Nazareth: da oltre quarant’anni i rocker delle Highlands scozzesi, sempre rumorosi e orgogliosi (2010)
Luogo: Orpheum / Graz / Austria
Data dell’intervista: 05.05.2010
Se qualcuno mi avesse detto che un giorno mi sarei seduto allo stesso tavolo con i leggendari rocker scozzesi Nazareth, gli avrei chiesto di inventarsi una barzelletta migliore. Eppure il diavolo ci ha messo la coda e è successo davvero. La band, che vanta oltre 40 anni di carriera e qualche evergreen indimenticabile come This Flight Tonight, Love Hurts, Dream On, My White Bycycle, ha fatto tremare le vette delle classifiche soprattutto nella prima metà degli anni Settanta.
Nel 2010 i Nazareth sono partiti per un nuovo tour, battezzato con un nome più che azzeccato: “Still Lound N’ Proud”. Tra le tappe c’è stata anche Graz, in Austria, nella sala Orpheum. Si può desiderare una location più comoda per vedere un concerto dei Nazareth?
Al tavolo si sono uniti a noi entrambi i membri originali e fondatori della band, il cantante Dan Mccafferty e il bassista Pete Agnew, che in una chiacchierata concisa e divertentissima ci hanno spiegato perché ancora oggi è così..
RockLine: Siete nel bel mezzo di un nuovo tour europeo, come sta andando? Tutto okay?
Pete: Abbiamo alle spalle tre settimane e mezzo di tour. Finora ci va tutto molto bene. Siamo sempre in tour.
Dan: Ci siamo lasciati alle spalle la parte britannica, ora arriva la lunga tranche tedesca e alla fine il Nord America.
RockLine: Avete chiamato il tour Still Loud n’ Proud. Perché avete scelto questo nome?
Dan: Perché siamo ancora rumorosi e orgogliosi!
Pete: Sai, quando organizzi i concerti, in Germania chiedono sempre un nome per il tour, un titolo. Non c’è voluto molto a scervellarsi. Il nostro famoso album “Loud ‘N Proud” ci ha dato una bella mano. Sai, tanti, tanti anni fa, ancora negli anni Settanta, avevamo chiamato “Loud N’ Proud” un tour in Canada. All’epoca avevamo appena fatto uscire quell’album. In fondo è solo un nome. Dovevamo pur battezzare il tour.
Dan: Invece di chiamarlo, che so, Bob, ah, ah, ah….
RockLine: Due anni fa avete pubblicato il nuovo disco in studio “The Newz”. Con la formazione attuale, che però esiste da molto più tempo di quanto sia vecchio l’album. Com’è nato il disco?
Dan: L’ultimo CD che avevamo registrato prima di “The Newz” era uscito dieci anni fa. Si chiamava “Boogaloo”. In quell’album alla chitarra suonava già Jimmy Murrison. Poi è successo che il nostro buon vecchio Darrell (Darrell Sweet, n.d.r.) è morto d’infarto. Così nella band è entrato Lee (Lee Agnew, figlio del bassista Pete Agnew, n.d.r.). Avevamo materiale a sufficienza per un nuovo album, ma con le etichette non siamo proprio riusciti a metterci d’accordo. Ci dicevano che il disco potevamo anche registrarlo, ma che non avrebbero fatto nient’altro. Nessuna promozione. Per noi non aveva alcun senso. Nessuna visione. Così ci siamo detti: restiamo con i nostri tour e il disco, se serve, un giorno lo autoproduciamo. Abbiamo rimesso in moto tutto il concetto. È successo che in Svizzera si sono scaldati per noi, alla filiale locale della Phonogram Records: gli abbiamo mandato tutti i dettagli, il materiale, e gli è piaciuto moltissimo anche il titolo che avevamo scelto per l’album.
Pete: Il titolo mi sembra azzeccatissimo. L’album è pieno di idee nuove, nella band abbiamo collaborato alla grande sia nella scrittura che nelle registrazioni. Per questo è molto vario. In squadra abbiamo due membri molto più giovani di Dan e di me, quindi c’è anche qualche influenza nuova. L’album suona più moderno.
RockLine: Quindi Lee e Jimmy sono stati un fattore piuttosto influente nel dare forma al sound del nuovo album?
Pete: Sì, moltissimo.
Dan: Soprattutto Jimmy ha contribuito con tantissimi arrangiamenti.
