Opeth: In Cauda Venenum
Data di uscita: 27.09.2019
Etichetta: Nuclear Blast
Produttore: Mikael Åkerfeldt e Dave Stewart
Durata: 67:49
Genere: progressive rock/progressive metal
Voto: 9.5
»In Cauda Venenum«, che in latino significa ‘veleno nella coda’, è l’ultima fatica dei grandiosi progster svedesi Opeth che, sotto la guida del loro indomabile capo, chitarrista e cantante Mikael Åkerfeldt, dopo il 2011 hanno ‘costretto’ i loro fan metallari di lunga data ad abituarsi alla graduale metamorfosi musicale della band: dal progressive death metal al progressive rock e a una sperimentazione sempre più spinta, anche se la loro essenza per lo più cupa e malinconica resta la stessa. Dopo il grandioso predecessore »Sorceress« (2016), Mikael aveva annunciato che »In Clauda Venenum«, uscito in due versioni linguistiche, inglese e svedese, sarebbe stato di nuovo un lavoro un po’ più duro, il che non vuol dire affatto che sarà meno sperimentale: qualche arrangiamento di flauto qua e là e i cori in stile canto gregoriano portano una bella ventata di freschezza sonora, mentre le sezioni acustiche non mancano di certo.
»In Clauda Venum« è dunque il primo album degli Opeth che si può ascoltare anche nella loro lingua madre. Per quanto riguarda la musica in sé, come c’era da aspettarsi, tra le due versioni non ci sono differenze. I testi cupi di Mikael in svedese suonano sorprendentemente bene e, secondo molti fan degli Opeth, la versione svedese suona addirittura più interessante, perché per chi non capisce questa lingua scandinava la sua aria enigmatica rende ancora più misteriosa e oscura l’atmosfera del disco. A contribuire c’è senz’altro anche la splendida voce pulita di Mikael, che ancora una volta non contiene nemmeno un ‘grugnito’ del passato prog death, cosa che a molti fan di lunga data manca parecchio.
Le promesse di Åkerfeldt su un approccio un po’ più ‘rumoroso’ e metallico si sono avverate, e te ne accorgi già ascoltando l’ottima »Dignity«, che segue il cupo pezzo d’apertura »Garden of Earthly Delights«. Quest’ultimo, con i suoi elementi di canto gregoriano dal suono fatalista, sembra la colonna sonora del viaggio di Dante all’inferno. Tutti gli elementi sonori che hanno contraddistinto i tre album precedenti degli Opeth in »Dignity« si fondono in un insieme perfetto.
Ancora più senza compromessi è »Heart in Hand«, carica di momenti cupi ed epici e uno dei tanti brani del disco che contengono una complessa sezione strumentale, parti d’impatto e parti calme (l’improvvisa sezione acustica ravviva benissimo l’atmosfera generale) e un crescendo di tensione. Anche »Next of Kin« è condita da tanti cambi di tempo inattesi e sezioni strumentali interessanti, mentre la voce drammatica di Mikael tiene insieme in modo efficacissimo il clima apocalittico.
»Lovelorn Crime« nella parte iniziale suona come una ballata pianistica malinconica e piuttosto innocente, finché a poco a poco non comincia a salire un’atmosfera epica e maestosa, cosa che gli Opeth hanno sempre saputo fare benissimo. »Charlatan«, dal taglio sperimentale, contiene tanti effetti oscuri e passaggi di chitarra piuttosto originali, mentre la voce di Mikael rende con successo l’atmosfera claustrofobica e cupa. Nel finale irrompe, inaspettato ma riuscitissimo, il canto gregoriano. »Universal Truth«, segnata soprattutto da maestose armonie vocali e passaggi di chitarra epici, si apre con un’atmosfera insolitamente positiva che, naturalmente, non dura a lungo. Alcuni salti ritmici nella parte centrale hanno un leggero sapore orientale, che fa crescere ancora di più la mistica atmosfera dominante.
»The Garroter«, intriso di un’atmosfera raggelante e gelida, già dal titolo, che rimanda a chi usava lo strumento di tortura dell’Inquisizione, annuncia una composizione decisamente oscura, che conquista con i passaggi di flauto, gli arrangiamenti orchestrali e l’ottimo canto di Mikael. »Continuum«, dai colori camaleontici, contiene alcuni elementi del progressive rock vecchia scuola, mentre l’assolo di chitarra caotico contribuisce bene a far salire la tensione drammatica fino a un finale bellissimo, etereo e dalle tinte sinfoniche. L’opera conclusiva, »All Things Will Pass«, si apre con un’introduzione sinistra e si fa strada lentamente tra cupi passaggi ambient, fino a un finale epico con armonie meravigliose: difficile immaginare un finale migliore per questo album.
Gli Opeth hanno firmato ancora una volta un capolavoro pieno di vette, sul piano compositivo, lirico e ambientale, e per di più in due lingue diverse. Per chi conosce a fondo vita e opere di Mikael Åkerfeldt e della sua combriccola musicale, che ci ha di nuovo dimostrato di non aver ancora finito la sua evoluzione sonora e la ricerca di nuove strade sperimentali mai battute prima, non è certo una grande sorpresa. »In Clauda Venenum« è senza dubbio il lavoro più maturo del loro periodo progressive rock e uno dei migliori della loro carriera. Per realizzarlo gli Opeth non hanno avuto bisogno di molti musicisti ospiti. L’eccezione è stata il tastierista di culto della scena di Canterbury Dave Stewart (Uriel, Egg, Khan, Hatfield and the North, National Health, Bruford), che ha dato una mano con gli arrangiamenti d’archi e la produzione.
Autore: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Garden Of Earthly Delights (3:29)
2. Dignity (6:37)
3. Heart In Hand (8:30)
4. Next Of Kin (7:10)
5. Lovelorn Crime (6:34)
6. Charlatan (5:29)
7. Universal Truth (7:22)
8. The Garroter (6:44)
9. Continuum (7:23)
10. All Things Will Pass (8:31)
Opeth:
Mikael Åkerfeldt – voce solista e cori, chitarra acustica ed elettrica, produttore
Fredrik Åkesson – chitarra solista e ritmica
Joakim Svalberg tastiere, cori
Martín Méndez – basso
Martin Axenrot – batteria, percussioni
Musicista ospite:
Dave Stewart – arrangiatore d’archi e produttore