Pet ta hudih, ovvero: nessuna scarpa è troppo grande per i Big Foot Mama (2013)
Autore: Sandi Sadar Šoba
Luogo: Križanke, Lubiana, Slovenia
Data del concerto: 17.05.2013
Spettatori: 3.000 – 4.000
Prezzo del biglietto: 21 € (prevendita) / 27 € (la sera del concerto)
Sono passati più di vent’anni da quando una giovane truppa di rocker sloveni ha preso la rincorsa per un lavoro un po’ più serio e, sotto il nome di Big Foot Mama, ha iniziato a conquistare i palchi sloveni e i cuori di una folla affamata di buon divertimento e di staccare la spina. Lo ammetto: in quei tempi rugiadosi della mia giovinezza giuravo piuttosto su argomenti musicali un po’ più duri e solidi, per lo più di provenienza straniera, ma nonostante la mia ostinazione e i miei rifiuti il cervelletto andava allegramente a pescare nel substrato di testi e melodie che i Big Foot Mama, le mamme dai piedoni del rock’n’roll sloveno, si tiravano fuori dalle maniche a ripetizione, e così, volente o nolente, grazie alle onde radio la corazza del rifiuto ha cominciato piano piano a sciogliersi. All’inizio mi consolavo pensando che i BFM fossero solo una band dal fiato corto, buona per ubriacarsi, rimorchiare belle ragazze con gonne e cervello corti e vendere acqua tiepida in versione commerciale, ma anche questo, anche grazie a sette dischi diversi tra loro, accolti da tutti e ben venduti, si è rivelato tutt’altro che vero. I ragazzi hanno quindi di sicuro almeno un po’ più di sostanza e di essenza di quanto gli attribuissi prima, e grazie a dio ognuno può ripensarci, cambiare idea, rimescolare e restaurare la propria opinione. Oggi mi azzardo a dire che il rock sloveno non sarebbe così potente e così scatenato se nella lista dei nomi non ci fossero Grega Skočir, Alen Steržaj, Jože Habula, Daniel Gregorič e, dopo l’addio del chiacchierato Gušti, l’eccezionale e talentuoso chitarrista Zoran Čalić, temprato nell’allevamento di un’altra madre, l’eccezionale formazione dei Majke. Come sarebbe vuoto un mondo costruito solo da artisti innamorati di sé stessi, a cui dopo tre dischi è già finita la polvere da sparo, e con sul palco soltanto miss testa-vuota senza talento canoro né carisma. I BFM il carisma ce l’hanno, il talento pure, e hanno anche un ottimo fiuto per le mosse imprenditoriali, di cui si parlerà ancora a lungo; una di queste è stata anche il talent show VIP fuori serie, completamente nuovo, Pet ta hudih.
Quattro anni dopo i festeggiamenti per il tondo anniversario, i Big Foot Mama hanno deciso di scuotere ancora una volta Križanke, rianimare Lubiana e svegliare la nostra Slovenia assopita con un nuovo spettacolo che doveva superare i traguardi del passato; stavolta, oltre al solito stacco collettivo, c’era anche l’atto finale del concorso Pet ta hudih, con cui TV3 ha provato a fare concorrenza alla licenza di POP TV Slovenija ima talent. Cazzo, tutto per un po’ di grana e per alleggerire la mancanza di vie d’uscita dei tempi in cui ci tocca marcire oggi! Di motivi per andare a Križanke ce n’erano parecchi: oltre al buon divertimento, alla promessa di belle ragazze e all’alcol, per molti c’era anche un po’ di buona musica, di quella che non si pianta nelle orecchie ma scivola facile lungo le vie dell’udito fino al cuore, e anche più in là. Davanti all’auditorium, già poco dopo le sette, ha cominciato a radunarsi una folla variopinta di chi si dichiara fan dei BFM. Biker, modelli, poser, sfoggioni, vecchie signore, giovani ragazzine, lubianesi doc, Romei imbalcanizzati di tutta la Slovenia, studenti, liceali, iperimpegnati, disoccupati e pensionati: a tutti, almeno per un attimo, il cuore ha palpitato per almeno un ritornello, una strofa o un riff del quintetto lubianese. Visto che sono di natura curioso e che mi ha sempre incuriosito se i musicisti sloveni riescano a riempire fino all’ultimo angolo, e pure una seconda volta, le celebri Križanke, mi sono avviato presto anch’io verso il luogo dell’evento, e ancora prima dell’inizio solenne di questa serata di gala fatta di bevute e buon divertimento sotto il palco si pigiava la gente, e Križanke stavano letteralmente scoppiando. Cori e fischi di entusiasmo annunciavano che la serata sarebbe stata fragorosa, un po’ come un mix di carne alla griglia.
