Mylo Xyloto
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Coldplay
Etichetta: Parlophone Records
Uscita: 2011
Durata: 44:12
Voto: 3.5/5
Cosa si può dire ancora, quando i Coldplay tirano fuori un nuovo album in studio? Dei ragazzi che nel music business hanno ottenuto praticamente tutto non hanno certo bisogno di un’introduzione cavillosa, calibrata al millimetro e lunga un chilometro, capace di far vacillare i poli magnetici del pianeta Terra, no? La conclusione d’apertura è questa: con “Mylo Xyloto” i Coldplay hanno messo sul mercato un album diverso, ma allo stesso tempo tipico in tutto e per tutto: un vero album dei Coldplay.
Per niente pretenzioso nella ricerca dei confini dell’io “creativo”, come invece era stato “Viva La Vida” (2009), gonfiato di bombast ben più vistoso. I Coldplay stavolta sono andati sul più basilare. La collaborazione prolungata con il guru musicale Brian Eno, però, regala alla loro discografia, con “Mylo Xyloto”, l’album dal suono più raffinato e levigato fino a oggi.
I Coldplay sono semplicemente quei ragazzi dell’alternative rock che sono riusciti a vendere tutto il pacchetto musicale, immagine compresa, al punto da conquistare gli yuppie e da riempirsi le tasche di milioni di bigliettoni verdi. In realtà nella vita non gli succede niente di terribile. Non sono a pezzi, non muoiono di fame, non battono i denti dal freddo. Questa essenza resta anche nell’album “Mylo Xyloto”, che è infatti concettuale: ci scorre dentro una storia d’amore a lieto fine. Perspicace, no? Cercare Einstein nei Coldplay è ovviamente un’impresa utopica.
Il minimalismo, fatto di movimenti brevi, asciutti e rilassati che accostano paesaggi sonori, è la lingua della musica dei Coldplay. E resta dominante anche stavolta. Questo i ragazzi lo sanno fare, ed è qui che sono più forti. Nella maggior parte dei brani, conditi da un uso generoso degli accordi maggiori, la forma delle melodie principali è coperta dal tipico abbraccio gelido dell’atmosfera, per il quale i “Coldplay”, come giocatori di una “partita a sangue freddo”, sono assolutamente riconoscibili.
La melodia di base costruita dal quartetto è vestita con precisione e cura con le ultime scoperte dei grandi maestri di studio, veri esperti di sound design. La voce principale passata attraverso gli effetti, che suona quasi surreale, il suono di chitarra ridotto a pochi toni ma, grazie agli effetti accentuati dei contrasti sonori, aperto a ventaglio in una sapiente fusione di elettronica e rock. Non solo nei crescendo dei ritornelli, ma soprattutto nei pezzi tranquilli, dove a rendere più denso l’accompagnamento c’è anche la chitarra acustica, emerge il susseguirsi di “paesaggi sonori” del guru Brian Eno, che con il quartetto ha fatto ormai più che evidentemente amicizia. Il brano che spicca di più, da questo punto di vista, è proprio quello in cui i Coldplay si avvicinano di più al pop. Non perché ci sia il duetto con l’ospite, la desiderabile “lecca-lecca del pop” Rihanna, ma semplicemente per l’arrangiamento, dove le chitarre, sotto la manipolazione sonora di Eno, sono coperte al punto da funzionare solo come spezia in più e non come strumento guida dell’accompagnamento. Princess Of China è un brano che potrebbe trovare senza problemi posto anche nel prossimo album in studio di Rihanna.
La tranquilla Us Against The World, che ha subìto meno manipolazioni in studio (meno “upgrade”), svela invece il buco nell’interpretazione vocale di Chris Martin. Semplice: le note più basse a tratti “risucchiano” letteralmente la sua voce. E all’inizio della conclusiva Up With The Birds Martin, sulle note basse, riesce a malapena a mantenere la credibilità. Pazienza. Non è mai stato famoso come gran cantante, quindi la sua voce funziona al meglio quando passa attraverso gli effetti, quando è circondata dall’armonizzazione di loop sonori programmati, oppure quando è armonizzata dalle voci di accompagnamento.
