Nil Recurring

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Porcupine Tree
Etichetta: Transmission Records
Uscita: 2007
Voto: 3/5

Porcupine Tree negli ultimi anni sono diventati una “roba caldissima”, sia tra tanti amanti del progressive rock sia tra chi segue certe tendenze musicali moderne. Il fenomeno attorno al grande successo commerciale di una band space rock/psichedelica un tempo del tutto oscura, che con la sua musica ha acceso un interesse enorme non solo tra i fan del prog ma anche tra quelli che preferiscono seguire le classifiche radiofoniche e le mode musicali del momento, sta nel fatto che negli ultimi anni nei loro dischi sono riusciti a mettere insieme, in modo efficace, tutti quegli elementi musicali che da sempre attirano entrambe le categorie di ascoltatori.

I “porcospini” sono ovviamente lontanissimi da una rivoluzione musicale o dallo status di grandi innovatori. E non sono nemmeno l’unica band prog rock moderna interessante in circolazione, però sono di sicuro (almeno dal 2000 in poi) una delle più importanti, perché almeno un po’ sono riusciti a rilanciare l’interesse per un genere che dalla fine dei ’70 era sulla strada di una lenta estinzione e ai margini dell’oscurità. A molti (me compreso) non frega niente se il prog tornerà mai popolare come negli anni ’70 o se continuerà a far parte dei bassifondi musicali (a parte il fatto che così certi album di queste band sono molto più facili da trovare). Del resto, soprattutto per la cultura dell’ascoltatore medio di oggi, non c’è proprio da temere che una cosa del genere sia davvero realizzabile, nonostante l’esistenza di band come Porcupine Tree e di altre come, per dire, The Mars Volta e Riverside. Anche se penso che molti peana su Porcupine Tree siano un filo esagerati, non sono d’accordo con chi sostiene che negli ultimi anni, con il cambio di sound, in particolare con più elementi prog metal e più ballate, si siano “venduti”. Nonostante tutti i cambiamenti che il loro suono ha vissuto, si sente ancora la loro origine psichedelica ambient-elettronica, e la band, a differenza di quello che oggi va parecchio tra certi artisti prog, non scivola mai in una specie di primitivismo tecnicista senza testa. Il fatto che oggi li ascoltino anche gli amanti di band così diverse tra loro come Tool, Radiohead, Ozric Tentacles, Rush, Marillion e Pink Floyd non può che essere un merito, e dimostra la grande eclettismo della loro musica.

Con l’ultimo EP (o mini album, se preferisci) Steven Wilson, cantante, chitarrista e mente geniale della band, ha voluto capitalizzare ancora un po’ il successo del loro album più recente “Fear Of a Blank Planet” (2007) e spillare qualche soldo in più ai fan sbavanti a cui quel disco non è bastato per calmare la fame continua di nuova musica dei Porcupine Tree. “Nil Recurring” come uscita non rappresenta nulla di nuovo per una band che in passato ha già pubblicato una serie di EP come “Staircaste Infinites”, “Moonloop” (entrambi del 1994) e “Futile” (2003). Eppure, soprattutto dopo averlo ascoltato, sono convintissimo che nessun fan vorrà restarne senza.

