri davvero alti. La nuova generazione si è spinta davanti, noi zii e zie navigati ci siamo goduti la serata nelle retrovie, e il concerto è volato alla velocità della luce. Un concerto di brani leggeri, brevi, ma essenziali nei tratti, su cui regna la presenza vocale unica dell’inimitabile Morrissey. Quando la band ha suonato l’ultima nota, anzi anche un attimo prima, Morrissey è schizzato giù dal palco. È sparito come la canfora ed è stato chiaro che era finita. Prima, però, si è tolto la maglietta con la scritta pittoresca Ljubljana e l’ha lanciata tra il pubblico. Ah, già. Il batterista Matt Walker per questo concerto ha decorato la pelle della grancassa con la bandiera slovena, e Morrissey ha conquistato anche la parola grazie, usata più volte durante il concerto. Bello. Speriamo di non dover aspettare altri undici lunghi anni perché torni a trovarci! Nel suo 68° anno d’età, infatti, mantiene ancora un’ottima forma (vocale, ma anche fisica)!
p.s.: Per quei poveri gladioli (un rituale da palco che Morrissey eseguiva già negli anni Ottanta con gli The Smiths), più tardi dal pubblico è saltato sul palco un fan italiano scatenato. Ha raccolto tutto prima che due ‘omaccioni’ lo agguantassero e lo cacciassero dal palco, e lui ha solo balbettato: “I had to!” (‘dovevo’). Ebbene, i gladioli sono finiti alle sue compagne, con cui era venuto al concerto in Slovenia. Un’ultima cosa. Stavolta un concerto con una marea di turisti, di cui Lubiana è piena ogni estate, e un sacco di pubblico croato e italiano alle Križanke!
Autori: Edita Klemen & Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Morrissey – scaletta:
1. Billy Budd
2. I Just Want to See the Boy Happy
3. First of the Gang to Die
4. How Soon Is Now?
5. Suedehead
6. Kerching Kerching
7. A Rush and a Push and the Land Is Ours
8. Zoom Zoom the Little Boy
9. Now My Heart Is Full
10. Alma Matters
11. Make-Up Is a Lie
12. I Know It’s Over
13. Everyday Is Like Sunday
14. Sure Enough, the Telephone Rings
15. Shoplifters of the World Unite
16. Notre-Dame
17. Irish Blood, English Heart
18. The Monsters of Pig Alley
19. Jack the Ripper
—bis—
20. There Is a Light That Never Goes Out



