Siccome i Coldplay sono rocker “morbidi” che sfidano, a colpi di risultati commerciali, i più grandi articoli pop d’esportazione di MTV (uno di questi l’abbiamo citato in uno dei paragrafi qui sopra), è logico che per loro non ci sia più strada indietro. Quindi bisogna pensare a ogni dettaglio! “Mylo Xyloto” conferma infatti che, a prescindere dalle nuove idee e dai nuovi pezzi del quartetto, la parte maggiore del cervello del prodotto finale la mettono i “legionari” che i Coldplay possono semplicemente comprarsi. E così si comprano anche qualche circonvoluzione in più per il proprio “cervello”, che nel risultato finale dà il giusto valore alla band e al suo talento di base.
“Mylo Xyloto” è un album bello e di ottima qualità, che accontenterà i gusti di tutti. Anzitutto ha chiuso la bocca all’avida industria musicale, che si ritrova tra le mani un prodotto alternative rock di tale qualità, carico di hit. Queste portano, nel loro semplice schema di partenza, composizioni che puntano innanzitutto a una soglia di eccitazione melodicamente bassa, quella della seduzione sottopelle sull’ascoltatore: la garanzia con cui i Coldplay continueranno a riempire arene e stadi in tutto il mondo. Pieni di competenza negli arrangiamenti sonori, brani come Hurts Like Heaven, Paradise, Charlie Brown, Every Teardrop Is A Waterfall, Princess Of China o Don’t Let It Break Your Heart non si possono contestare in nulla. Vero, in tutto ciò che “Mylo Xyloto” porta si stende ancora una volta il velo delle influenze delle band di riferimento: dagli U2 (per lo più i motivi di chitarra, e in certi punti anche la voce) ai R.E.M. (i trucchetti “jangle”), fino alla sognante vena elettronico-spaziale dei Radiohead e/o dei Muse, ma queste influenze portano solo una gradita spezia nel calderone delle idee. Nel caso dei Coldplay è la regola da sempre.
Insomma, i Coldplay mantengono l’aria di innocui cocker spaniel, che si limitano a guardare dolcemente, col cuore sanguinante, verso il loro cubetto di zucchero, e non abbaiano mai, figurarsi mordere. Ed è questo l’asso nella manica per conquistare le masse. La loro “fragranza di cannella” i ragazzi l’hanno quindi conservata con saggezza, mandando sul mercato un prodotto che ha subìto la maggior pettinatura sonora di dettaglio, il che, d’altra parte, dà la sensazione di una band che matura. Un album di hit, un album di altissima ascoltabilità, un album di un livello espressivo che non si può contestare e, non ultimo, un album che terrà i Coldplay saldamente al primo posto tra le rock band (commercialmente) di maggior successo del nuovo millennio.
Formazione
Chris Martin – voce, chitarra, tastiere
Jonny Buckland – chitarra
Guy Berryman – basso
Will Champion – batteria
Produzione
Mark Dravs, Daniel Green & Rick Simpson
Tracklist
1. Mylo Xyloto (0:42)
2. Hurts Like Heaven (4:02)
3. Paradise (4:38)
4. Charlie Brown (4:45)
5. Us Against the World (4:00)
6. M.M.I.X. (0:48)
7. Every Teardrop Is a Waterfall (4:01)
8. Major Minus (3:30)
9. U.F.O. (2:18)
10. Princess of China (3:58)
11. Up in Flames (3:13)
12. A Hopeful Transmission (0:33)
13. Don’t Let It Break Your Heart (3:54)
14. Up with the Birds (3:46)
MUSICISTI OSPITI
Rihanna – voce nel brano n. 10