N’monix
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Magnus, Nick
Etichetta: Esoteric Antenna
Uscita: 2014
Durata: 46:47
Voto: 4.5/5
Il tastierista, compositore e produttore britannico Nick Magnus è noto alla maggior parte degli appassionati di rock progressivo sinfonico soprattutto come ex membro della band solista del leggendario chitarrista Steve Hackett (ex-Genesis) e come membro fondatore dei The Enid. Tra il 1978 e il 1989, come componente della band di Hackett, Magnus ebbe un ruolo importante in alcune delle composizioni migliori della carriera dell’ex chitarrista dei Genesis, anche se partecipò pure a qualche ‘colpo a vuoto’ come l’album »Cured« (1981). Dopo la fine di quella collaborazione fecondissima, Magnus scelse la carriera solista e, dopo un avvio piuttosto modesto, cominciò a sfornare lavori in studio sempre più interessanti, di puro prog rock sinfonico. In particolare gli album »Hexameron« (2004) e »Children of Another God« (2010) ricordano parecchio, a livello stilistico, gli anni migliori della band solista di Hackett (fine anni Settanta).
»N’monix« è il suo sesto lavoro in studio e, oltre a Hackett, che ha messo la sua chitarra su tre brani (la sua terza ospitata in un disco solista di Nick), ha unito le forze con sei cantanti diversi. Sax soprano e flauto sono opera di Rob Townsend, storico collaboratore di Hackett. Nick ha suonato tutte le tastiere e le percussioni e in uno dei brani si è cimentato anche come cantante principale. »N’monix« ha almeno in parte un taglio concettuale, visto che la maggior parte dei testi parla di ascesa e declino della vecchia aristocrazia vittoriana britannica, cosa particolarmente evidente in »Eminent Victorians«, e questo si sposa bene con l’atmosfera malinconica della maggior parte dei pezzi e con gli arrangiamenti prevalentemente classicheggianti firmati dal maestro delle tastiere, che con le sue trovate è riuscito a rimpiazzare le frasi di chitarra ‘mancanti’ e persino l’assenza di una vera linea ritmica. Come da copione, tra i momenti migliori di »N’monix« ci sono le composizioni in cui i vecchi compagni, cioè Magnus e Hackett, uniscono (di nuovo) le forze e creano quella magia ambient nostalgica che era così tipica dei primi lavori di Hackett.
»Time«, che si apre con una valanga di insoliti effetti di sintetizzatore, è un’apertura d’album più che tempestosa. Un possente motivo di tastiera centrale, sostenuto da generose ondate di mellotron, costruisce con successo un autentico dramma vittoriano, mentre il cantante ospite Tony Patterson, con il suo approccio vocale un po’ incrinato, rafforza ancora l’atmosfera enigmatica e a tratti quasi fantasmagorica, dove non è difficile immaginarsi una danza di spiriti tra le rovine di una vecchia villa. Intelligenti cambi di tempo e astute variazioni di synth dimostrano che Magnus non ha perso il suo fiuto per la sperimentazione dei tempi in cui era tra i membri chiave della band di Hackett. »Memory«, dove sullo sfondo si sente la voce soprano dell’ospite Kate Faber, contiene solenni arrangiamenti orchestrali e a tratti suona come un lamento funebre. Arrangiamenti sacrali e voci da operetta sembrano arrivare direttamente da un’epoca vittoriana ormai lontanissima.
»Kombat Kid« è carico di arrangiamenti sinfonici dall’umore battagliero e di spiritosi cambi di tempo, che aiuta a portare avanti l’approccio vocale teatrale di Patterson, qui impegnato a ‘raccontare’ la storia delle sbandate del nobile contemporaneo Richard York, grande drogato di videogiochi. Le ondate di mellotron di Nick sullo sfondo evocano di nuovo un’atmosfera misteriosa e sacrale ‘d’altri tempi’. »Headcase« è un altro pezzo molto interessante e divertente, con sfumature ritmiche jazz fusion, mentre alla voce principale c’è proprio Magnus in persona, che in questo ruolo insolito se la cava sorprendentemente bene. Il testo parla della degradazione morale di un’aristocrazia decaduta, mentre le rovine delle antiche tenute sono state occupate da tempo dai ragni (da qui il ragno peloso in copertina). Anche l”arcobaleno’ di improvvisazione di Nick al mini moog è un vero e proprio pascolo per le orecchie.
»Eminent Victorians«, un altro ritorno riuscito all’era vittoriana, con il contributo chitarristico di Hackett e il vecchio compare Pete Hicks come cantante principale (Hicks, come Magnus, fu un tempo membro della band di accompagnamento originale di Hackett), è senza dubbio tra i momenti migliori di »N’monix«. Per struttura e atmosfera ricorda parecchio i lavori solisti di Hackett tra il 1978 e il 1980, e più di un fan sarà contento anche per il tipico assolo di chitarra di Steve (anzi, due assoli) e per le caratteristiche armonie vocali eteree.
L’intensamente malinconico »Broken«, dove il grande maestro della chitarra Hackett entusiasma ancora una volta con le sue variazioni, mentre Magnus stende con fervore stratificate trame di tastiera condite d’orchestra, si apre con un’introduzione contemplativa da ballata. L’atmosfera drammatica cresce con l’irruzione del sax soprano di Townsend e delle ondate di mellotron, mentre Nick brilla soprattutto al pianoforte. »Shadowland« è una ballata più breve con armonie vocali sacrali da coro e una brillante improvvisazione chitarristica di Hackett, di quelle che sa tirare fuori solo un virtuoso del suo calibro. »Entropy«, forse addirittura la composizione più ambiziosa di »N’monix«, è un trionfo assoluto di grandiosità epica e sinfonica, con le sottili variazioni di tastiera di Nick in primo piano. Fragili ornamenti sinfonici costruiscono un’atmosfera di una bellezza ed eterea indescrivibile, mentre il cantante ospite James Reeves sfodera una prestazione vocale eccezionale e, sui suoni pastorali del flauto, sposta per un po’ il mood del brano dal regno della malinconia verso sfumature ambient molto più ottimistiche.
»N’monix« è una vera delizia per tutti i buongustai di prog rock sinfonico che adorano il suono genuino delle tastiere di un’epoca lontana e romantica, quando la maggior parte della musica si faceva ancora con anima e cuore. Nick Magnus ha creato un disco che a ogni passo ci ricorda perché un tempo era uno degli uomini chiave della band solista di Hackett. »N’monix« è quindi un obbligo per tutti gli amanti dei classici album di Hackett con il timbro creativo di Nick, come »Spectral Mornings« (1979) e »Defector« (1980).
Formazione
Nick Magnus – tastiere, percussioni, voce (4), voce di Richard York (3)
MUSICISTI OSPITI:
Steve Hackett – chitarra (5, 6, 7)
Rob Townsend sax soprano e flauto (6)
Tony Patterson – voce (1, 3)
Pete Hicks – voce (5)
Tim Bowness – voce (6)
James Reeves – voce (8)
Kate Faber – voce soprano (2)
Andy Neve – voce di accompagnamento (5, 8)
Produzione
Nick Magnus
Tracklist
1. Time (6:23)
2. Memory (5:24)
3. Kombat Kid (6:28)
4. Headcase (3:49)
5. Eminent Victorians (7:01)
6. Broken (8:05)
7. Shadowland (2:51)
8. Entropy (6:46)