Pete: Anche mentre finivamo il disco c’erano un sacco di belle idee nell’aria su come inserire le singole proposte negli arrangiamenti. Abbiamo parlato tanto tra noi e alla fine abbiamo trovato un ottimo consenso sulla forma finale dei pezzi e, non ultimo, dell’album.
Dan: Il criterio era mettere insieme 13 brani che piacessero a tutti e quattro i membri. E ci siamo riusciti. Quindi nessuno di noi, che so, dopo sei mesi, poteva venirsene fuori dicendo che un pezzo non gli piaceva, perché gli piaceva, ah, ah, ah…
RockLine: Visto che per 10 anni c’è stata questa siccità di album in studio, non avete mai avuto paura che la gente si stufasse di venire ai vostri tour, che tra l’altro sono piuttosto frequenti?
Pete: La gente viene ai nostri concerti molto volentieri. Per i classici. Quindi non possiamo temere di restare senza pubblico. È vero però che a settembre e ottobre di quest’anno, dopo aver finito il tour, andremo a Praga, dove inizieremo a registrare il nostro nuovo album in studio. Quindi in estate n
Dan: A meno che tu non voglia pisciare sul mercato. Oggi lo fanno in tanti. Gli album li comprano i vecchi appassionati di musica, i giovani si accontentano degli mp3.
Pete: Tre o quattro anni fa ho ricevuto un singolo che in Gran Bretagna era arrivato al primo posto nella prima settimana d’uscita, vendendo 25.000 copie. Mi sono fatto una risata enorme. Ai nostri tempi, quando pubblicavamo i singoli, non entravi nella Top 10 se non vendevi 50.000 copie al giorno. Al giorno! Se guardi la situazione di oggi, è una barzelletta totale. Non si può più prendere sul serio.
Dan: Internet ha cambiato tutto. Il materiale, la musica, sta lì ed è accessibile a chiunque. Ti aspetta. Non scapperà da nessuna parte. Quindi non hai bisogno di andare in negozio a rovistare con foga tra gli scaffali in cerca del tuo artista preferito. La gente è pigra e non ama sganciare soldi. E internet li coccola.
Pete: Non so dirti quanto sono felice di non essere in una band nuova. Per le band nuove oggi dev’essere dura, durissima.
RockLine: Vi sareste mai immaginati che dopo più di 40 anni sulla scena sareste stati ancora così rumorosi e orgogliosi?
Pete: No, no! Nemmeno in sogno, ah, ah, ah, ah,… La mia risposta a una domanda del genere è assolutamente: “Noooo!”
Dan: Pensavamo che alla nostra età avremmo fatto qualsiasi altra cosa tranne continuare a occuparci di musica. E gli anni sono volati in un attimo. E ora siamo ancora qui. Non riesco proprio a capacitarmene.
Pete: Ci sono parecchie band che vengono dagli anni Settanta e che continuano a resistere. Come noi. Per esempio Deep Purple, Uriah Heep, Motorhead,… Anche di loro oso dire che nessuno si sarebbe mai sognato che sarebbe durata così a lungo. Da un lato è un bene. Perché band così sono a disposizione le une delle altre e si possono fare tour in comune. Oggi è più facile di quanto fosse, che so, 15 anni fa. È più facile radunare sotto il palco anche un pubblico misto. Oltre ai fan più anziani di sempre, oggi ai nostri concerti ricompaiono di nuovo anche i giovani appassionati di rock. Vogliono sentire il rock dal vivo! Captano le chiacchiere degli altri e la cosa comincia ad attirarli. Vogliono vedere come funziona la faccenda dal vivo. Anche in questo tour è così. Di nuovo ti ritrovi circondato da un pubblico che ti segue fedelmente da 40 anni, ma accanto a loro compaiono sempre dei giovani, che probabilmente ci vedono dal vivo addirittura per la prima volta in vita loro. È interessante anche osservare i più giovani: non è difficile notare che seguono la tua musica. Cantano, conoscono i versi dei testi. Ed è molto incoraggiante.
RockLine: Dove avete conosciuto e trovato il tastierista John Locke?
