Paal Nilssen – Love: New Brazilian Funk, un’ouverture fragorosa per il 60° Jazz Festival Ljubljana
Luogo: Lubiana / Gromka (Metelkova) / Slovenia
Data: lunedì, 17.06.2019
Ci siamo! Ufficialmente l’inizio è fissato per martedì 18.06.2019, ma alla vigilia del 60° Jazz Festival Ljubljana internazionale il primo botto è esploso al Gromka. Sì. Nell’ouverture della 60ª edizione giubilare di questo stimatissimo festival, dedicato al jazz in tutte le sue varianti, note e ignote. Al Gromka, dunque, dove con la sua squadra di compagni di viaggio è salito sul palco lo scandinavo Paal Nilssen – Love, batterista fuori dagli schemi.
Paal Nilssen – Love è uno che in Slovenia ha già suonato più di una volta. Nel quintetto con cui quella sera ha «fatto irruzione» alla Metelkova, e più precisamente nel club Gromka, a tenergli «bordone» c’è il connazionale norvegese Frode Gjerstad al sax contralto, mentre gli altri tre sono musicisti brasiliani: il chitarrista Bartolo, il bassista Felipe Zenicola e Paulinho Bicolor alle percussioni, anzi alla cuica, tipico strumento del folklore brasiliano. Come suggerisce il cognome di Paulinho, il concerto doveva essere bicolore! Un innesto di free jazz e contenuti della samba brasiliana. Un groove inondato di avventurismo free jazz. Questa dualità l’abbiamo avuta. Nel quintetto chiamato, appunto, Paal Nilssen – Love: New Brazilian Funk.
E il boato c’è stato davvero. Nel momento giusto al posto giusto. C’è il «Gromka» e c’è l’aggettivo «fragoroso». Tutto questo incarna Paal Nilssen. È un batterista fisico fino all’osso e, se avesse i piatti montati in orizzontale, si confonderebbe quasi il suo set con quello del compianto John Bonham (Led Zeppelin). Il concerto è cominciato un quarto d’ora dopo le nove di sera ed è durato esattamente un’ ora, bis compreso. Ma non chiedetemi tutto quello che è successo in quell’ora. La band si è scomposta nei suoi fattori primi, e questo vale soprattutto per l’indemoniato Paal, che non ha risparmiato né velocità incredibili né colpi di una rumorosità estrema. Colpi da cannone, un approccio chiassosissimo e per certi versi rude, crudo, a tratti addirittura punk e naturalmente invasivo. Soprattutto quando entra in azione il basso penetrante di Felipe Zenicola, che ha fornito più volte un sostegno solidissimo al calibro fragoroso dell’esibizione. Paulinho Bicolor con le specificità della cuica completava il suono anche come una sorta di ottone aggiunto. Si può dire che suonasse direttamente dei tamburi che parlano. Una collisione folle tra approccio «morbido e duro», in una vera furia eclettica di sfrontatezza free jazz e la creazione di un groove pittoresco, che funzionava comunque in modo molto musicale e compatto, e lontanissimo dall’essere, per caso, un osso (troppo) duro da rosicchiare.
Il sax contralto si legava in modo fenomenale al dialogo con la voce dei tamburi cuica, mentre sul fronte opposto la chitarra, piantata lì a contrasto, pescava di continuo da una divertente sacca di accordi estremamente «sfasciati» in un gioco di armonie contrastanti. Percezione e istinto. Questo è il filo conduttore di questo quintetto rodatissimo, e l’esibizione ha confermato ancora una volta che solo il concerto è l’atto giusto, quello che con un approccio simile alla musica può toccare l’ascoltatore a pieno sangue, portarlo via e incantarlo. È stato uno spettacolo unico, diverso da qualsiasi precedente. Un concerto irripetibile, come irripetibile è il fenomeno del quintetto stesso. La band non si è limitata a rombare in un ricco bottino di improvvisazioni pittoresche. A tratti ha saputo mollare con grande piacere il casino e portare tutto verso una morbidezza assoluta. In questo dialogo di contrasti a guidare era la percezione istintiva, con Paulinho, Frode e Bartolo che si passavano gli inserti a vicenda, e Paal che in quei momenti usava percussioni aggiuntive e shaker con cui si infilava nelle «melodie» e al massimo marcava il ritmo di base con un lieve tocco sulla grancassa. All’improvviso, però, del tutto inaspettatamente, è rombato un basso penetrante e la band è saltata dentro un groove devastante, che ha raccolto ovazioni enormi dal pubblico. Che ha sentito sulla pelle questo pittoresco salto di contrasto.
Una scelta davvero eccellente per l’apertura e l’introduzione ai grandi 60 anni del Jazz Festival Ljubljana di quest’anno. Paal Nilssen – Love: New Brazilian Funk ci hanno portati in un’ora di folle avventura musicale, che colpisce con la sua eccezionalità e una grande ricchezza di colori sonori, dove frammentarietà e compattezza si danno continuamente la mano e dove, come detto, la ritmica non è solo alla pari ma dominante nel suono stesso della premessa free jazz, intrisa di casino punk e di una straordinaria collisione tra la tecnica batteristica di Paal e il salseggiare di Paulinho sul pittoresco strumento popolare brasiliano chiamato cuica. Un suono eccezionale, una densità eccezionale, intransigenza, ardore, suonare a tutta e darsi senza risparmio alla perfezione. Esattamente ciò per cui viene il gourmet musicale, attratto da avanguardia, eclettismo e fuori dall’ordinario. Al limite dell’eccesso «stuzzicante», insomma!
autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik




















