No Line On The Horizon
Artista: U2
Etichetta: Mercury Records
Uscita: 2009
Durata: 53.44
Voto: 3.5/5
“No Line On The Horizon”, il nuovo album in studio degli U2, è ovviamente un evento che in un modo o nell’altro scuote parecchio il campo del “rock mainstream” e fa il solletico ai flussi dell’industria musicale. Chi mai avrebbe il coraggio di fare le boccacce e mostrare le corna a una delle rock band di maggior successo commerciale nella storia del rock? Quando gli U2 con “How To Dismantle An Atomic Bomb” hanno confermato di essersi davvero innamorati di nuovo del suono chitarristico e di averlo “re-inventato” (riscoperto) — quel suono che ci era mancato così tanto dopo la perdita d’identità della band, quando si era scrollata di dosso il dischetto “Pop” — abbiamo potuto tirare davvero un sospiro di sollievo. Che facciano soldi, che siano i più grandi, basta che il loro sound conservi un profumo rock! Non vorrei imbastire l’ipotesi che “All That You Can Leave Behind” sia stato scritto magari sotto la pressione della frustrazione per aver perso la propria identità nell’era “post-Pop”, ma “How To Dismantle An Atomic Bomb” non ha portato alla band alcun passo avanti evolutivo. Con quello gli U2 hanno pubblicato solo ancora un altro album fatto per piacere alla massa, affamata del suono chitarristico classico dei vecchi, cari U2
E dove si colloca, in questa storia, il ruolo in cui entra in scena l’album “No Line On The Horizon”? È il momento in cui la band si è ritrovata in uno stato di relax, senza pressioni esterne, senza il bisogno di reagire con cautela alla creazione di due album dall’effetto finale praticamente identico, come vale per la sequenza “How To Dismantle An Atomic Bomb” e “All That You Can Leave Behind”; piuttosto, si può dire che gli U2 abbiano ripreso fiato e respirato una nuova boccata d’aria, che concede più manovra sonora e stilistica.
Abbiamo davanti, direi, uno dei momenti più sottili nella storia post-millenaria degli U2; non il più sottile, ma nel complesso, tra gli album degli U2 “post anno 2000”, è proprio “No Line On The Horizon” a restituire di più questa sensazione. In gran parte grazie alla produzione superiore di Eno/Lanois. Ma andiamo con ordine.
L’album non offre all’ascoltatore la caccia immediata ai potenziali singoloni che gli U2 allineano sempre quando esce un nuovo disco; anzi, lo spiazza col fatto che, anche dopo diversi ascolti, non c’è un punto che si pianti davvero in testa. È un album che cresce nelle orecchie un po’ più a lungo del classico album degli U2 (parliamo degli U2 del nuovo millennio).
La confusa, inciampante e ballabile Get You Boots, con un Bono piuttosto nervoso alla voce e un protagonismo fastidiosamente invadente, è in realtà una delle deviazioni più grosse del disco, quella che sa più di pop zuccherino; ma a scavare un solco più profondo nell’album ci aveva già pensato il brano prima, intitolato I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight (oh, accidenti, ma si possono ancora inventare titoli più lunghi e più stupidi?), solo che lì il tutto funziona in modo molto più compatto, con un’efficace amplificazione del minimalismo degli U2, di cui i ragazzi devono ringraziare i grandi nomi della produzione che armeggiavano coi bottoni in studio.
La prima parte del disco è decisamente più forte del seguito dopo Get Your Boots. Lo sviluppo dell’album è peculiare fin dall’inizio, con la sottile title track e il primo riuscito salto dinamico d’atmosfera nella successiva Magnificent, “confezionata” per l’hit e orientata alle chitarre, che sotto ogni aspetto giustifica il suo scopo, anche se senza l’impatto di una Beautiful Day. Dopo arriva il culmine dell’album, Moment Of Surrender, il brano più lungo del disco, ma non è per questo. Semplicemente qui alla band è riuscito creare una combinazione di motivi guida messi uno sull’altro in modo che la costruzione cresca atmosfericamente di secondo in secondo, fino a esplodere nel ritornello. L’ondeggiare dinamico al suo interno è eccezionale.
Più noia porta il proseguimento con una Stand Up Comedy piuttosto annacquata. Già FEZ-Being Born, con la sua sottile forza espressiva, riporta con successo sull’album l’energia della title track, con la differenza che non può prenderne il posto come apertura del disco. La band cerca di spronare l’energia sognante in questa parte dell’album con una Breathe più rumorosa e vivace, che nel pre-ritornello sa addirittura di “alla Rattle And Hum”, mentre White As Snow nel motivo del ritornello abbozza un po’ dell’energia da predicatore di Bono, quella di Yahweh. Il finale dell’album porta un ottimo cambio d’atmosfera dalla vivace Breathe a Cedars Of Lebanon, dove regna Bono con un sussurro mezzo “a capella” nelle strofe, costruendo così un altro dei momenti più sottili del disco, che ricordano con successo che gli U2 hanno sempre funzionato quando offrivano meno. Il binomio Breathe e Cedars Of Lebanon regala un momento espressivamente potentissimo dell’album, di cui il marchio U2 ha senza dubbio un gran bisogno.
Less is more, anche stavolta funziona bene per la band. Uno dei più bei esempi di brano costruito su pochissime note è Unknown Cellar, che un ritornello più forte rende del tutto credibile. “No Line On The Horizon” è dunque un album un po’ più tranquillo, senza baccano per forza invadente e senza caccia diretta all’hit. In senso espressivo gli U2 non sono mai stati famosi per una particolare profondità artistica della propria arte, perciò è tanto più importante la produzione dell’album, che ottimizza in modo magistrale e magnifico il minimalismo sonoro, su cui alla fine la figura degli U2 costruisce il sigillo unico di Bono Vox.
Quindi gli U2 hanno pubblicato un altro album che non può vantare un’evoluzione artistica verso l’alto, ma gode di pace, spensieratezza e rilassatezza. Ci sono più momenti sottili, se confrontiamo tra loro gli album degli U2 usciti dopo il 2000. È un album diverso dai due precedenti, ma alla fine, di nuovo, non troppo diverso.. Non fraintendermi. La vena creativa speciale ha evidentemente abbandonato gli U2. È difficile trovare un filo rosso tra i brani, come quello che univa gli album nei tempi migliori degli U2, quando la band con ogni disco giustificava la sua voce unica di figlia della rivoluzione irlandese! A salvare gli U2 stavolta è stata soprattutto l’ottima coppia di produttori Brian Eno e Daniel Lanois, che dal quartetto “ubriaco di gloria e rilassato” hanno tirato fuori il massimo!
Formazione
Bono Vox – voce
The Edge – chitarra
Adam Clayton – basso
Larry Mullen – batteria
Produzione
Brian Eno & Daniel Lanois
Tracklist
1. No Line On The Horizon (4:12)
2. Magnificent (5:24)
3. Moment Of Surrender (7:24)
4. Unknown Caller (6:03)
5. I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight (4:14)
6. Get On Your Boots (3:25)
7. Stand Up Comedy (3:49)
8. FEZ-Being Born (5:17)
9. White As Snow (4:41)
10. Breathe (5:00)
11. Cedars Of Lebanon (4:13)