Paranoid Open Air 2009 – terzo giorno (2009)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Avtopoligon Ljubečna, Celje
Data del concerto: 14.08.2009
Numero di spettatori: 0

Nella mattina di sole dell’ultimo giorno di festival, alle dieci ci hanno già svegliati i Sagaris di Brežice, che nonostante l’ora davvero davvero presto hanno richiamato sotto il palco un bel po’ di gente con un death metal melodico, dinamico e variegato, nello stile di Wintersun e Children of Bodom. A seguire gli Žrec, con una delle peggiori esibizioni del festival, disperatamente imprecisi e stonati (il chitarrista evidentemente non ha ancora sentito a cosa servono quei piccoli aggeggi di metallo sulla “paletta” della chitarra: non ci crederete, ad accordare le corde), ci hanno cacciati sotto il tendone a farci una birra, che almeno un po’ ha aiutato a tapparsi le orecchie. Prima dell’esibizione dei Chaosstar abbiamo vissuto uno dei momenti più belli del festival: alcuni spettatori hanno fatto una bella sorpresa al team del POA e di Paranoid, regalandogli per il 10° anniversario una torta di compleanno!

Molta più dolcezza per incudini, martelletti e tutti gli altri componenti dell’orecchio l’hanno riservata i Chaosstar. I ragazzi hanno dimostrato ancora una volta di essere al momento una delle formazioni più a fuoco da noi, perché sarebbe già parecchio difficile trovare una band che, con una musica così complessa, sia anche incredibilmente affiatata, precisa e sul palco totalmente sicura di sé! I pezzi dell’esordio Lifetime hanno di nuovo spaccato, con la mastodontica epopea progressiva di 14 minuti Lifetime in testa, il duo di chitarre Jure/Vasja ha falciato ancora e ancora con riff taglienti e complessi e assoli mozzafiato, mentre la sezione ritmica assassina Dare/Primož ha fatto in modo che i sismologi sul Golovec avessero parecchio da fare. Per di più c’era l’ottima voce di Jure, che se l’è cavata più che bene anche nel classico sulle aquile.

Sul palco è salita poi la formazione degli Obidil, che ha scaldato ancora di più il pubblico con un’ottima miscela di metal/rock progressivo ed elementi di heavy/power e symphonic metal. Nonostante strutture e arrangiamenti complessi e tanti cambi di ritmo, la band riesce benissimo a tenere desta l’attenzione del pubblico con un’esibizione energica e sicura e un affiatamento fantastico. A garantire dinamicità e varietà ci pensa una sezione ritmica fantastica, con Klemen Markelj alla batteria e Matej Sušnik (Metalsteel), che fa in modo che non manchino mai linee di basso fenomenali. Altrettanto efficace è il duo di chitarre ben rodato formato da Tomaž Jelenc e Rok Tomšič (Metalsteel), mentre i ragazzi sono tenuti saldamente in pugno da Katarina con la sua voce possente, che porta ancora più in alto ritornelli e strofe già di per sé contagiosi.

Nel tardo pomeriggio è toccato al primo gruppo straniero di peso. Gli svedesi RAM hanno avvolto il palco del Paranoid Open Air in una spietata tempesta di heavy metal tradizionale old-school. Sì, true metal! In poco meno di un’ora hanno sciorinato vere e proprie hymn heavy metal con le palle, piene di riff contagiosi, assoli supersonici da heavy metal tradizionale, la tortura demolitrice del doppio pedale e ovviamente l’obbligatoria voce alta e urlante dell’ottimo frontman Oscar Carlquist, che sugli acuti suona quasi come un giovane Rob Halford. I RAM sono andati dritti, senza fermarsi, senza mielose ballatine da femminucce, hanno scaricato senza compromessi la loro ora e provocato probabilmente la sorpresa (positiva!) più grande del festival. E tanto di cappello a loro, che in completo di pelle e borchie hanno retto il caldo brutale di metà agosto.

In un simile stile da vecchia scuola sono andati avanti i tedeschi Necronomicon, solo che la vecchia scuola dell’heavy metal ha lasciato il posto al genuino thrash metal old-school tedesco. Anche se i ragazzi esistono già dal lontano 1983, la musica fa capire subito perché siano rimasti all’ombra della sacra trinità del thrash tedesco: Sodom, Kreator e Destruction. Anche se dal vivo sul palco se la cavano con totale sicurezza, la loro versione del thrash metal è del tutto nella media, piena di riff generici, assoli slavati, idee noiose e testi chiaramente triti su tutto ciò che è male, morte, Satana e occultismo.

