Omniscient

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Steel Prophet
Etichetta: Cruz Del Sur Music
Uscita: 2014
Durata: 56:06
Voto: 4.5/5

Le vie del Signore sono infinite. Tornano infatti anche gli Steel Prophet! Un’altra band con le radici negli anni Ottanta, anche se il loro debutto in studio »The Goddess Principle« è uscito solo nel 1995! Dopo un lungo letargo, gli Steel Prophet si risvegliano finalmente con un lavoro in studio tutto nuovo, il primo dopo dieci anni di pausa e l’ottavo in totale. La band ha sfondato sul serio sul mercato europeo nel 1999, quando ha pubblicato lo strepitoso album in studio »Dark Halucinations« per la »eterna« etichetta (tedesca) Nuclaer Blast Records, mantenendo poi la continuità con una serie di ottimi successori, fino al 2004, anno di »Beware«. A quel disco è seguito un periodo turbolento, pieno di instabilità interne alla formazione, che non ha fatto altro che spingere gli Steel Prophet verso la (temporanea) pensione.

I demoni sono evidentemente sconfitti e ora abbiamo davanti »Omniscient«. In squadra è tornato l’ottimo cantante Rick Mythiasin, che oltre a essere considerato la voce più marcata e riconoscibile della discografia degli Steel Prophet, ha cantato in carriera anche con New Eden, Redemption e Taraxacum. Anche se sul nuovo album Mythiasin resta spesso una sirena dall’ululato sinistro, la sua prova vocale dimostra che con gli anni la voce si è un filo ispessita e abbassata. Per questo funziona particolarmente bene nell’approfondire l’atmosfera marcatamente cupa, dove aggiunge al timbro una buona dose di gutturalità. Questa cupa atmosfera post-apocalittica accompagna gli Steel Prophet da sempre. È parte integrante del loro DNA. E tale resta anche su »Omniscient«.

Immagina i migliori elementi delle band americane classiche spuntate sul globo all’inizio degli anni Ottanta, a partire dai primi Fates Warning, (anche i primi) Queensryche, Steel Assasin, Vicious Rumors, Warrior, Liege Lord, Warlord,… Per esempio The Tree Of Knowledge è un ottimo esempio dell’anima old school della band, un suo tipico rappresentante (»il pezzo perduto di Dark Halucinations«, in cui non puoi non sentire i primi passi dei Fates Warning, e nemmeno le influenze della NWOBHM britannica (Iron Maiden).  Steve Kachinsky mantiene l’estrema perfezione tecnica della tradizione metal classica a cui gli Steel Prophet sono votati. Ai bruschi cambi di tempo comandano dominanti frasi di chitarra scolpite in puro suono retrò, senza un pizzico di zucchero. Quello che fa un gran bene, e che ha sempre fatto bene negli Steel Prophet, è l’impressionante armonizzazione a terze che, a velocità indiavolata, veglia sulle frasi di chitarra e fa salire i cambi drammatici d’atmosfera lungo tutto il disco. Anche stavolta i punti salienti dell’album sono conditi a dovere con questo elemento. Il doppio pedale della cassa è ormai un ingrediente scontato, che nel mondo moderno dell’heavy metal non può mancare. E la prestazione alla batteria, in un’esplosione di passaggi variopinti e rullate, è davvero eccezionale!  

La produzione è viva, leggermente sporca, vampiresca e sinistra, e i riff di chitarra tagliano come la lama più affilata. L’album è pieno di visioni post-apocalittiche. Gli assoli di chitarra sono ancora una volta una gran leccornia, per i pezzi e per i dischi. Mostrano una perfezione tecnica fuori dal comune dei chitarristi e, allo stesso tempo, una brillante attenzione nell’esprimere l’istinto innato di collocare nel modo giusto (distribuire) le note al loro interno. Le chitarre sono spesso sovrapposte l’una all’altra, il che rende ancora più densa l’immagine sonora della produzione. Spesso anche con un uso generoso della leva del tremolo e con ululati aggiuntivi che, come speciale »decorazione«, funzionano alla grande in compagnia delle frasi di chitarra. La loro complessa visione dell’arte speed metal gli Steel Prophet la illustrano al meglio in 666 is Everywhere (The Heavy Metal Blues). È il pezzo più lungo dell’album, con vertiginosi cambi d’umore a ripetizione, in cui la band riesce comunque a tenere compatta tutta la composizione!  

Oleander Deux è uno »scherzo« di circa un minuto che puoi vivere come un’aggiunta fastidiosa al disco, oppure come il momento in cui la band si è concessa di proposito un po’ più di divertimento in studio, mostrando anche il suo lato sarcastico. Visto che l’album conta ben tredici pezzi, non ne sentiresti la mancanza se fosse stato tagliato. La parte complessa del carattere musicale della band fa capire che »Omniscient« non è un osso facile da rosicchiare. Richiede più giri nel lettore CD e più tempo perché i pezzi ti entrino in testa. Aliens, Spaceships And Richard M. Nixon è considerato il brano più complesso dell’album, caotico di proposito quanto il suo titolo. Il pezzo quasi si sfalda nei motivi e nei loro cambi, mentre la batteria si ritaglia un sacco di spazio per una raffica di improvvisazioni spiritose, che sfiorano quasi la »favola sul jazz«.

»Omniscient« è un ottimo album di ritorno degli Steel Prophet. Tutti gli amanti della tradizione old school dello speed metal americano, drizzate le antenne! È un disco che devi assolutamente ascoltare, perché ti smonta le vertebre cervicali e ti ripulisce i condotti uditivi. Dal primo all’ultimo istante del suo minutaggio è un album che trasuda carisma, nuova freschezza d’idee e l’inconfondibile volto musicale della band, ed è perciò un successore più che degno dei suoi lavori migliori, con in testa »Dark Halucinations« e »The Book Of Dead«. Speriamo che la band si aggreghi a un nome più grosso della scena metal e parta con lui anche per un tour europeo. Visto che Steve Kachinsky fa parte dei Redemption, è chiaro che gli Steel Prophet sono un’eccezionale squadriglia musicale, che dal vivo consegna il meglio a chi ama l’heavy metal classico impastato secondo la ricetta americana in chiave retrò! »Omniscient« è una vera piccola bibbia del metal ».old school U.S speed«! Più autentico di così davvero non si può.

Formazione

Rick Mythiasin – voce
Steve Kachinsky – chitarra
Jon Paget – chitarra
Vince Dennis – basso
John Tarascio – batteria

Produzione

Steve Kachinsky

Tracklist

1. Trickery Of The Scourge
2. When I Remake The World (A Key Flaw)
3. 911
4. Chariots Of The Gods
5. The Tree Of Knowledge
6. 666 Is Everywhere (The Heavy Metal Blues)
7. Oleander Deux
8. Aliens, Spaceships And Richard M. Nixon
9. Through Time And Space
10. Funeral For Art
11. Call Of Katahdin
12. Transformation Staircase
13. Bohemian Rhapsody
14. 1984 (George Orwell Is Rolling In His Grave)

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