Paradise Theater
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Styx
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: 1981
Durata: 40:37
Voto: 4.5/5
»Paradise Theater« è stato il quarto di una incredibile serie consecutiva di album multi-platino con cui gli Styx hanno mantenuto lo status di attrazione principale della scena arena rock americana. »Paradise« Theater« è un concept album che, canzone dopo canzone, racconta la storia del vecchio teatro di Chicago ‘Paradise Theatre’, dalla sua fondazione poco prima della Grande Depressione (1928) fino al triste declino alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso (1958). Secondo i vari membri della band, il concept faceva anche da metafora per una nuova era, quella in cui i relativamente idealisti anni Settanta sono diventati gli egoisti e materialisti anni Ottanta, soprattutto per quanto riguarda lo spirito della società americana.
Nonostante gli Styx fossero all’apice della gloria, bisogna dire che prima dell’inizio delle registrazioni del loro decimo album tra i membri della band non regnava proprio un’armonia da amiconi. Mentre il tastierista/cantante Dennis DeYoung voleva a tutti i costi trasformare gli Styx in un’attrazione pop con una valanga di ballate AOR sentimentali, i due chitarristi/cantanti, cioè Tommy Shaw e James Young, erano rocker duri e puri nell’anima, e così ognuno aveva la sua idea su dove portare il suono della band.
A DeYoung alla fine saltarono i nervi e, quando aveva ormai quasi mollato la band, i due chitarristi biondi lo convinsero a restare e gli diedero l’ultima parola sulla direzione e sul concept, anche se negli Styx per quanto riguarda la composizione c’è sempre stata una relativa democrazia, tanto che tutti e tre i cantanti/autori hanno messo le mani (e la voce) in almeno un successo. La power ballad di DeYoung »The Best of Times« ha conquistato le onde radio come se niente fosse, gli amanti dei suoni più commerciali sono stati entusiasmati dal pomp rocker di Shaw »Too much Time On My Hands«, il controverso (per via di presunti messaggi subliminali) ma eccellente »Snowblind« è ancora oggi uno dei classici più amati degli Styx, mentre il pezzo hard rock incendiario »Rockin’ the Paradise« ha raggiunto a sua volta un piazzamento sorprendentemente alto in classifica ed è diventato un appuntamento fisso dell’apertura dei concerti.
»Paradise Theater« è stato in generale un lavoro più coerente del predecessore »Cornerstone« (1979), che conteneva un filo troppe ballate, visto che stavolta non mancano i rock da arena degli Styx a pieno sangue, mentre le ballate sono in minoranza. Stavolta Shaw e Young hanno rimesso a punto le chitarre come si deve, e lo si sente già nell’introduzione di grande temperamento »A.D. 1928/Rockin’ the Paradise«, dove l’intro dolce, quasi da ballata e costruito su una melodia di pianoforte, si trasforma in una vera bomba hard rock con un assolo monumentale di Shaw e un DeYoung dal canto battagliero. Quest’ultimo è tinto anche di una brezza di glamour teatrale, tipico del grande Freddie Mercury e dei Queen. »Too Much Time Ony My Hands«, che tra i fan degli Styx è diventata ‘popolare’ da un pezzo, è strutturata attorno a una linea di tastiere dal colore new wave, che crea di proposito un’atmosfera leggera e un po’ ‘beffarda’. Il ritornello, in cui alla voce principale brilla Shaw, è condotto come gli Styx hanno sempre saputo fare – pomposo e iper-melodico, con possenti armonie vocali, una frase di chitarra provocatoria e una potente base ritmica.
»Nothing Ever Goes As Planned«, dove dietro al microfono torna DeYoung, per ironia della sorte, visto il titolo, non è mai diventata un successo, anche se la band ci ha messo un sacco di energia e impegno e anche se è uno dei pezzi più interessanti dell’album, con tantissimi cambi di tempo inattesi, ‘scontri’ incisivi tra i due chitarristi, passaggi di sax pieni di temperamento e armonie vocali spiritose e giocherellone, che raggiungono il culmine in un ritornello che ti sveglia. La power ballad »The Best of Times«, il più grande successo dell’album, che contiene il motivo centrale di questo concept album, è ancora oggi uno dei classici più amati degli Styx, con DeYoung che brilla alla voce principale e al pianoforte, mentre nel monumentale ritornello gli danno una mano anche gli altri due cantanti. Qui si vede chiaramente lo straordinario senso di questa leggendaria band per il passaggio fluido tra i momenti esplosivi e trascinanti, dove il pomp dell’arena rock tocca il suo apice, e le sezioni più delicate, adagiate sul pianoforte.
