Petrolea

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Artista: Siddharta
Etichetta: KifKif
Uscita: 2006
Voto: 2.5/5

C’era una volta una band giovane e molto promettente. Nel 1999 hanno pubblicato l’album ID e si sono spalancati le porte del paradiso: si sono ritrovati dalla loro parte un sacco di fan e la loro ascesa è andata avanti a gonfie vele. Chi non ricorda i successi Pot v X e Lunanai?
Poi hanno rilanciato con l’album Nord, un po’ più freddo e cupo, ma ancora ottimo. Giorno dopo giorno avevano sempre più gente a sostenerli e a seguirli ai concerti.

I ragazzi non hanno mollato e hanno sfornato Rh-, un album curatissimo ma parecchio diverso dai due precedenti.  Hanno sorpreso di nuovo gli ascoltatori e il disco è andato a ruba; come ciliegina sulla torta hanno pure riempito il Plečnikov stadion.
Poi, però, silenzio. Abbiamo aspettato a lungo un nuovo album… E visto il tempo che si sono presi i ragazzi, ci si aspetterebbe il miglior disco mai uscito finora. Non posso proprio negare che l’album sia di grande qualità, ma a che serve, se l’originalità è morta?!

Si sente che i ragazzi sono rimasti parecchio delusi dal mancato sfondamento all’estero con Rh-. Hanno detto di voler tornare con Petrolea ai garage, ma ci sono riusciti davvero? E quanto deve aver fatto male: dal grande stadio di nuovo al garage e ai piccoli club, perché dopo l’uscita di Petrolea non sono riusciti a riempire nemmeno i palazzetti più grandi. Una brutta caduta dall’alto…
Sembra che l’album sia stato “buttato giù” alla svelta, sotto costrizione. Dà fastidio già la copertina, prima ancora di sentire una sola nota. Sì, è disegnata bene, ma a che serve se su uno sfondo così il testo non si riesce a leggere?
Eppure l’aspetto esteriore è solo la “finezza” dell’insieme, così ho infilato con cautela il disco nel lettore.

Prima si sente un suono di chitarra sporco, a cui si unisce una voce un po’ distorta, e poi tutto il resto della sezione ritmica. È il brano Ohm. Anche se il ritornello picchia parecchio, alla canzone manca comunque qualcosa: mi sembra piuttosto spenta e vuota, come se gli strumenti non riempissero la parte giusta del pezzo.
Domine, il loro secondo singolo. Di nuovo una sezione ritmica incisiva, spicca il basso. Tutto bello e super, finché non arrivo al ritornello, dove di nuovo mi sembra che manchino sia l’impatto sia la completezza.

Il a modras, se ne facciamo un anagramma otteniamo Modra misel: col titolo i ragazzi si sono divertiti, e pure bene. Il pezzo è uno dei migliori di tutto l’album, parte a tutta botta, con una voce decisa e sicura. Qui, per cambiare, tutti gli strumenti sono piazzati come si deve e riempiono quel vuoto che prima non erano riusciti a colmare. Il testo stavolta guarda alla Terra e al suo declino. Una melodia che ti entra in testa a una velocità incredibile e ti lascia addosso il segno.
Mr. Q parte con il suono di un treno, a cui poi si uniscono gli altri strumenti. Anche qui in primo piano c’è il basso, ma il pezzo non ti entra in testa così in fretta, anzi, tutto il contrario: lo ascolto con una fatica enorme. Anche se il ritornello è un po’ meglio, di nuovo gli strumenti sono distribuiti in modo che si senta un certo vuoto…

Neznano, la canzone migliore dell’album. Sia a livello vocale che strumentale è rifinitissima e ti cattura al punto da volerla riascoltare più volte di fila. Fino al ritornello va piano, senza strumenti… Al ritornello invece si staccano tutti i freni e i ragazzi danno il massimo anche qui. In più, qui Tomi gioca con la pronuncia delle parole e ne esce proprio la vecchia Siddharta che tutti desiderano tanto.
Homo Carnula ha una base di pianoforte eccellente, su questo non si discute. Ma quando ascolti il testo, ti passa tutto. Una montagna di lagne e “piagnistei” tutti in un posto. Forse i ragazzi hanno scritto questo pezzo perché non gli è riuscito lo sfondamento all’estero. Non so quanta gente si riconoscerà in questa canzone, ma io di certo non sarò tra quelli. Dopo un paio di minuti buoni di sofferenza esibita finalmente si fa un po’ più incisiva, e cambia di una sfumatura quel brano monotono e piatto. Di eccezionale non si vede niente!