Pete: Sull’isola di Montserrat, nel Mar dei Caraibi, dove stavamo registrando l’album “The Fool Circle”. All’epoca eravamo ancora nella formazione originale a quattro. Quello studio non esiste più, perché anni fa un vulcano ha distrutto completamente l’isola. Mentre eravamo lì, pensavamo di registrare qualche tastiera. E il nostro manager ci fa: “Non dovrebbe essere un problema, qui c’è anche John Locke!” Abbiamo sgranato gli occhi: “Chi?” Eravamo sorpresi. Conoscevamo tutti John Locke, a tutti noi era piaciuto tantissimo l’album “Twelve Dreams Of Dr. Sardonicus” degli Spirit, in cui suonava. Ovviamente l’abbiamo invitato a suonare il piano. Un uomo straordinario. Alla fine le tastiere le abbiamo usate in ben cinque brani dell’album. Quando abbiamo finito il disco e poi abbiamo pianificato un nuovo tour, abbiamo chiesto a John se si univa a noi. Ed è andata che siamo tornati a Montserrat e dopo “The Fool Circle” abbiamo registrato lì anche l’album “2XS”. John viveva a Montserrat. Poi ha suonato le tastiere anche nel nostro album dal vivo “Live In Texas” e anche in “Snaz”. Dopo qualche anno però ha fatto le valigie. Se devo essere sincero, non andava d’accordo con l’allora manager della band. John proprio non lo sopportava. Ci disse: “Ragazzi, non prendetevela con me. Suono con voi senza problemi, ma quel rompiscatole proprio non lo reggo!” In seguito però è successo che John si è unito a noi per qualche nuovo tour. Purtroppo è morto qualche anno fa. Era una persona eccellente e un tastierista eccellente.
RockLine: I Nazareth siete famosi per hit che sono cover di altri artisti, come This Flight Tonight, Love Hurts, My White Bycycle. Chi nella band è stato il promotore di questi riarrangiamenti?
Pete: È successo in modo del tutto naturale. Questi pezzi li suonavamo quando eravamo in viaggio, nel nostro furgoncino, ai tempi in cui non campavamo ancora di musica. Avevamo tutti un lavoro regolare. Questi brani li ascoltavamo da giovani, erano i nostri preferiti. Ma quando ci mettevamo mano, volevamo che suonassero a modo nostro. Come se li avessimo scritti noi. Per esempio This Flight Tonight di Joni Mitchell è molto, molto diversa dall’originale. Quando Joni l’ha sentita, la nostra versione le è piaciuta tantissimo.
RockLine: E di sicuro non ha disdegnato nemmeno il lato “tintinnante” che il successo di quella cover si è trascinato dietro, giusto?
Pete: Sì. Senza dubbio era contentissima anche di quello.
Dan: Era contenta degli assegni, ah, ah, ah…
RockLine: Nel novembre del 1985 avete suonato anche a Lubiana. Non ricordo più con precisione. All’epoca eravate in quattro o in cinque?
Pete: In quattro!
RockLine: È stata anche la prima e l’ultima volta che avete suonato in Slovenia.
Pete: Per noi quell’area era tutta Jugoslavia. Era il modo più semplice. Noi non sapevamo cosa fossero la Slovenia, la Croazia, la Bosnia e così via,… Mi ricordo però che ho suonato a Zagabria, a Belgrado, a Lubiana.
Dan: Ci piacerebbe tantissimo tornarci. Ma all’epoca di mezzo c’è stata la guerra…
Pete: I Nazareth avrebbero suonato volentieri più volte in quella zona, ma allora erano tempi in cui l’agenzia che noleggiava l’impianto voci chiedeva un affitto carissimo. Avevano paura per l’attrezzatura, pensando che potesse succedere qualcosa di brutto con noi in quella parte del mondo. Non osavano prestarci l’attrezzatura, perché non avevano la garanzia che sarebbe tornata indietro sana e salva.
RockLine: Dopo tutti questi anni di attività, come vi dimostra il suo rispetto la vostra città natale scozzese, Dunfermline?
Dan: Dunfermline è una città molto scozzese. Lì ci vogliono tutti un gran bene, solo che nessuno dei suoi abitanti ce lo dice, ah, ah, ah… Sai com’è lì. Entri in un pub. Tutti parlano di calcio. Se interrompi il discorso con un argomento tipo gloria e musica, ti sbattono subito fuori dal pub, ah, ah, ah….
Pete: Per noi è molto rilassante. Di sicuro tutti lì sanno chi siamo io e Dan. Ma non ci saltano addosso. Ti lasciano in pace, si fanno i fatti loro.