Il grande via è stato affidato all’ottetto vocale Pushluschtae. Che effetto fa il brano Še mal’ bolj dol dal quinto disco 5ing senza strimpellare corde, senza pelli di batteria e senza elettricità? L’ottetto vocale senza oste dimostra con discreto successo che le labbra sanno emulare anche il suono di basso, tamburi e piatti, e questo otto di giovani scavezzacollo del cuore della Slovenia prova a incantare con il tradizionalismo della forma a cappella e con incursioni divertenti in influenze musicali più rilassate; l’inizio di serata un po’ diverso ha addensato ancora di più le prime linee di battaglia che, dopo un discreto applauso ai giovani cantanti, contavano i secondi allo start ad alto numero di ottani. Il buio non nasconde il movimento dietro le quinte, poi cade il sipario nero e dietro di esso i Big Foot Mama in formazione completa ruggiscono con il brano Slab spomin dall’ultimo album, uscito l’anno scorso, Izhod. Già dalle prime battute si sente che Jože dietro la batteria è in una forma fenomenale, e alla ritmica solida si agganciano bene sia Alen al basso sia Zoki e Daniel alle chitarre. La ciliegina sul trademark BFM la mette Grega, bohémien volutamente trasandato, che stavolta sul palco al posto degli occhiali neri si nasconde dietro alla moda dei vetri marroni. Il suono è solido e incisivo e, dopo un paio di ritocchi minimi, è tutto pronto per ingranare la marcia più alta. Sulle carte più recenti punta di nuovo il brano Iskre, che parte con un basso massiccio e una batteria a randellate; l’apertura dell’album Izhod ha abbastanza riff e solidità ritmica da far sì che le onde di carne della folla si sottomettano all’incantesimo del ritornello uscito dalle labbra dell’oratore dominante, benché un po’ roco, Gregor Skočir. L’eccezionale duplice assolo dei due Les Paul tuona a pieno volume, e la lotta all’ultimo sangue per il proprio angolino di solido appoggio sotto i piedi si combatte in tutta l’area. Il ghiaccio era stato rotto con successo; che non bastasse la sola presenza scenica, ma servissero anche un po’ di giochi di luce, proiezioni e grafiche, ci ha pensato l’abile e rodata squadra di fonici e light designer di qualità, che hanno fatto montare la passione con una produzione davvero eccezionale. La truppa dei piedoni di mamma tira poi fuori dalla manica la prima vera carta musicale: il brano Mala nimfomanka dall’esordio Nova pravila. I Partibrejkers in versione slovena non sfioriscono né appassiscono nemmeno dopo la maggiore età, e alla piccola peste e furbetta non mancano l’incisività e il vero spirito rock nemmeno sul grande palco di Križanke. Agli inizi ingenui non si può rimproverare di aver fatto le cose a metà, e il sex appeal è una tintura che si può buttare giù tutta d’un fiato anche dopo ben 18 anni di maturazione. Solo due anni in meno li hanno le Krila, con cui i BFM ci raccontano la storia di una ragazza ingenua che vorrebbe far girare il mondo intorno al suo dito, ma ha troppa poca esperienza. »Ona sanja krila / da bi pozabila / ona sanja krila / da bi pobegnila,« tuona dalle gole stonate e inumidite della folla, e la suspense di chitarre e basso fa capire che la massa di molte migliaia di teste è pronta a mangiare dalla mano della band praticamente qualsiasi cosa.
