My Generation
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Who, The
Etichetta: Brunswick Records
Uscita: 1965
Durata: 36:13
Voto: 3.5/5
Le leggende del classic rock The Who si sono presentate al grande pubblico per la prima volta nel 1965 con il debutto in studio »My Generation«, che nella versione originale conteneva dodici pezzi, di cui solo quattro superavano i tre minuti. A quasi cinque decenni di distanza, »My Generation« sembra senza dubbio un inizio modesto rispetto alle imprese successive, ben più ambiziose e per lo più a tinte concettuali, degli The Who, ma si merita a pieno titolo un posto tra i dischi più importanti della storia del rock: all’uscita ha rimescolato per bene le carte della scena musicale di allora.
Il primo singolo degli The Who, »My Generation«, diventato uno degli evergreen più riconoscibili della loro carriera, uscì ancora prima dell’album omonimo. La giovane band, che nel 1965 aveva cambiato nome da The Detours a The Who (per un breve periodo si chiamarono The High Numbers), poco dopo l’arrivo del brillante ma problematico batterista Keith Moon cominciò a raccogliere in fretta seguaci tra la nuova generazione di ascoltatori, che andava matta per i loro testi ribelli, rivoluzionari per l’epoca. A segnarli furono soprattutto il già citato inno ribelle e l’evergreen »The Kids Are All Right«, due pezzi che in un attimo sono diventati ‘popolari’ e hanno posato alcune delle fondamenta per i generi successivi su cui gli The Who hanno avuto un’influenza enorme, come l’hard rock, l’heavy metal e il punk.
Con la sua miscela di r’n’b, pop e rock delle origini, su »My Generation« la band era ancora lontanissima dall’eclettismo delle conquiste future, ma il brillante chitarrista e compositore Pete Townshend si mise già in mostra con nove pezzi originali, in cui si sentivano certe caratteristiche sonore e liriche che sarebbero state poi limate e portate a un altro livello. Gli The Who riuscirono a trovare una via di mezzo tra la melodia e la bontà dei Beatles e l’energia grezza e la volgarità dei Rolling Stones, e qua e là si potevano già intravedere le basi delle loro imprese successive, ben più cariche di spessore intellettuale. Su »My Generation« ci sono anche tre cover di altri artisti, cosa tutt’altro che avanzata e anzi piuttosto tipica per l’epoca, mentre molto più innovativo suona lo strumentale conclusivo »The Ox«, scritto e suonato dagli The Who insieme al tastierista e compositore Nicky Hopkins, ospite per l’occasione.
»My Generation« si apre con un semplice pezzo r’n’b, »Out In The Street«, che in origine doveva uscire come singolo ma poi non se ne fece nulla. È proprio curioso sentire quanto fosse diverso l’approccio vocale di Roger Daltrey agli inizi di carriera, quando si sforzava ancora di imitare i cantanti r’n’b neri americani. »I Don’t Mind«, un altro classico r’n’b, è una cover del celebre musicista funk e soul James Brown, che nello stesso anno fu ripresa anche dai The Moody Blues sul loro debutto in studio »The Magnificent Moodies« (1965). »The Good’s Gone« è già un po’ più The Who, con una struttura interessante negli accordi di chitarra e un testo vagamente nichilista, mentre la voce di Roger suona piuttosto cupa, come se cantasse dentro una pentola crepata. Il pop rocker un po’ stantio »La-La-la Lies«, che non lascia dietro di sé nessun segno emotivo duraturo, è uno dei momenti più deboli del disco.
Un po’ più interessante è »Much Too Much«, altro pezzo d’amore, con una leggera sfumatura folk e belle armonie vocali. Sulla title track, che già mescolava elementi embrionali di hard rock, power pop e persino punk, nei decenni si sono dette e scritte un sacco di parole, quindi qui non ha davvero senso dilungarsi. Stando a Townshend, l’ispirazione per uno dei pezzi più riconoscibili degli The Who gli venne dopo essersi infuriato perché la regina Elisabetta II aveva fatto rimuovere dalla strada la sua macchina, che a quanto pare le sembrava semplicemente d’intralcio durante il suo giro per le vie di Londra. Il testo è piuttosto semplice e parla di un individuo che cerca il proprio posto nella società. L’elemento più accattivante di questo inno ribelle è il ritornello a più voci che, soprattutto per via del testo, era davvero rivoluzionario per i suoi tempi e ha contagiato in un lampo un’intera nuova generazione di ascoltatori.
Segue un altro dei classici più riconoscibili degli The Who, »The Kids Are All Right«, che, al contrario di »My Generation«, con la sua piacevole melodia alla Beatles è un pop rocker molto più amichevole, e nemmeno qui manca uno dei ritornelli più famosi della storia del rock. »Please, Please, Please«, ibrido tra r’n’b e rock’n’roll, è un’altra cover del compianto James Brown, in cui la voce di Roger suona di nuovo sensibilmente diversa da come la maggior parte del pubblico era abituata a sentirla per quasi tutta la sua carriera. »It’s Not True«, un altro pezzo marcatamente ‘americano’, non rientra tra i momenti più ispirati del disco: ha un’impronta country forte e non si piazza nemmeno lontanamente tra le cose tipiche degli The Who.
»I’m A Man«, un altro tuffo non troppo convincente nelle acque del r’n’b e del rock’n’roll, è una cover del noto bluesman Bo Diddley, in cui la cosa più interessante è la breve jam strumentale, una specie di antipasto delle jam dal vivo, molto più lunghe, che gli The Who avrebbero fatto in seguito. In »A Legal Matter«, che ha un riff di chitarra divertente e abbastanza innovativo, alla voce solista si cimenta Pete, probabilmente perché Roger in quel periodo si stava separando dalla prima moglie e il testo parla del divorzio di due adolescenti: evidentemente gli sembrava tutto troppo personale. Lo strumentale »The Ox«, con le sue improvvisazioni appassionate tra Townshend, Moon, il bassista John Entwistle e l’ospite alle tastiere Nicky Hopkins, una sorta di avanscoperta delle future avventure art rock della band, chiude il disco in modo sperimentale e piuttosto interessante.
»My Generation« è stato uno dei primi segnali di una nuova era musicale. Per un po’ ha spinto gli The Who in cima ai portavoce più amati della generazione ribelle appena sfornata, nata alla fine degli anni Sessanta dopo il picco e il lento declino del movimento mod, che aveva avuto un peso notevole anche sugli inizi di questa leggendaria band. Certo, con la sua ‘santa semplicità’ »My Generation« era lontanissimo da ciò che gli The Who avrebbero creato nei capolavori successivi, molto più ambiziosi, mentre evolvevano a velocità supersonica da un disco all’altro, ma ha posato la prima pietra di una carriera incredibilmente di successo e influente, e ha lasciato il segno su tantissime generazioni musicali a venire.
Formazione
Roger Daltrey – voce solista, armonica
Pete Townshend – chitarra, cori, voce solista su “A Legal Matter”
John Entwistle – basso, cori
Keith Moon – batteria, percussioni
MUSICISTA OSPITE:
Nicky Hopkins – pianoforte
Produzione
Shel Talmy
Tracklist
1. Out in the Street (2:31)
2. I Don’t Mind (2:36)
3. The Good’s Gone (4:02)
4. La-La-La-Lies (2:17)
5. Much Too Much (2:47)
6. My Generation (3:18)
7. The Kids Are Alright (3:04)
9. Please, Please, Please (2:45)
10. It’s Not True (2:31)
12. I’m a Man (3:21)
13. A Legal Matter (2:48)
14. The Ox (3:50)