Penetrazione all’Orto Bar! (2012)
Autore: Rok Klemše
Foto: Nina Grad
Luogo: Orto Bar Lubiana
Data del concerto: 06.10.2012
Spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 5€
Si dice che i criminali tornino sulla scena del crimine, il più delle volte per rivivere il misfatto, ammirare il proprio lavoro o correggere gli errori. Anche le band tornano sul luogo dei loro »crimini«, e una di queste sono i Lene kosti. Nel dicembre 2010 avevano suonato per l’ultima volta all’Orto, stavolta invece la formazione rinnovata, rimasta senza i membri fondatori, i fratelli Kavaš, è risalita sul palco di questo locale cult di Lubiana, chiamando come gruppo spalla le giovani speranze dell’heavy metal sloveno, i Rising Steel della costa.
Prima dei protagonisti della serata sul palco dell’Orto Bar sono salite ossa un po’ più giovani, gli heavy metaller di Capodistria Rising Steel, che, lo ammetto, stavolta ho sentito per la prima volta. Visto quello che hanno mostrato, spero proprio non sia anche l’ultima. Una rapida occhiata alla scaletta dice che i Rising Steel sono ancora ai primi passi dopo il parto, ma nonostante questo su di loro si addensano grandi aspettative. I ragazzi – Jan Bratovš (voce), Danijel Malkoč (chitarra, cori), Jure Vidmar (chitarra), Erik Filipčič (basso) e Tomaž Veljak (batteria) – in una buona ora hanno infilato una collana di cover suonate con sicurezza e, cosa ancora più importante, se la sono cavata alla grande con i pezzi propri Journey of Souls e Black Pirates. Si vede che alla band mancano ancora un po’ di chilometri sul palco, come dimostravano soprattutto qualche stecca e qualche sbavatura, ma vista la maggior parte delle cover scelte bisogna riconoscere il coraggio a questi giovanotti. I Rising Steel ci hanno così sorpreso con il classico alla Grave Digger Rebellion (The Clans Are Marching) e, con ancora più coraggio, con il classico della NWOBHM Angel Witch! Alla ricerca di un’identità fanno pensare molto gli hit dei Metallica, che i Rising Steel suonano davvero bene, ma con cui dimostrano comunque di essere capaci di più del logoro Sandman, che ormai suona qualsiasi band da liceo. Solo, lasciate riposare in pace Dio – Holy Diver strumentalmente è stata eseguita con sicurezza e correttezza, vocalmente invece no. Le corde vocali di Jan sono fatte su misura per Hetfield, e sarebbe giusto che i ragazzi continuassero a spingere sulla produzione di materiale proprio, basato su un heavy metal un po’ thrash, sostituendo così gradualmente del tutto le cover. Con il concerto hanno dimostrato che l’entusiasmo non gli manca, e nemmeno la preparazione tecnica, il cuore e l’energia.
Il ritorno dei Lene kosti all’Orto Bar si annunciava da un bel pezzo e sabato scorso la formazione rinnovata ha scosso le ossa per bene. Dopo l’addio del riffmaster Marco Kavaš al suo posto è subentrato Jan Prosen, e così la formazione dei Lene kosti comprende ora ben due quinti dei Dawn Patrol. La band è salita sul palco da trionfatrice, senza remore né paure, e ha dimostrato come si serve l’heavy metal. Il nuovo duo di chitarre Edo Sabljaković/Jan Prosen porta avanti la ricca eredità di riff dei fratelli Kavaš, suonando e muovendosi sul palco in modo ancora più infuocato e graffiante. Soprattutto Prosen dimostra di essere uno dei migliori chitarristi sloveni della nuova generazione – le linee di chitarra le snocciola con grande classe tecnica, le smorfie sulla faccia dicono che suona prima di tutto con enorme piacere e, ancora più importante, con tanto cuore. Come se non bastasse, in pochissimo tempo si è studiato a menadito tutta la produzione dei Lene kosti fino a oggi. Con Penetrator i Lene kosti hanno virato verso acque ancora più ortodosse dell’heavy metal e, se non altro, la band suona devastante come un terremoto, in gran parte grazie all’ottimo drumming di Rok »WUKOta« Večerina. I pezzi dell’esordio Do Or Die e le penetrazioni da Penetrator ormai si sono ben radicati nel pubblico sloveno, e la bestia da palco Milan »Dr.Evil« Krušič non ha un compito difficile nel coinvolgere la gente a dare una bella mano da sotto il palco. Così ha tenuto il pubblico in pugno anche quando ha lasciato il palco agli altri membri per l’iniezione strumentale di adrenalina The Sting, con un perfetto duello tra Jan ed Edo, mentre Dr. Evil intanto vestiva i panni del diavolo travestito. Devil in Disguise l’ha annunciata incappucciato di nero e con la falce al fianco, e comunque mi viene da chiedermi se serva davvero tutta questa »fuffa.« I Lene kosti si presentano come si deve anche senza tanti dei personaggi di Milan. L’ottima scaletta, che copriva entrambi i dischi, ha lasciato spazio anche per il classico di Joan Baez/Judas Priest Diamonds and Rust, ancora una volta eseguito alla grande a livello vocale, e fino alla fine i ragazzi ci hanno presi a cannonate e bombardati per gioco con pezzi che hanno toccato l’apice nel tris finale 13th Warrior, Heavy Artillery e Refuse to Die. Dopo gli avvicendamenti in formazione i Lene kosti restano forti e convincenti, e sarà interessante sentire cosa potrà offrire la nuova line-up in fatto di materiale nuovo.
Scaletta
RISING STEEL:
- Seek and Destroy
- Rebellion (The Clans are Marching)
- Wrathchild
- Living After Midnight
- Black Pirates
- Angel Witch
- Enter Sandman
- Holy Diver
- Journey of Souls
- Ace of Spades
LENE KOSTI:
- Penetrator
- Nightmare
- I Got the…
- Iron Dragon
- Die You Bastard
- Tears of Sadness
- Rock Power
- Spread Your Legs…
- The Sting
- Devil in Disguise
- The Cage
- Diamonds and Rust
- Do Or Die
- Uninvited Guest
- Stones of Death
- Let’s Rock
- Play With Fire
- Russian Girl
- Warrior
- 13th Warrior
- Heavy Artillery
- Refuse to Die
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