Nature/Existence
Artista: Echoes
Etichetta: Progrock Records
Uscita: 2009
Durata: 53.08
Voto: 4.5/5
Venezuela. Sudamerica! Musica progressive. Arrangiamenti stratificati, tavolozza sonora ampia e variegata. Soprattutto, colpisce l’uso di idee fresche, che sono il motore del carattere interessante e diverso degli Echoes.
Gli Echoes camminano sul filo sottile tra prog metal e prog rock. Quindi, dove camminano? Ovunque e da nessuna parte. Sono dei progsters senza il pensiero fisso di imitare i propri idoli: partono dalla loro percezione personale, e la loro interpretazione d’autore offre abbastanza elementi per dire che “Nature/Existence” è un disco con un suono rappresentativo e tutto loro.
Impossibile, direte. Con un disco così gli Echoes avrebbero dovuto sbarcare sul mercato 10 anni fa. Gli Echoes non sono cupi. Danno la precedenza alla melodia, e nei loro arrangiamenti i motivi non finiscono nel labirinto senza uscita della frammentazione, con arrangiamenti complessi sminuzzati all’infinito che richiedono più ascolti prima che il materiale ti entri sotto pelle. L’approccio è neoclassico, eppure non è né scandinavo né germanico. Gli assoli alla Paganini – cesellati con puntiglio dalla chitarra – sono sì prevedibili, ma mantengono la fluidità dei motivi portanti. Sono dosati nelle quantità giuste e nei punti giusti, così il loro effetto è proprio quello che serve: smuovono i brani, alzano la dinamica e stuzzicano con gusto anche le orecchie più viziate dei buongustai della musica.
Il punto di forza di “Nature/Eksistence” è che non cerca di conquistare le masse a colpi di assoli alla velocità della luce, passaggi da capogiro di virtuosismo esecutivo o acrobazie da fuoco incrociato nel dialogo tastiera-chitarra. Niente di tutto questo. La musica preferisce ondeggiare tra “caldo e freddo”, o tra più veloce e più lento. Gli Echoes puntano soprattutto sull’atmosfera e sull’alternarsi di stati d’animo diversi.
L’atmosfera di “Nature/Esistence” è spesso mistica, e non nasconde nemmeno un tocco trascendentale ed esoterico. Soprattutto nei passaggi più calmi, dove nel susseguirsi dei motivi i suoni del pianoforte classico si intrecciano a colori con i sintetizzatori e la chitarra perde il primato. Questa sensazione nasce anche dall’inserimento di tanto in tanto della chitarra “lapsteel” (Rude Awakening). A proposito di Rude Awakening, il ritornello in particolare si avvicina per melodia e approccio vocale ai tedeschi Vanden Plas, ma il pezzo porta con sé tante deviazioni tipiche del rock progressivo, che non si nascondono, come detto, quando le tastiere passano in primo piano.
Gli Echoes hanno invitato nel disco diversi cantanti ospiti, dando ancora più movimento e pregio ai singoli brani. Dopo Rude Awakening, un approccio simile prosegue anche in Leaf Motif. La voce, qui, è vicina alle finezze dello stile scandinavo. È pulitissima e si prende anche parecchio spazio per l’improvvisazione, il che non è troppo distante da gruppi come i Mind’s Eye. In questo pezzo si possono fare riferimenti anche agli arrangiamenti dei Symphony X (soprattutto del periodo di Twilight At Olympus o Five – The New Methology Suite). Far From Coincidence (più avanti nel disco), in particolare, nel modo di stendere la melodia vocale è vicinissima al marchio sonoro dei Symphony X. I sintetizzatori fanno spesso, e in modo ottimo e maturo, la parte dell’orchestra in questo disco. In chiusura, Winds Of Dread presenta un’integrazione riuscitissima del sassofono.
