PAX
Autore: Rok Klemše
Artista: Noctiferia
Etichetta: SAOL
Uscita: year_month
Durata: 37:37
Voto: 4/5
In patria i Noctiferia hanno senza dubbio uno status speciale. Il loro demo Gods of Počka (1996) ha portato il black metal in Slovenia, l’esordio Baptism at Savica Fall è il primo disco black metal da queste parti, e il cult videoclip di Fond of Lies nel 2002 ha regnato per ben otto settimane al primo posto della classifica di Videospotnica, avvicinando il metal estremo a un pubblico più ampio. L’evoluzione del loro sound, tra la delusione di alcuni e la gioia di altri, ha allontanato gradualmente i Noctiferia dal black e dal death metal delle origini. Con Slovenska morbida la band si è presentata sotto una luce nuova, sperimentale, aggiungendo alla base metal elementi di industrial, elettronica ed etno. In Death Culture si sentiva un netto potenziamento di tutto questo, mentre stavolta con i Noctiferia entriamo nell’era di una pace (apparente?). Pax.
Concedetemi un’introduzione un po’ più lunga. Death Culture ha portato lo Stato di Noctiferia così lontano da instaurarvi un governo totalitario, la cui esistenza è già evocata dall’iconografia totalitaria della copertina, semplice ma efficace, che ricorda la propaganda sovietica dell’epoca della dittatura stalinista. In una società distopica l’uomo è solo una cellula di un organismo superiore – lo Stato – e il senso della sua esistenza è la totale sottomissione a quest’ultimo. Lo Stato ci riesce con una condizione di rivoluzione permanente, propaganda, terrore e un sistema politico che ha potere tanto sulla vita pubblica quanto su quella privata. Senza i testi è solo una mia deduzione, ma sembra che Pax sia un insieme compiuto se non sul piano concettuale, almeno su quello tematico. Pax mette così in scena la nascita di uno Stato totalitario e poliziesco, il cui obiettivo è la completa disumanizzazione del suo popolo, la cui essenza diventa la mera partecipazione incondizionata e la sottomissione allo Stato, globale come l’Oceania di Orwell. Sleeper Is Awake si può leggere come la nascita del culto del leader, che come il Grande Fratello veglia su tutto e su tutti, mentre Gaga People presenta il collante con cui lo Stato controlla la società. L’ipnopedia e il soma de Il mondo nuovo, il Soylent Green dell’omonimo film e i roghi di libri di Fahrenheit 451 qui vengono sostituiti dalla iper pop culture, che trasforma il popolo in un gregge di pecore obbedienti o, come le avrebbe definite Dostoevskij, in pidocchi. Con Cellulite of This World il popolo comincia a risvegliarsi dalla trance controllata, mentre The Falsifier è il punto in cui scopre che il potere mente e lo controlla. Il popolo reagisce con rabbia e forza (Su Maha Ghora), scatena una rivolta tempestosa (Rudra the Roarer), che lo Stato cerca di fermare con la mentalità di I Am You, ma i cittadini si liberano dalle catene dei loro governanti (Wetiko) e così raggiungono un livello superiore di esistenza e proseguono la loro vita in una comune di pari (Barai).
I Noctiferia ci immergono nella dittatura di uno Stato distopico e di una mentalità totalitaria con un’immagine sonora possente, che non era mai suonata così massiccia. Grazie a una produzione che fa suonare il disco alla grande, la potenza distruttiva è davvero come una tempesta di rivolta contro la tirannia, che ti picchia addosso come i riff del duo di chitarre Nardin/Fileš. Sono loro i principali portatori del groove grasso dell’album, che avvicina i Noctiferia a gruppi più moderni che, se vogliamo, nuotano nel djent. Ma nei Noctiferia si sentono eccome la lunga militanza, la capacità di comporre da maestri e il senso della composizione, e sull’album non c’è traccia di déjà-vu. Solo qualche momento iniziale della lentezza sismica di Rudra the Roarer, per l’uso delle chitarre a otto corde, ricorda i Meshuggah. Nonostante la base groove e i colpi industrial, i riff sono abbastanza variegati da non diventare nemmeno per un attimo monotoni o ripetitivi, e ancora una volta più attenzione è dedicata agli assoli di Nardin, che anche stavolta suonano eccezionali, freschi, apocalittici e, nella loro atonalità, minacciosi come la tecnologia dell’antiutopia. L’epicità dell’ipnotico segare delle chitarre viene potenziata con cura dalla botta del basso di Uroš, che scava sulle corde con la forza dell’effetto Ludwig van di Arancia meccanica e aggiunge ancora all’atmosfera di uno Stato totalitario che si accanisce sui propri cittadini. Alla sezione ritmica Gergeta aggiunge una nota indispensabile con un drumming minaccioso e tribale. Anche se al primo ascolto la batteria sembra semplice, ogni ascolto successivo svela nuove dimensioni di passaggi variegati e accenti studiati sugli altri strumenti (insieme alle chitarre, spezzature ritmiche variegate, parti sincopate e simili). Il nuovo membro Damjan Tomoski con le tastiere crea un’atmosfera raggelante di vita disumana e robotica, mentre i numerosi e variegati sample e pattern e gli elementi orientaleggianti, pur risultando a tratti sovraccarichi, non fanno che rafforzare e potenziare la musica e il suo messaggio. Il risultato del quintetto strumentale è così imponente che all’inizio sembra quasi troppo pomposo, ma grazie alla giusta durata dell’album non scade nell’esagerazione, e a ogni nuovo ascolto si possono scoprire tante novità prima inascoltate. Anche Gianni stavolta suona estremamente convincente. Il suo growl è potente e distinto, e la voce, che a tratti offre anche linee pulite, suona chiara, incisiva e piena di messaggio!
Se Gaga People, come primo singolo di presentazione, suonava piuttosto strano e quasi danzereccio, sollevando dubbi sul nuovo disco, Pax nel suo insieme convince forse addirittura quanto ha convinto da ultimo Per Aspera. Pax è audace, sperimentale e coerente, sia nei temi che nella musica, ed efficace. I Noctiferia restano critici verso la società, la confezionano in un’immagine tutta loro e potenziano il messaggio con la forza distruttiva della musica che, nonostante gli elementi che già conosciamo, suona fresca e incisiva. Stop what you’re doing… And listen to Pax!
Formazione
Uroš Lipovec – basso
Igor Nardin – chitarra, tastiere
Gianni Poposki – voce, percussioni
Matthias Gergeta – batteria, percussioni
Roman Fileš – chitarra
Damjan Tomoski – tastiere
Produzione
Igor Nardin e Dame Tomoski, registrato ai Negiglence Studio (Jan Švigelj, Žiga Zmazek), mix e mastering (Johan Ornborg e Jens Bogren)
Tracklist
1. Pax
2. Sleeper Is Awake
3. Gaga People
4. Cellulite of This World
5. The Falsifier
6. Su Maha Ghora
7. Rudra the Roarer
8. I Am You
9. Wetiko
10. Barai