Dopo il racconto escapista è arrivato il momento del primo vero saluto a Lubiana e a Križanke. Grega ringrazia di cuore tutti i presenti per esserci e per la fiducia dimostrata, mentre che in questa giornata sarebbero successe parecchie cose fuori dall’ordinario lo conferma con un annuncio video da dietro le quinte anche il linguista fulminante Trkaj, che stavolta ha fatto da maestro di cerimonie, oratore di raccordo e presentatore dei co-creatori meno noti della serata. Il primo dei cinque prescelti è stato Tadej Blažič, giovane batterista, a cui la squadra di palco porta sul palco un bel kit di batteria argentato. E cosa segue? Un pezzo eccezionale dal disco Doba norih: l’hit Oklep. Il tandem fragoroso di due set di batteria funziona benissimo, solido e convincente, e la serie di colpi è completata dai versi eccezionali del brano, che racconta i lati luminosi e oscuri dell’amore, del possesso e dell’appartenenza. Il mondo dell’epoca dei folli è luccicante e nascosto allo sguardo diretto, e i BFM lo versano splendidamente in una serie di chitarre eccezionali e in una proclamazione vocale proprio giusta, che dà a tutto il suono abbastanza ruvidezza da non potergli rimproverare né pose da hit né di battere paglia vuota solo per riempirsi il portafoglio. Che inizio, penso, mentre gli ultimi millimetri di spazio personale e di visuale sul palco mi vengono rubati da una nuova ondata di ritardatari belli andati e pieni di testosterone. Alcuni hanno infatti ben poco senso di riguardo e il loro spazio per bruciare al concerto preferiscono rubarlo a chi non difende il proprio fronte con superiorità numerica o muscolare. Per sicurezza, e per godermela con più calma, mi cerco un posto nell’altra parte delle gradinate, mentre Grega racconta alla folla una breve impressione: che la strada fino a oggi per i BFM è stata piena di alti e bassi, e che oltre all’oro e ai momenti luccicanti da star sul cammino c’erano anche abbastanza ostacoli. Che annuncio azzeccato per il pezzo Pot iz trnja, con cui sull’album Izhod i ragazzi cantano il loro omaggio al passato e accendono nuovi falò freschi di speranza per un futuro ancora migliore. Quasi tre croci di esistenza hanno scolpito questi uomini in trovatori del dolore e dell’estraneazione moderni, e in tempi di grigiore e alienazione i BFM non cancellano ancora l’amore e il coraggio del cuore; per me, almeno, dopo tutti questi lunghi anni di tempra, spezzamenti e nuove affilature dei sensi sono diventati davvero dei giganti della musica slovena, e il rispetto glielo porgo volentieri non solo per la lunga durata della loro perseveranza e creazione, ma anche per una musica che si è rivelata senza tempo e davvero l’arma più forte per affrontare un mondo che capiscono in pochi.
E in questo mondo molti di noi ci raccontiamo anche balle in faccia, e le raccontiamo pure a noi stessi, per sopravvivere meglio. Lepa laž è un pezzetto dedicato proprio a questi corvi neri che ci rubano i motivi di gioia e leggerezza. La politica ci ha derubati di un mondo migliore, e i sogni, dicono, vengono strappati in nome, a quanto pare, di un mondo migliore: è la materia da cui i BFM sanno spremere l’anima del brano Lepa laž. Un altro asso dell’eccezionale disco Izhod, penso, e il fatto è che nella settima serie di brani, sul settimo disco delle mamme dai piedoni, di riempitivi e superfluo ce n’è poco, e a giudicare dai testi cantati a squarciagola da moltissimi presenti l’album uscito da poco ha preso maledettamente bene. Poi penso ai Siddharta e alla paura di Skočir che ai Big Foot sia suonata la campana a morto perché non puntano sugli dèi alternativi della posa, e mi dico: »Grazie agli dèi che non tutti sono caduti in queste illusioni di superficialità!