Come si addice a un approccio progressive, ci troviamo di fronte a ritmi spezzati che spesso ribaltano lo stato d’animo dei singoli brani. Che la band si diverta a “strumentalizzare” lo dimostra soprattutto la serie di pezzi strumentali, compatti e melodicamente piacevoli, dai cambi d’atmosfera turbolenti: Lullaby (i cui arrangiamenti sono tutto fuorché da ninna nanna), Bonefires e la parte iniziale di Unfair. Il disco scorre da un brano all’altro così fluido che l’ascoltatore non ha mai la sensazione di una separazione tra l’uno e l’altro. Oggi, nel mondo prog, sono casi rari.
Il “collante” strumentale di quasi due minuti di Seasons Come To Past richiama il temperamento sudamericano, con ritmi tribali che si legano benissimo a un motivo neoclassico sognante. È qualcosa che negli Echoes indica una parentela nel modo di comporre con i brasiliani Angra. Il neoclassicismo di Farewell, guidato dagli arrangiamenti d’archi, e lo strumentale finale arrangiato in modo fenomenale e pieno di nostalgia trattenuta, Prologue, evocano ancora una volta la grandezza e il temperamento degli Angra dei primi tempi.
Che l’elemento imprevedibilità sia presente nella dose giusta, quella che stuzzica e agita l’ascoltatore, che si gode l’esplorazione di cosa si nasconde dietro ogni curva del disco, non c’è nemmeno bisogno di sottolinearlo. Proprio questo equilibrio giusto tra il peso di un motivo melodicamente curato, la comunicazione strumentale nuda ma arguta tra i mattoni della musica degli Echoes e il mantenimento del filo rosso anche quando la band infila repentini cambi di atmosfera, dà a “Nature/Existence” il carattere aggiuntivo di un disco di alta qualità, che può vantare un’acuta espressività nelle strutture riccamente arrangiate e, cosa ancora più importante, un’identità riconoscibile e davvero personale. Il punto di forza degli Echoes è anche che i loro brani strumentali, in questo disco, sono per espressività del tutto alla pari con quelli guidati dalle voci. E ci riescono in modo compatto e melodicamente chiaro, che è molto più difficile che provare a “nascondersi” negli strumentali dietro un’improvvisazione da brividi, vero, vecchi tromboni (oggi sovrasaturi) Dream Theater?.
Dopo tutto questo possiamo concludere che “Nature/Existence” è più che un ottimo album di debutto degli Echoes, che dimostra che sulla scena del prog metal, oggi parecchio impoverita sul piano espressivo, è rimasto ancora un po’ di spazio per acume musicale, freschezza e un avvertimento: con uscite come questa, anche in un periodo di minor simpatia da parte della critica, per il futuro del progressive metal o del (neo) progressive rock non c’è niente da temere. Intanto, viste certe comparazioni negli arrangiamenti, possiamo concludere anche che nel carattere di “Nature/Existence” c’è parecchio di revivalistico. Soprattutto di revival nel prog metal. Gli anni, del resto, corrono veloci. Il che significa che nei suoi ultimi 20 anni di vita questo genere è diventato finalmente anche un tassello maturo e definitivamente delineato del mosaico del rock mondiale.
Formazione
Javier Landaeta – chitarra elettrica, acustica, chitarra acustica a 12 corde, “lapsteel”
Antonio Silva – chitarra elettrica, acustica
Rafael Sequera – chitarra elettrica, acustica,
chitarra acustica a 12 corde
Alfredo Ovalles – tastiere, percussioni, chitarra “slide”
Jorge Rojas – basso
Miguel Angel Moline – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Carl Webb – voce nei brani n. 2 e 8
Nick Storr – voce nel brano n. 3
Tobias Jansson – voce nel brano n. 6
Pedro Castillo – voce nel brano n. 10
Dave Duffus – sassofono nei brani n. 9 e 10
Produzione
Alfredo Ovalles, Stefan Schneider & Echoes
Tracklist
1. Epilogue (…Is Where We Start)(2:48)
2. Rude Awakening (6:32)
3. Leaf Motif (6:12)
4. Lullaby (4:21)
5. Bonfires (3:21)
6. Unfair (6:15)
7. Seasons Came To Pass (1:45)
8. Far From Coincidence (4:16)
9. Despair (5:33)
10. Winds Of Dread (3:40)
11. Farewell (3:32)
12. Prologue (Where We End…) (4:48)