PFM mandano in estasi Capodistria con i grandi classici dell’età d’oro del prog italiano (2019)
Location: Capodistria / Carpacciov trg / Slovenia
Data: sabato 20.07.2019
Non capita proprio spesso che dalle nostre parti del confine si faccia vedere l’unica band prog italiana che negli anni Settanta ha conquistato fama mondiale e che, ai tempi d’oro, per qualità del suo repertorio se la giocava alla pari con i colleghi britannici più celebri e affermati. Stiamo parlando ovviamente della leggendaria Premiata Forneria Marconi (in breve PFM), che, con gran gioia di tutti gli appassionati sloveni di rock progressivo sinfonico, ha suonato gratis in mezzo a Carpacciov trg a Capodistria. Visto che il concerto era a ingresso libero, la piazza si è riempita in un attimo, e non solo di fan del prog: c’era anche chi era venuto per pura curiosità, per scoprire che diavolo di musica suoni questa «premiata forneria Marconi», per dirla con la traduzione del loro nome.
I PFM, che l’anno prossimo festeggeranno cinquant’anni di carriera, in oltre due ore di show hanno sfoderato una specie di best of della loro storia variegata. Come da tradizione, ci hanno aggiunto qualche cover dal lascito del loro vecchio compagno di avventure, purtroppo scomparso da tempo, l’amatissimo cantautore italiano Fabrizio De André, e una manciata di pezzi dall’ultimo album in studio, «Emotional Tattoos» (2018).
L’attuale formazione dei PFM, oltre all’unico membro fondatore rimasto, il carismatico batterista/cantante Franz Di Cioccio, e allo storico bassista franco-italiano Patrick Djivas, comprende anche il chitarrista virtuoso Marco Sfogli, che ha preso il posto del chitarrista fondatore Franco Mussida. Il格 straordinario Sfogli finora era noto soprattutto agli appassionati di prog metal per la collaborazione con il cantante James LaBrie e il tastierista Jordan Rudess dei Dream Theater. Completano la line-up il violinista Lucio Fabbri, il secondo batterista Roberto Gualdi, il tastierista Alessandro Scaglione e il secondo tastierista/chitarrista acustico/secondo cantante Alberto Bravin, che viene da Trieste e si è unito alla band nel 2015. Sul palco c’erano due batterie, quella di Di Cioccio e quella di Gualdi. Nei tanti momenti strumentali hanno suonato entrambi i batteristi, mentre al microfono Bravin ha sostituito egregiamente l’assenza di Franz dal microfono principale.
I padri del symphonic prog italiano, che nella loro lunga carriera hanno «mescolato» un sacco di generi musicali, hanno aperto lo show con un pezzo nuovo, «Il Regno», tratto da «Emotional Tattoos», con un testo a tema ambientalista. Chi temeva che i PFM esagerassero con i brani dell’ultimo album, piuttosto mediocre e più orientato al pop rock, ha dovuto ricredersi non appena la band ha attaccato le prime battute dell’evergreen nostalgico «La luna nuova», da «L’Isola Di Niente» (1974), che è venuto fuori come si deve e ha creato in un attimo un’atmosfera pazzesca. La voce di Di Cioccio non è più quella di una volta, anche se il tipo, con l’aiuto (o la sostituzione) occasionale di Bravin, ce la mette tutta, mentre le sue doti dietro i tamburi sono ancora intatte. Come da vecchia abitudine teneva nei pantaloni una scorta abbondante di bacchette, ma quella sera nessuna è «volata» tra il pubblico.
La carrellata di classici dell’età d’oro del prog italiano è proseguita con «Photos of Ghosts», title track dell’album uscito nel 1973, il loro primo con testi in inglese firmati dall’ex poeta dei King Crimson Peter Sinfield. «Impressioni di Settembre» e «La carozza di Hans» dall’esordio dei PFM «Storia di un Minuto» (1971) sono stati tra i picchi della serata. Poi è arrivato il momento di cambiare genere, con due classici di Fabrizio De André, «Un giudice» e la celeberrima «Volta la carta», che tanti italiani, ma anche i nostri vicini del Litorale, sanno cantare a memoria senza problemi. Tra un intervento e l’altro col pubblico, Di Cioccio ha ripetuto più volte che i PFM hanno sempre amato sperimentare con stili musicali diversi e che ne vanno fieri. Dopo altri due pezzi dall’ultimo album e lo standard «Maestro della voce» da «Suonare Suonare» (1980), i PFM hanno suonato la sezione «Danza dei cavalieri» dalla celebre suite «Romeo e Giulietta» del compositore russo Sergei Prokofiev, che a suo tempo facevano anche i loro modelli e «vecchie conoscenze», i leggendari Emerson, Lake & Palmer (ELP).
Poi Fabbri si è concesso una jam di violino, al termine della quale i PFM hanno infilato anche il «William Tell» di Rossini, una divertentissima variazione sul tema che ha reso ancora più bella questa serata. Con una versione esaltante dello standard «Mr. 9 Till 5» da «Photos of Ghosts», noi fan dei loro lavori migliori degli anni Settanta ci siamo portati a casa un’altra fantastica prelibatezza sonora. Nei bis i PFM hanno suonato la cover dello standard di De André «Il pescatore» e l’attesissimo evergreen «E Festa», alias «Celebration», con cui hanno messo il «punto sulla i» a un concerto eccezionale a due passi dalla spiaggia di Capodistria. L’audio è stato di ottima qualità per tutto il tempo, e questa band straordinariamente affiatata, fatta di musicisti straordinari, non ha commesso nemmeno un passo falso evidente.
Il concerto spaziale dei PFM, che hanno snocciolato una valanga di evergreen dell’epoca d’oro del rock progressivo italiano, nell’atmosfera magica di Carpacciov trg è volato via decisamente troppo in fretta. Per quello che abbiamo sentito e visto in poco più di due ore, possiamo dirci più che soddisfatti. Sapere che una delle nostre città più grandi, dopo tantissimo tempo, è stata di nuovo visitata da una leggendaria formazione prog, che dopo quasi cinquant’anni di carriera suona ancora come una macchina ben oliata, è stato davvero bellissimo e appagante. Peccato che non succeda più spesso.
testo: Peter Podbrežnik
foto: Gregor Lutman & Jernej Vene
Scaletta:
1. Il Regno
2. La luna nuova
3. Photos of Ghosts
4. Impressioni di Settembre
5. La carrozza di Hans
6. Un giudice (orig. Fabrizio De André)
7. Volta la carta (orig. Fabrizio De André)
8. La danza degli specchi
9. Maestro della voce
10. Freedom Square
11. Romeo e Giulietta: Danza dei cavalieri (orig. Sergei Sergeyevich Prokofiev)
12. Violin Jam + William Tell
13. Mr. 9 Till 5
—bis—
14. Il pescatore (orig. Fabrizio De André)
15. Celebration