« I Siddharta sono una band di qualità, ma non sono in grado di tenere testa al rock’n’roll primordiale con altrettante munizioni dei BFM, senza che io voglia proclamare somiglianze o paragoni di sorta… Il punto è che in questi due decenni di attività nel materiale dei BFM si trova ben poco chiacchiericcio scalcinato, e in fondo basta capire che la buona musica è libera da ogni etichetta e da ogni confine. Brez meja è quindi una continuazione del tutto logica del pesante pentimento intenso con il disco 5ing! Uno sguardo di lato e si capisce che parecchie belle ginocchia sono state ammorbidite per bene, e oltre alla musica le ginocchia le ammorbidisce anche una gran quantità di maliganos, con cui il mondo può senza dubbio essere più bello e più senza confini… Sul palco vola il primo reggiseno, da una parte, sotto gli occhi di piccoli bimbi coi dentini da latte, si consuma un tentativo di soddisfare intensamente passioni primordiali, poi una terza ragazza attacca con lo spogliarello, mentre zii dalla barba grigia e sudatissimi guardano ora verso il palco, ora verso la ragazza, che sta per andarsene barcollando in una sfera lontana. E poi arriva il brano che a più di un aspirante conquistatore è fin troppo noto. Sam’ prjatla dal primo disco Nova pravila. Nudi solo per decorazione e poi ci guardiamo soltanto? Ma fammi il piacere! »Rekla je ne morem, ker sva sam’ prjatla!« è il ritornello maledettamente noto di ogni scopatore fallito e rodato, e a quanto pare con questo si identificano più di tremila teste a Križanke, che dopo l’assolo di Zoki e Daniel a strumenti smorzati, sostenuti solo dal pedale di Jože, cantano con sicurezza tutti i versi e le strofe di questo brano sempreverde.
Per non dimenticare il vero motivo di questo ritrovo, ci parla di nuovo dallo schermo Trkaj, che stavolta sale sul palco con il chitarrista dai capelli lunghi Nejc Ušlakar il quale, dopo la presentazione del suo eccezionale talento da parte di Grega, serve prima le battute iniziali dell’hit dei G’N’R Sweet Child O’Mine, e poi il vero gioco comincia con il brano Umazan dež. Il giovane chitarrista si è preso come sfida addirittura un pezzo nuovo, e gli eccezionali riff sono pensati per far divertire le folle e massaggiare le orecchie di tutti gli amanti delle sei corde. Stavolta, accanto ai due veterani, si mette in luce un giovane chitarrista di talento, a cui la tensione davanti a Križanke ben piene non ha fatto un baffo. Nejc passeggia con sicurezza dal lato sinistro a quello destro del palco, senza rigidità da principiante, e piazzato a fianco ora di Zoki, poi di Alen e infine di Daniel porta a termine il suo compito con lode; le note un po’ sbagliate dell’assolo risultano giusto il necessario sporche, sfacciate e taglienti, così l’intensità della magia non cala nemmeno di un millimetro. Il pezzo da cowboy Nor sigurno ne si infila nella sequenza un po’ a sorpresa, ma visto che la serata è dedicata alla promozione dell’album Izhod, c’era da aspettarsi che sul menu finissero tutti gli assi del disco. Per questa ballata un po’ da vecchietti non vado in visibilio, e tra i colpi un po’ meno potenti della serata c’è anche il nuovo brano Smet. »Men se pa zdi, da sonce žari / visoko, visoko …«, e noi siamo tutti trattati come fossimo spazzatura, spostata da un mucchio all’altro per poi fonderci alla fine in una massa grigia di pecore docili, e chi non è d’accordo è caduto nel proprio film, in cui l’unica consolazione è che non siamo soli. Sarebbe ora di una rivolta, penso. Invece arrivano chitarre sexy e sognanti e un’esecuzione eccezionale del pezzetto d’amore Ona je samo za mene, e come proseguimento segue di nuovo, ed è quanto mai a tema, l’ospitata di un altro giovane chitarrista di talento. Gašper Cankar è un ragazzo dai capelli corti che sa domare le corde del suo Les Paul giallo pallido con stile, e nel brano Pomlad, alla maniera di Bruce Springsteen, riempie a modo BFM i vuoti senza slide; che la concentrazione non cali del tutto ci pensa il quintetto di