Ottava serata dell’Epic Rockline Contest (2010)

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Autore: Urban Bolta

Luogo: Rock Cafe / Postojna
Data del concerto: 17.03.2010
Numero di spettatori: 0
Prezzo del biglietto: ingresso libero

La serata di giovedì ha portato al Rock Cafe di Postojna il penultimo atto della prima parte del contest e con lui tre nuove giovani band, che nel locale ben pieno ce l’hanno messa tutta, ognuna a modo suo, per convincere pubblico e giuria di esperti del proprio talento. Stavolta il menu era di base hard rock, ma ogni band che è salita sul palco l’ha arricchito e speziato in modo diverso.

ad aprire le danze sono stati gli heavy metaller del Litorale Shutdown. Tra l’look glamour dei ragazzi e il sound della band si sente chiaramente un mix di heavy metal classico e eredità hard rock anni Ottanta, una combinazione pittoresca che i ragazzi hanno da poco messo anche su disco, pubblicando un demo (recensione qui). Gli Shutdown ormai non sono più una novità nelle acque del metal sloveno, visto che la loro fede nell’heavy metal l’hanno già portata su un bel po’ di palchi del paese. Ad ogni concerto crescono e si fanno le ossa, quindi i progressi della band sono più che evidenti. A rendere vivace lo spettacolo ci pensa il trio di chitarre, che nello spirito della scuola chitarristica degli Iron Maiden vola da un lato all’altro del palco e, sui ritornelli trionfali, si stringe insieme e sputa energia a colpi di riff melodici. Gli Shutdown hanno percorso in lungo e in largo i pezzi del demo, portandoci da Valkire a Varginia, ovviamente con il doveroso omaggio ai padrini dell’heavy metal nel mezzo. Proprio “You’re Got Another Thing Comin'” (Judas Priest) ha messo a nudo la ferita più grossa degli Shutdown: la voce di Egzi non è all’altezza di ogni compito. Se la presenza scenica carismatica del frontman è di norma impeccabile, nel ruolo di cantante, per lo sforzo di inseguire la linea vocale pulita di Halford, a volte si perde un po’. Pazienza, il chilometraggio sistemerà di sicuro tutte le magagne. Gli Shutdown si sono presentati sotto un’ottima luce e in una buona mezz’ora hanno dimostrato perché sono la speranza della nostra scena heavy metal.

A seguire, salto negli anni Novanta con l’incontro con i M.U.D.D. Vista la giovane età del gruppo il loro nome è ancora poco conosciuto, ma con un po’ di lavoro sodo, a giudicare dal concerto di giovedì, potrebbero cambiare le cose radicalmente. La band si muove in un territorio musicalmente ampio, quello offerto dalla ricerca nelle acque del rock: si va da ritmi rock più morbidi a soluzioni chitarristiche più concrete, fino a una virata verso un’espressione più alternativa. Il paragone ci sta, sia con i nostri Tabu sia con gli Skunk Anansie, più incazzati. Appena due anni di vita sono bastati per comporre brani originali promettenti, che hanno presentato, e in scaletta hanno inserito anche pezzi di Black Stone Cherry e Gun, a conferma di quanto sia ampio il loro raggio d’azione dal punto di vista dei generi. L’ossatura creativa dei M.U.D.D. è composta da tre giovani che sul palco saltano tra attacchi chitarristici più aggressivi e un melos quasi pop, mentre il loro asso nella manica è la cantante Doris. La ragazza si è mostrata in una luce splendida, perché ha saputo governare la nave sia tra le onde in burrasca sia nella bonaccia; in altre parole, la sua interpretazione vocale si è adattata alla perfezione a una base musicale in continuo cambiamento. Il punto debole della band è l’energia sul palco: con la loro staticità eccessiva fanno fatica ad accendere la scintilla che dovrebbe far divampare il fuoco sotto il palco. Se i musicisti inizieranno a lavorare anche in questa direzione, i loro concerti saranno ancora migliori, ma nonostante questo difetto si vedeva chiaramente che i M.U.D.D. sono fatti della pasta giusta.

Ultimi a salire sul palco i rappresentanti della scuola glam rock, gli innamorati degli anni Ottanta, i Broken Arrow di Brežice. Già con il pezzo d’apertura “Glam till the end” i ragazzi hanno fatto capire dove si sentono più a casa: nella musica energica, in melodie piene di voglia di vivere e nel canto di gruppo, tanto in armonia quanto a più voci. Il cantante Matjaž, con la tipica capigliatura scompigliata da glam, sa portare l’energia della band sotto il palco, stabilire il contatto con il pubblico e, durante il concerto, buttare altra benzina sul fuoco dell’atmosfera elettrica. La coppia di fratelli Rok/Bor Marolt alle chitarre ha svolazzato con abilità per tutto il concerto e, nonostante qualche stecca, ha riportato alla mente di ogni ascoltatore sotto il palco le manovre chitarristiche di maestri come George Lynch o Eddie Van Halen. L’attrazione principale e la particolarità di questo concerto dei Broken Arrow è stato il coretto di tre graziose ragazze, che si è rivelato un’arma a doppio taglio. È vero che hanno aperto al suono nuovi spazi e con i cori hanno reso ancora più dinamici i pezzi dei Broken Arrow, ma, diciamolo, il canto non proprio coordinato ha amareggiato parecchio l’effetto voluto. Oltre al classico “Lay Your Hands On Me” (Bon Jovi), i ragazzi di Brežice hanno suonato anche le loro migliori composizioni originali e, a giudicare dalle reazioni danzanti del pubblico, hanno fatto centro. Nei pezzi propri disturba un po’ il continuo saltare tra testi in inglese e in sloveno, ma sono convinto che in futuro sapranno scegliere una lingua sola. I Broken Arrow sono una band con una vena autoriale pulsante, ma devono rendersi conto che, con una musica che flirta in modo così diretto con roba già digerita, difficilmente andranno oltre la rievocazione nostalgica degli anni Ottanta. Ma la cosa principale è che i ragazzi di Brežice il loro compito primario, accontentare il pubblico, l’hanno portato a termine più che egregiamente.

Tre band e tre modi diversi di guardare al rock. Tutte e tre le esibizioni sono state buone, come ci si aspettava, quindi prima dell’atto conclusivo della serata, la proclamazione del vincitore, nell’aria si sentiva una certa incertezza. Chi vincerà? Alla fine il pubblico ha scelto i M.U.D.D., ma a convincere di più la giuria sono stati gli Shutdown e la vittoria è andata a Nova Gorica. Non ci resta che sperare che i ragazzi sappiano scaldarci per bene anche nel secondo round della serata! Non vedo l’ora!

Foto: Mojca Perdih

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