»Lonely People« di DeYoung è addirittura uno degli esperimenti più interessanti di tutta la carriera degli Styx, con un sassofono che gioca un ruolo sorprendentemente importante, mentre i passaggi di chitarra incisivi e le linee vocali drammatiche garantiscono la solita teatralità ultra-pomposa e piena di adrenalina. L’AOR da sveglia »She Cares« è carico di un’atmosfera esuberante, dove la voce di Shaw si incastra alla perfezione con un motivo di pianoforte saltellante, armonie vocali piene di slancio e una splendida melodia di chitarra, attraverso la quale scorrono sottilmente passaggi di sax pieni di temperamento. Resta in effetti una bella sorpresa che questo pezzo eccellente non sia mai diventato un successo.
Be’, un risultato del genere è invece riuscito al classico successivo, »Snowblind«, che sotto il comando vocale sincrono di Shaw e Young mette in guardia dal pericolo delle droghe, cocaina in testa. Come c’era da aspettarsi, è un pezzo pensato per il mercato, con passaggi di chitarra ruvidi e controcanti vocali drammatici che raggiungono il culmine in un ritornello epico. Lo status di brano controverso se l’è ‘guadagnato’ per colpa di una manciata di fondamentalisti cristiani, che hanno accusato gli Styx di nascondere in »Snowblind« messaggi subliminali satanici (una pratica molto amata dai sedicenti custodi della pubblica morale americani, con in testa la fondamentalista religiosa Tipper Gore, moglie del futuro candidato alla presidenza degli Stati Uniti, che a metà degli anni Ottanta voleva a tutti i costi screditare la musica indesiderata e proteggere le anime timorate di Dio della gioventù americana).
Ovviamente i membri della band, davanti a una simile assurdità, potevano solo portarsi le mani alla testa e trattenere a stento le risate. Ed è proprio questa caccia alle streghe completamente demenziale che ha dato a DeYoung l’idea per il loro album successivo »Kilroy Was Here« (1983), il cui concept parlava di uno stato di polizia dove tutta la musica, rock in testa, è severamente vietata. »Half-Penny, Two-Penny« è un altro eccellente rocker da arena con possenti finezze chitarristiche hard rock, guidate da un ottimo assolo di Shaw, dove Young col suo approccio vocale acido si scaglia ancora una volta contro l’ipocrisia del ‘sogno americano’. »A.D. 1958« insieme a »State Street Sadie« è una malinconica chiusura al pianoforte, condita da un assolo di sax infuocato, in cui per la terza volta ritorna il motivo concettuale rappresentativo dell’album, a simboleggiare l’addio al vecchio teatro di Chicago.
»Paradise Theater« ha rappresentato il culmine dell’epoca d’oro degli Styx, quando i membri di questa leggendaria band erano praticamente inarrestabili nel sfornare album monumentali e l’arena rock decideva ancora, per l’ultima volta, le sorti delle vette delle classifiche radiofoniche. Una raccolta di numerosi evergreen accanto a pezzi meno in vista ma non meno interessanti, e un concept privo di pretese, garantiscono all’album un solido equilibrio, per cui si merita a ragione il titolo di ultimo capolavoro di questo quintetto cult di Chicago.
Formazione
Dennis DeYoung – tastiere, voce
Tommy Shaw – chitarra, voce, vocoder
James Young – chitarra, voce
Chuck Panozzo – basso
John Panozzo – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Dan Barber – corno
Steve Eisen – sassofono
Mike Halpin – corno
John Haynor – corno
Mark Ohlson – corno
Billy Simpson – corno
Produzione
Styx
Tracklist
1. A.D. 1928 (1:07)
2. Rockin’ The Paradise (3:34)
3. Too Much Time On My Hands (4:33)
4. Nothing Ever Goes As Planned (4:47)
5. The Best of Times (4:21)
6. Lonely People (5:25)
7. She Cares (4:21)
8. Snowblind (4:59)
9. Half-Penny, Two-Penny (5:58)
10. A.D. 1958 (1:06)
11. State Street Sadie (0:26)