ragazzi, le cui scarpe non vengono mai riempite del tutto dagli altri, con un tandem di due brani carichi di adrenalina: Začari me, con la nota estremamente bella di un’incisività rock ingenua ma sexy, si fonde in una versione oscura ma quanto mai azzeccata del brano Garbage. Le grandi proiezioni della ragazzina intrappolata tra le gambe e il volto grottescamente sfocato di Skočir sono diventati in quel periodo la nuova base per definire la decadenza dei musicisti sloveni, ma che vi piaccia o no, i BFM sono stati i primi ad avere le palle, anche nel video, di spingere più in là i confini della provocazione, e il linciaggio mediatico e la crocifissione da parte dei puristi li hanno superati e sopravvissuti maledettamente bene! Garbage hip hop tra le gambe, quel che è, whatever, ma i BFM restano saldi in sella anche dopo un paio di mosse non proprio ponderate (o forse ponderatissime?). È chiaro che di feticisti da scopata ce ne sono ancora abbastanza da riempire ogni bettola, e tutti, anche se il pezzo non lo amano, canteranno ogni strofa e ritornello fino a perdere i sensi. Per questo dico che è il momento per »Nova pravila v Stari Lublani, k so jo meli že stari Rimljani!« L’inno ufficioso di tutti i festaioli zingari della Stara Ljubljana ha scaldato maledettamente bene anche gli altri forestieri arrivati da ogni parte del nostro paese, e mi è piaciuto da matti che il cinismo dei primi anni novanta si sia trasformato in qualcosa di sempreverde e ancora maledettamente incisivo! »Dopo ogni antipasto, caldo o freddo, arriva il momento del piatto principale, e dopo quello, miei cari, mi viene voglia di qualcosa in più, che metta la ciliegina sulla cena o sul pranzo!« dice Grega nel microfono, e come un dessert ordinato, fatto di manna degli dèi, parte poi il celebre pezzo, per me il migliore di questa serata: il brano Neki sladkega. Il pezzo più forte dell’album 5ing è sostenuto da proiezioni davvero eccezionali, e una chitarra eccezionale intreccia un pizzo al suono, su cui Skočir ha cantato la serie di versi più sincera, a cui posso credere dall’inizio alla fine; i BFM gettano la pelle dell’ingenuità e diventano calibri che possono, apertamente e senza rimorsi, corteggiare anche il metallaro o l’alternativo più giurato e, prima dell’ultimo spegnersi delle corde, portarlo dalla loro parte per sempre, o almeno per questo pezzo!
Beh, vabbè… I metallari, gli alternativi e i punk sono rimasti freddini davanti a Kratek stik, dove i giovani promettenti cantante e cantante Katjuša Lesjak e Žiga Krese hanno lottato con la tensione in modo un po’ più intenso: hanno provato a spremere tutto il succo dal finale acustico del disco Izhod e a fare, dopo la cannonata elettrica, una sorpresa che però risulta un po’ forzata e superflua. Ciononostante direi che il ragazzo e la ragazza si avvicinano bene all’originale e, in questo ruolo piuttosto ingrato, armati solo di microfoni, davanti alla folla sterminata di Križanke se la cavano bene, date le circostanze. La mamma dai piedoni si ravviva poi nella Tretja dimenzija e alza il livello di testosterone con il brano Zadnji poraz, seguito dall’unico pezzo finora ascoltato dall’album Važno, da zadane, la title track Važn’ da zadane. E poi l’ultima ospitata! Dopo il saluto di Trkaj sale sul palco un ragazzo vestito di nero con un ciuffo in cima alla testa, che chiede alla folla senza mezzi termini: »Kdo se boji črnega moža? Pa se bojite črnega … tulipana?« e porta Križanke allo stato di estasi totale con la ciliegina giusta e la scelta azzeccata del pezzo. Il suono un po’ impastato e più sostenuto dai bassi dà al brano d’apertura portante del secondo album la giusta carica e un feedback ancora un po’ più spesso, su cui Lubiana stacca completamente la spina, e i riti di accoppiamento all’uscita diventano una specie di complemento scenico senza il quale proprio non si poteva.