Quindi, che cosa ci porta di interessante “Nil Recurring”? Niente di drammaticamente speciale, ma di sicuro abbastanza da soddisfare l’appetito di ogni singolo ammiratore. “Nil Recurring” contiene quattro pezzi nati già durante le registrazioni dell’album, ma che per motivi logistici non hanno trovato posto lì. Nella title track, in apertura, ospita nientemeno che il vero patriarca (e, negli ultimi anni, volente o nolente, mecenate principale) del progressive rock, Robert Fripp (King Crimson), che aveva già collaborato a “Way Out Of Here”, brano di “Fear Of a Blank Planet”. Stavolta, sorprendentemente, Fripp non si affida al suo primo amore – i soundscape, ma prende il ruolo di chitarrista principale e, oltre alle sue tipiche linee frenetiche, suona anche un assolo vero e proprio, riconoscibile a un miglio di distanza. Visto che si tratta di una creatura Porcupine Tree piuttosto classica, di quelle tipiche degli ultimi anni, con il solito mix riconoscibile di ambient, texture psichedeliche e tanti voli prog metal di chitarra e ritmica, il contributo di Bob è più che benvenuto, perché le aggiunge un po’ di quell’apocalittica senza compromessi alla Crimson che rende ancora più convincenti le visioni concettuali di Wilson su una generazione internet allo sbando che porta il mondo alla rovina. Un’altra curiosità del pezzo è che il batterista Gavin Harrison suona la tap guitar (uno strumento simile al Chapman Stick). “Normal” è in pratica una versione alternativa della popolare ballata malinconica “Sentimental” da “Fear Of A Blank Planet”, che contiene un motivo simile al classico “Trains” (In Absentia, 2002). La differenza principale sta in più texture ambient dal sapore orientale, in un testo diverso, nella presenza di voci di accompagnamento e in qualche passaggio sottile in più di chitarra acustica. “Cheatng The Polygraph”, che era già nei set del tour del 2006 e che si trova sulla versione LP di “Fear Of a Blank Planet (tra “My Ashes” e “Anesthetize”), è stato registrato anch’esso durante le sessioni di “Fear Of a Blank Planet”, ma alla fine non è finito sul CD. Secondo me una decisione giusta, visto che probabilmente non si sarebbe incastrato bene con l’immagine sonora generale dell’album. Per il resto, direi che è un’altra creatura interessante del nerd dei computer e della sua banda: piena di svolte imprevedibili, passaggi di chitarra grezzi, un ritmo dinamico e brutale che si alterna a tendaggi sonori ambient, mentre Wilson canta sopra un particolare effetto sonoro. “What Happens Now?” è secondo me il pezzo stilisticamente più spiccato del disco, perché tra tutti è quello che più ricorda il loro vecchio suono, soprattutto per la grande quantità di ambient creata da tanti campioni elettronici di tastiera e da effetti sonori particolari. Fa la sua parte anche la presenza di Ben Coleman al violino elettrico, il compagno d’armi di Wilson nel loro progetto comune No-Man. L’intreccio tra violino elettrico, chitarra e tastiere nella parte centrale è da sogno e porta nella marea di campioni elettronici una dose di raffinatezza sinfonica di buon gusto. Per gli amanti del prog metal non mancano nemmeno passaggi molto incisivi, con un assolo finale parecchio bizzarro (visto che Wilson non è proprio famoso come maestro degli assoli, questo viene fuori sorprendentemente bene). Un po’ stona il fatto che il riff di chitarra centrale sia copiato di sana pianta da “Anesthetize” di “Fear Of a Blank Planet”. Un pezzo che piacerà anche a certi fan dei Pink Floyd di Gilmour e dei Marillion di Hogarth.

“Nil Recurring”, a parte tre brani finora del tutto inediti (per chi non ha sentito “Cheating The Polygraph” dal vivo, ovviamente), non porta niente di drammaticamente nuovo, e ancora meno qualcosa che non si fosse già sentito nel loro linguaggio sonoro. Eppure sarà sicuramente irresistibile per tutti i seguaci fedeli della band e per tutti quelli che con “Fear Of a Blank Planet” hanno avuto una dose troppo piccola di trip musicale “porcospinesco”. A questi ultimi, ovviamente, non si può rimproverare nulla se non riusciranno ad aspettare il momento in cui l’album uscirà nei negozi (pare a inizio 2008) e lo ordineranno con la bava alla bocca dal sito ufficiale della band.

Formazione

Steven Wilson – voce, chitarra, pianoforte, tastiere
Colin Edwin – basso
Richard Barbieri – tastiere e sintetizzatore
Gavin Harrison – batteria, percussioni, tap guitar (1)

MUSICISTI OSPITI:
Robert Fripp (King Crimson) – chitarra solista (1)
John Wesley – voce di accompagnamento
Ben Coleman (No-Man) – violino elettrico (4)

Produzione

Porcupine Tree

Tracklist

1. Nil Recurring (6:08)
2. Normal (7:07)
3. Cheating the Polygraph (7:06)
4. What Happens Now? (8:23)

Durata dell’album: 28:00

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