Plastika, un altro pezzo che si può vendere ai bambini piccoli e a tutti quelli che vedono solo Siddharta. Già il videoclip era assurdamente paradossale, rispetto al materiale mostrato prima. Se volevano essere divertenti, in qualche modo non ci sono riusciti, perché altre band nel mondo li avevano già bruciati sul tempo. Nel video mancava quell’idea originale. È una canzone che salterei volentieri. Proprio non mi entra in testa, anche se le chitarre sono inserite benissimo e pure il basso è top. Molti pensano che in questo pezzo i ragazzi si prendano in giro, io invece dico tutt’altro.
Tria è un’altra di quelle ballate classiche, che parla della nascita di un bambino tra due innamorati. Anche con questa canzone non hanno fatto vedere nulla di eccezionale, ma di sicuro è il seguito, a livello di testo, della unica e leggendaria Le Mavrice. Verso la fine del pezzo si sente un assolo di piano che ravviva tutta la canzone.

Disco Deluxe invece è un vero balsamo per le orecchie, dopo i brani precedenti. Una canzone che ti riempie di energia e di speranza e mostra la band sotto la luce in cui probabilmente vorrebbe vedersi anche lei. Sia nel testo che nella strumentazione il pezzo è davvero rifinito alla grande. Il crescendo fino al culmine di questo brano eccellente è più che perfetto. Ed è proprio questo che manca all’album!
Brezokoff è il seguito dell’ottimo brano Rooskie (dall’album Rh-). E anche questo pezzo ha un fascino speciale, che ti sorprende in positivo. I ragazzi sono capaci di un sacco di cose, se solo le fanno con il cuore. Qui hanno dimostrato di essere ancora bravi e capaci, solo che le redini gli sfuggono di mano. L’accento è su tutta la sezione ritmica, che rende il pezzo davvero autentico. Un vero pezzo per chi ama un rock un po’ più sporco. E se mi diverto ancora un po’ con le parole, il titolo potrebbe significare anche “senza catene”.

Gnan è una canzone davvero particolare, con una struttura diversa da quella a cui Siddharta ci ha abituati. In più i ragazzi hanno regalato un vero shock, infilando nel pezzo un inserto di salsa. Anche se la canzone non picchia come le due precedenti, ti fa comunque riflettere su come si possa giocare con gli stili e su come il rock si possa mescolare con qualsiasi genere, se solo si sa come fare.
Per finire la ballata Male roke. Non so cosa ci sia di così speciale in questa canzone da farla lodare da tutti e da mandare tutti in estasi. Sarebbe stato molto meglio se i ragazzi avessero fatto ancora un pezzo incisivo, portando così fino in fondo almeno l’ultimo quarto di brani ottimi, ma purtroppo non è andata così. Una ballata classica che parla di come distruggiamo il mondo e di come soffriranno i nostri figli. A me questa ballata non entra in testa, e non ci vedo nemmeno un vero significato. Questo pezzo nell’album di sicuro non mi sarebbe mancato.
Stavolta riusciranno a sfondare all’estero con questo album.

Formazione

Boštjan M. – batteria, percussioni
Cene R. – sassofono, ewi
Jani H. – basso, percussioni
Primož B. – chitarra
Tomaž O. R. – tastiere, programmazione
Tomi M. – voce, chitarra

Produzione

Žare Pak e Siddharta

Tracklist

1. Ohm
2. Domine
3. Il A Modras
4. Mr. Q
5. Neznano
6. Homo Carnula
7. Plastika
8. Tria
9. Disco Deluxe
10. Brezokoff
11. Gnan
12. Male Roke

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