Dal suolo europeo, invece, per almeno un’ora ci hanno portati nelle bettole e nei buchi dove si suonava a New York a metà anni Ottanta e inizio Novanta i giganti del movimento hardcore newyorkese Agnostic Front. La formazione, nata già nel lontano 1980, è senza dubbio una delle più influenti del genere e, di conseguenza, sotto il palco si è radunata una folla un po’ più numerosa, in mezzo alla quale si notavano anche alcune vere creste punk. Gli Agnostic Front hanno avviato il motore senza compromessi e senza fermarsi, sputando fuori demolitori hardcore da due-tre minuti. Il pubblico era soddisfatto e proprio durante gli Agnostic Front abbiamo visto il mosh pit più grande del festival. Buffo che a un festival metal il macello più grosso sotto il palco lo facciano i punk ovvero gli hardcorers, hehe. Anche i ragazzi degli Agnostic Front erano entusiasti, solo il cantante Roger Miret era visibilmente deluso dall’affluenza purtroppo davvero scarsa. Ma classici come l’immancabile Gotta Go sono comunque venuti fuori nella luce migliore, e gli Agnostic Front hanno senza dubbio offerto una delle esibizioni più energiche del festival.

Da New York di nuovo sul suolo europeo, più precisamente a Bristol, in Inghilterra, da dove arriva la thrash metal band Onslaught. E ci hanno pettinato la testa a colpi di thrash metal come si deve! Dal primo all’ultimo secondo vedere gli Onslaught sul palco è stato un vero piacere, e sulla faccia della band si vedeva che erano più che contenti. Di conseguenza anche lo show: riff diabolici volavano da ogni parte, ottimi assoli altrettanto, e la voce aggressiva e stridula del fantastico frontman Sy Keeler sputava uno dopo l’altro classico su classico – Metal Forces, Destroyer of Worlds, Killing Peace e Power From Hell. Thrash metal a raffica! Gli Onslaught sono esattamente ciò che dicono – 666% Pure Thrash!

Visto che era l’ora giusta per concederci una coppa di sangue, rigirare qualche croce e lasciarci trascinare dai ritmi satanici, era il momento della più grande leccornia black metal del festival, i norvegesi Taake. La nebbia dei sette colli che circondano Bergen, il crogiolo norvegese delle black metal band (Burzum, Immortal, ecc.), è scesa così sul palco del POA e vi sono saliti i Taake guidati dal cantante Hoest. Il controverso Hoest stavolta non si è concesso provocazioni come quella del concerto di Essen del marzo 2007, che portò i Taake sulla stampa scandalistica e causò il divieto di concerti in Germania, e si è disegnato sulla pancia solo una croce rovesciata. Anche se i Taake erano attesissimi, la loro esibizione è stata, a dir poco, strana. La band ha creato un’atmosfera indimenticabile, ma era al tempo stesso probabilmente sotto l’effetto dell’alcol e di conseguenza stonata e imprecisa. Ancora adesso non ho capito se i Taake siano stati bravi o pessimi… Ma Hoest sarebbe probabilmente soddisfatto.

Una chiusura più bella del festival che con i campioni di casa dell’heavy metal Requiem non avremmo potuto desiderarla nemmeno nei sogni più belli. È un peccato sprecare parole – la band è stata di nuovo fenomenale, la scaletta ottima, il clima e l’atmosfera indimenticabili. Il festival non poteva chiudersi meglio che con classici come Križarji, Pekel in raj, Amsterdam, Zvezdno nebo, e se questa era pure l’ultima esibizione per il duo di chitarre dei fratelli Kavaš e il debutto del nuovo chitarrista Matjaž Marin, è davvero la ciliegina sulla torta. Quando poi, durante l’eterno inno Stare device, si sono uniti ai Requiem sul palco anche gli organizzatori del festival, tutto è stato ancora più bello e commovente. Peccato solo che questo significasse anche la fine di un festival fantastico.

Purtroppo la stagione concertistica troppo fitta ha presentato il conto e l’affluenza al festival è stata tristemente scarsa. Probabilmente ha contribuito anche la location, che non è proprio famosa come la più metal. Difetti da cercare non ce ne sono, gli organizzatori hanno fatto un lavoro encomiabile, sia dal punto di vista organizzativo sia per l’offerta di band. Anche se il futuro del festival è ancora incerto, agli organizzatori si può dire solo un grande GRAZIE per un festival fantastico. Un festival nel vero spirito “da fan per i fan”!

Foto: Miha Mally (Necronomicon, Agnostic Front, Onslaught, Taake, Requiem)
Rok Klemše (Chaosstar, Obidil)

Scaletta

10:00-10:40 SAGARIS*
10:55-11:35 ETERNITY
11:50-12:30 MONOX
12:45-13:25 ŽREC
13:40-14:20 CHAOSSTAR
14:35-15:15 OBIDIL
15:30-16:10 DALKHU
16:25-17:05 NEUROTECH
17:25-18:10 RAM
18:25-19:15 NECRONOMICON
19:40-20:40 AGNOSTIC FRONT
21:10-22:20 ONSLAUGHT
22:50-00:00 TAAKE
00:20-01:40 REQUIEM

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