RockLine: In un articolo della rivista Classic Rock ho letto il resoconto del vostro recente concerto a Londra. Con voi si è esibita anche Debborah Bonham. Com’è nata questa collaborazione?
Dan: Di Debborah in Gran Bretagna si occupa la nostra stessa agenzia. Quindi probabilmente sarebbero passati ancora un bel po’ di anni prima che si presentasse un’altra occasione per suonare insieme.
Pete: Debborah è circondata da musicisti eccellenti ed è lei stessa un’ottima cantante. Quest’anno suoneremo insieme a un festival nella Repubblica Ceca. Ci sarà anche quel tipo, Ozzy, e Ken Hensley.
Dan: Sembra che Ozzy stia cercando un gruppo spalla per il suo show, ah, ah, ah… Il dubbio è se Ozzy si farà vedere davvero. Di tempo ce n’è ancora un sacco e a Ozzy piace sempre combinare qualche casino.
RockLine: Vi capita mai di stufarvi dei tour?
Dan: Sai, a suonare non ti stufi mai. È un grande divertimento. I viaggi invece ogni tanto diventano una faticaccia.
Pete: Il concerto è il culmine della giornata di viaggio del tour. Ma arrivare al concerto, quella è un’altra storia. Arrivarci, cioè. Da un posto all’altro. Soprattutto in Russia. A volte ti servono anche due giorni per andare da una località all’altra. Si passa un sacco di tempo inchiodati negli aeroporti, e gli aeroporti li odiamo.
RockLine: E le groupie?
Pete: Non ne abbiamo più.
Dan: Vedi questa faccia? Stai scherzando, vero?
Pete: Credo che le groupie non esistano più.
RockLine: Oltre al nuovo album, voi Nazareth avete in programma qualcos’altro di importante per il futuro?
Dan: Che registreremo un album, questo te lo posso assicurare. Ma pianificare qualsiasi altra cosa in anticipo non è nelle nostre abitudini. Non siamo più giovani e più giovani non lo saremo mai. I carri sono partiti. Non siamo interessanti per MTV. Non siamo trendy, belli, profumati e via dicendo…. e per noi va più che bene così. I nostri anni li abbiamo vissuti. E grazie a Dio li abbiamo vissuti come li abbiamo vissuti! Non rimpiango niente. In ogni caso non siamo mai stati i cocchi dei media. Le telecamere non ci cercavano spesso. Eravamo troppo poco scandalosi. Sono solo i tour il modo in cui possiamo avvicinarci alla gente. E così resterà. Finché saremo vivi.
Pete: Quanto a questo tour , ce ne sarà uno nuovo e poi un altro e un altro ancora,…. Sai, la maggior parte dell’anno la passiamo in tour. A Natale ci prendiamo una pausa e così anche per una parte di gennaio. Ma in quel periodo ci troviamo per le prove. A gennaio le tasche di solito sono vuote. Tutti pagano con le carte di credito, perché mai dovremmo fare un tour proprio allora? Da febbraio a novembre invece siamo occupati ogni anno con i concerti. Passiamo pochissimi giorni all’anno a casa, in Scozia. Capita che gli altri ti chiedano come va a casa e tu gli rispondi: “Non ne ho idea. Dimmelo tu, se ne sai qualcosa.”
RockLine: Siete tifosi dei Glasgow Rangers o dei Celtic?
Dan: Né dell’una né dell’altra squadra. Dunfermline Athletic, per l’amor di Dio, ah, ah,… E non ci va granché bene. Ma speriamo sempre di fare meglio.
Pete: Davvero nessuno di noi ha una gran simpatia né per i Rangers né per i Celtic.
Dan: Già. Perché ci spazzano via sempre.
Pete: Sono i ragazzi con i soldi.
Dan: Non più, ma ne hanno ancora più del nostro club.
intervista condotta da: Aleš Podbrežnik
testo tradotto e curato da: Aleš Podbrežnik
fotografie: Urban Bolta, Jernej Vene & Aleš Podbrežnik
Com’è andato il concerto dei Nazareth a Graz, il 05.05.2010, lo puoi leggere QUI.
Un grazie sincero alle enciclopedie musicali itineranti Dragan Bulič e Jernej Vene di RTV Slovenija, che con le loro riflessioni sfrenate hanno insaporito ulteriormente questa intervista ai Nazareth.
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