Nektar: The Other Side

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Data di uscita: 24.01.2020
Etichetta: Esoteric Antenna Records
Produzione: Nektar
Durata: 66:10
Genere: progressive rock/space rock
Voto: 9/10

«The Other Side» è il primo album della fazione americana dei Nektar, band progrock inglese di culto. Il 26 luglio 2016, a causa di una malattia, è morto Roye Albrighton, chitarrista e cantante fondatore, presente in quasi tutte le incarnazioni dei Nektar. Quasi tutti i fan delle leggende inglesi del progressive rock pensavano che la sua scomparsa segnasse la fine dei Nektar, ma il batterista fondatore Ron Howden e il tastierista tedesco Klaus Henatsch decisero di ‘portare avanti il carro’, nonostante i dubbi di molti appassionati. Ben presto tra i due emersero divergenze creative e Howden decise di trasferirsi negli USA, dove, insieme ad alcuni ex membri, iniziò a mettere in piedi una sua versione dei Nektar. La fazione tedesca, a cui si erano uniti il figlio di Albrighton, Che, alla batteria, e il chitarrista/cantante tedesco Alexander Hoffmeister, nel 2018 ha pubblicato con il nome New Nektar l’album «Megalomania». Quest’ultimo ha lasciato la maggior parte dei fan con sentimenti contrastanti: a mancare erano soprattutto un maggiore peso del classico sound Nektar e un approccio vocale migliore. Così in tanti hanno aspettato con curiosità di vedere cosa avrebbe tirato fuori la fazione americana guidata da Howden.

Il batterista fondatore ha impostato il tutto in modo decisamente più ambizioso già prima di registrare «The Other Side»: è riuscito a riportare a bordo il bassista/tastierista/cantante fondatore Derek ‘Mo’ Moore e il maestro degli effetti speciali Mick Brockett, cosa che ha mandato in estasi parecchi nostalgici. Alla formazione di Howden si sono aggiunti altri due ex membri: il chitarrista/cantante Ryche Chlanda, che era stato nella band per un breve periodo nel 1978, e il bassista Randy Dembo, nelle fila delle icone progrock tra il 2006 e il 2008. A completare la line-up c’è il nuovo tastierista Kendall Scott. Il risultato è un album sorprendentemente piacevole: «The Other Side» è sotto ogni aspetto molto più vicino al sound classico dei Nektar rispetto a «Megalomania», e lo si capisce già dall’opener. Chlanda e Moore sostituiscono con successo la voce di Albrighton, senza peraltro sforzarsi di assomigliare troppo al chitarrista/cantante scomparso: coltivano invece un approccio vocale tutto loro.

La maggior parte dei brani dell’album è stata registrata in forma ‘embrionale’ nel 1978, cioè quando alla voce e alla chitarra c’era Chlanda, e si sente già dal pezzo d’apertura «I’m On Fire», che, anche grazie a una produzione ‘retrò’ e a ‘tastiere vecchia scuola’, suona davvero come una cosa uscita dalla fine degli anni Settanta. «Drifting», più cupa e spiccatamente malinconica, con la sua enfasi sugli arrangiamenti sinfonici e sulle fragili parti di chitarra potrebbe stare tranquillamente su «Magic Is a Child» (1977), che per molti versi è stato l’ultimo album ‘classico’ dei Nektar.

L’ottima suite epica «Love Is/The Other Side» è uno degli apici di «The Other Side» e mostra benissimo la splendida varietà stilistica di questa band di culto. La prima parte, «Love Is», suona come vero art pop rock di fine anni Settanta, mentre «The Other Side» è un’avventura prog più complessa, con elementi di space rock e tanti fantastici assoli di chitarra. Anche nel resto del disco «The Other Side» regala parecchie belle sorprese e mantiene una freschezza creativa invidiabile, mentre ogni brano trasuda quell’elan ritrovato della nuova incarnazione, che su «Time Machine» (2013), ultimo album in studio con Albrighton, si era sentito un po’ a mancare.

«The Other Side» è il cerotto giusto per tutti i nostalgici dei Nektar che non hanno mai digerito la morte prematura di Albrighton e che la versione tedesca della band non è riuscita a convincere: è il loro miglior album dalla fine degli anni Settanta a oggi. Allo stesso tempo è una bella sorpresa, e uno schiaffo, per tutti quei ‘Tommasi increduli’ convinti che le band progrock pionieristiche ‘non abbiano più niente di interessante da dire’. L’unico appunto che si può muovere a «The Other Side» è che la maggior parte dei pezzi arriva dai ‘mitici’ anni Settanta, quando i Nektar erano in forma smagliante, per cui i membri dei Nektar americani non hanno dovuto ‘sforzarsi’ più di tanto nello scrivere roba nuova. La leggendaria band vive dunque in due incarnazioni diverse, e la più riuscita e ‘autentica’ è senza dubbio quella americana, ovvero la versione di Howden, e non solo perché può contare su tre membri originali.

Autore della recensione: Peter Podbrežnik

Tracce:
1. I’m on Fire
2. SkyWriter
3. Love Is / The Other Side
4. Drifting
5. Devil’s Door
6. The Light Beyond
7. Look Through Me
8. Y Can’t I B More Like U

Nektar:
Ron Howden – batteria, percussioni, cori
Derek “Mo” Moore – basso, tastiere, voce e testi
Mick Brockett – effetti speciali
Ryche Chlanda – chitarra, voce
Randy Dembo – basso, pedali bassi, chitarra a 12 corde, cori
Kendall Scott – tastiere

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