Per questo la leggenda dal disco numero uno sull’eccezionale Lovro, scopatore prima e ultima, ha avuto tutt’altro vestito. Di sassofoni stavolta sul palco non ce n’erano, e Lovro ruggiva su suoni più chitarristici, con il racconto di come ogni tanto le storie di avventure di una notte si ribaltino, e anche i bellimbusti possano essere un po’ usati per soddisfare i bisogni delle esponenti del sesso proverbialmente più debole, che però non è sempre così impotente. Lovro per un amore non ascoltato si è impiccato in giardino, e Križanke, dopo una straordinaria perseveranza, hanno ricevuto un’ultima dose di succosità ed energia da palco. I Big Foot Mama servono Led s severa, canto di patetismo oscuro in stile nordico e di un gioco di parole se non eccezionale almeno molto riuscito, che prosegue in un bis azzeccato dal disco 5ing. »Dej vrn’ se k’ men / nej ti ne bo vseen / da bi še kdej obleku tvojo srajc / in bil potešen / dej vrn se k men / naj ti ne bo vseen / da bom s teboj iskal spet svetlobo / na nov prerojen …« è una serie di versi su passione, desiderio e, che lo si voglia o no, una nostalgia imminente, che dovrà seguire inesorabile anche questa serata maledettamente ben condita. L’asso d’uscita Užitek ‘na replay’ prepara l’ultimo campo per il grande finale, e l’onore dell’ultimo atto di questa serata di eccessi tocca a un pezzo su fini e nuovi inizi: il brano Nisem več s tabo, dopo il quale cala l’ultimo sipario su una serata davvero unica, e di non detto e non mostrato rimane davvero poco.
Di quanto visto e sentito è rimasta una sensazione di appagamento, fondamento principale di tutte queste due ore e mezza di divertimento totale. I Big Foot Mama hanno dimostrato di saper superare e migliorare anche quei traguardi per i quali parecchi esperti nostrani e dottori della musica pop slovena dicevano che di più non si poteva fare. Križanke hanno potuto solo cadere in ginocchio e strozzare fuori un sincero e sentito: »Grazie!«; dopo il regale vizio dei sensi e dell’anima bohémien con musica di qualità è arrivato il momento dell’atto conclusivo dell’evento, che sicuramente entrerà negli annali dei BFM a lettere d’oro. Spero che prima o poi segua ancora qualcosa di simile, se non di meglio, e dopo la produzione imperiale dei pet tavelikih possiamo aggiungere ancora qualcosa: ancora per almeno il doppio degli anni, perché di cose belle non ce n’è mai troppe, no? I Big Foot Mama hanno messo in vetrina un nuovo paio di scarpe fresche di fabbrica, che calzano a pochissimi assi dalla nostra parte soleggiata delle Alpi, e spero di cuore che gli elogi e i risultati non gli salgano di nuovo alla testa, perché della vecchia gloria, anche dopo due decenni e rotti, non si può campare maledettamente a lungo. Križanke stavolta sono state spalmate come il pane, le assi del palco lavate a fondo di sudore, passione ed eccellenza, che separano i veri rocker dai poser e dai venditori di fumo, e i Big Foot Mama si sono ritrovati dalla loro parte qualcuno che due decenni fa, a quanto si dice, non li avrebbe mai difesi con tanto slancio…
Scaletta
- Še mal bolj dol
- Slab spomin
- Iskre
- Mala nimfomanka
- Krila
- Oklep (batteria: Tadej Blažič)
- Pot iz trnja
- Lepa laž
- Brez meja
- Sam prjatla
- Umazan dež (chitarra: Nejc Ušlakar)
- Nor sigurno ne
- Smet
- Ona je samo za mene
- Pomlad (chitarra: Gašper Cankar)
- Začari me / Garbage
- Nova pravila
- Neki sladkega
- Kratek stik (voce: Katjuša Lesjak & Žiga Krese)
- Zadnji poraz
- Važn da zadane
- Črn tulipan (basso: Peter Marinčič)
- Lovro
Bis:
- Led s severa
- Vrn se k men
- Rola se
- Užitek na replay
- Nisem več s tabo
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