Pestilence e l’adunata dei diversamente giovani di Metelkova (2026)

foto: ALEŠ PODBREŽNIK 2026
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Pestilence (supporto: DamnatioN)
mercoledì 25.3.2026 dalle 20.00 alle 22.15
Lubiana / Menza p. k. / Slovenia


I Pestilence, campioni olandesi del technical death metal, che in molti (insieme a Cynic, Death e Atheist) mettono tra i quattro grandi del genere, sono tornati a Metelkova. Per la terza volta nella loro longeva carriera. Terza volta a Lubiana e terza a Metelkova (l’ultima volta in Slovenia hanno suonato due anni fa a Laško, al festival Metaljot Raspaljot). Beh, quanto al ritorno a Lubiana, stavolta non hanno fatto tappa alla Gala hala, ma alla Menza. Leggende con un percorso musicale straordinario, che ha visto e vissuto tutti i picchi e tutte le cadute, con in tasca album che hanno influenzato in modo epocale lo sviluppo delle sfere estreme del metal. I primi quattro dischi sono e restano le fondamenta sacre del death metal sperimentale. Anche se è passato un sacco di tempo da quando erano sotto l’ala della Roadrunner Records e dividevano il palco con gente come, tra gli altri, Death, Entombed, Cannibal Corpse e Dismember, il segno che la band ha lasciato nello sviluppo del metal resta incrollabile.

Stavolta alla Menza si è radunata solo qualche persona in più rispetto a undici giorni prima nello stesso posto, quando ci avevano suonato i matti norvegesi dell’avant-metal Vulture Industries. Cioè eravamo forse 70. Meglio dieci in meno. Ma più che altro, cittadini anziani. Di quelli che da anni si incrociano a questi concerti da club e che i chilometri accumulati ormai non li contano più da un pezzo. L’atmosfera da club era proprio carina, peccato solo che quella sera alla Menza non si sia fatto vedere qualche ‘headbanger’ in più.

L’apertura è toccata ai giovani estremisti di Laško DamnatioN, che sono saltati su questo concerto all’ultimo momento, al posto dei Razvaline. Il trio promettente ce l’ha messa tutta. Corretti, grintosi. Per quanto arriva la loro portata attuale. Sia in fatto di creatività che di esecuzione. I ragazzi hanno bisogno di più concerti possibile, questo è un dato di fatto. Si stanno ancora temprando. Death metal con influssi di thrash old school e fughe esplorative, avventurose, di natura più complessa. Considerando che sono solo in tre, i DamnatioN hanno riempito il loro suono alla grande. E hanno convinto anche sul fatto che per quello che fanno non hanno bisogno di altri membri. Sotto ogni aspetto ci sono anche le quinte lucenti del basso, che rinforzano il sottofondo delle frasi di chitarra, strutture dei passaggi, delle entrate e delle uscite abbastanza movimentate, dove tutti e tre i pilastri respirano all’unisono, con in dotazione un growl di qualità più che dignitosa… Anche se un brano integrale dei primi tempi di attività della band, cioè Jack The Ripper, l’abbiamo aspettato quasi fino alla fine del set, va sottolineato che i DamnatioN sono ragazzi diligenti e hanno presentato parecchia musica nuova (The Sounds Of Hell, Motorka, Prodigy Of Terror, Slaves of Society) che, a quanto pare, aspetta già di prendere corpo in un primo album in studio. Auguriamo buona fortuna al trio!

I Pestilence sono piombati a Lubiana con la prima data del nuovo tour europeo, intitolato in sintonia con il nuovo album in arrivo, il decimo in studio in totale, “Portals”. Patrick Mameli, l’incrollabile capo e principale visionario della band, chitarrista e growler, per questo tour si è circondato di una squadra di musicisti completamente nuova. Quest’inverno ai Pestilence si sono infatti uniti due nuovi arrivati, il bassista poco conosciuto Dario Rudić e il chitarrista Max Blok, mentre dietro le pelli c’è ormai da sei anni di fila Michiel van der Plicht.

Visto che Mameli ha di nuovo rinfrescato la formazione (questi continui cambi sono forse l’unica cosa fastidiosa dei Pestilence di oggi), il quartetto rinnovato ha mostrato un’ottima intesa. Non c’è spazio per le mezze misure. Solo approccio a tutto tondo. La band ha messo insieme una super scaletta. L’ha dedicata al materiale dei due traguardi più famigerati, apprezzati e venerati della carriera, cioè “Consuming Impulse” (1989) e “Testimony Of The Ancients” (1991), che nel repertorio erano rappresentati con ben due terzi del totale.

L’esibizione ha convinto in tutto. Compresa un’ottima resa sonora. Già dall’apertura con il classico The Secrecies Of Horror. Mameli riesce ancora a tirare fuori quella vera rabbia sinistra e distruttiva quando si lancia nel growl brutale. Sembra molto concentrato. Diciamolo: con la natura di questa musica, a te non resta altro che la concentrazione assoluta. Non è che ti puoi muovere molto qua e là se canti e allo stesso tempo suoni gli assoli di chitarra, per di più in una band che richiede un alto grado di precisione e pignoleria nell’eseguire composizioni dalla struttura complessa. Anche di parlare non se n’è visto molto tra una pausa e l’altra. Il nuovo chitarrista Max Blok si è già calato benissimo nella situazione. Lo scambio di assoli con il capo andava a briglia sciolta. Anche la sezione ritmica brillava. Il groove delle spire rimbombanti del basso, quello ‘sfrecciare’ ultra morbido ma a tratti infernalmente veloce, dava un contorno intenso alla movimentata prova alla batteria. Molto probabilmente, nei prossimi concerti del tour la band darà un’ulteriore spinta a questa chimica in crescita tra i nuovi tasselli dell’immagine live dei Pestilence.

La band non ha messo in scena il classico teatrino in cui si saluta il palco e il pubblico pretende il bis obbligatorio. Dopo due classici tonanti da “Testimony Of The Ancients”, Twisted Truth e Land of Tears, Mameli ha semplicemente chiesto al pubblico se voleva sentire ancora un pezzo. Anche il finale è toccato a un altro eccellente classico antichissimo che ai concerti dei Pestilence non può mancare. Era Out Of The Body da “Consuming Impulse”. Già all’inizio del concerto abbiamo potuto goderci anche l’esecuzione in anteprima della title track del prossimo album “Portals”. È stato anche l’unico brano nuovo che i Pestilence hanno suonato nell’ora e un quarto di concerto.

Compatti, devastanti, insomma: Mameli è ben lontano dall’aver perso il fiato. I Pestilence si sono mostrati in ottima luce e in ottima forma. Cos’altro aggiungere? Hjammm,… Il pubblico invece piuttosto freddino. A parte qualche sporadico ‘pinball’ di spintoni barcollanti da parte di tre o quattro bangheri proprio sotto il palco. In effetti questo concerto si può mettere tra quegli incontri speciali di patriarchi biblici che stavolta hanno (abbiamo) salvato in blocco l’esibizione di una formazione cult e pionieristica, evitandole la sgradevole sorpresa di dover suonare per il gestore del locale e l’addetto alla sicurezza.

testo: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik

Pestilence – scaletta:
1. The Secrecies of Horror
2. Portals
3. Morbvs Propagationem
4. Dehydrated
5. Deificvs
6. The Process of Suffocation
7. Chronic Infection
8. Prophetic Revelations
9. Resurrection Macabre
10. Devouring Frenzy
11. Twisted Truth
12. Land of Tears
13. Out of the Body


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