Phil Lanzon: If You Think I’m Crazy

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Etichetta: Phil Lanzon Ditties/Cargo Records
Data di uscita: 23.02.2018
Produttore: Simon Hanhart
Durata dell’album: 54.16 min
Genere: Art Rock
Voto: 9.0 / 10


Phil Lanzon è l’uomo che da una vita, anzi da ben 33 anni, suona le tastiere negli Uriah Heep, leggende dell’art rock inglese.  Dove abbia suonato e con chi abbia collaborato Phil Lanzon ha ormai un peso biblico per tutta la galattica patria della musica. Eppure non gli si era mai presentata l’occasione giusta per registrare e pubblicare un album in studio tutto suo. Dopo che nel 2014 gli Uriah Heep hanno pubblicato il loro ultimo (e a oggi ancora attuale) album in studio «Outsider» e per un bel pezzo hanno continuato a far contenti i fan di tutto il mondo a suon di concerti, è finalmente arrivato il momento per Phil di mettersi a realizzare tutte quelle idee di cui il suo archivio musicale privato si stava ingozzando senza freni.

«If You Think I’m Crazy» è un disco che merita tutta la tua attenzione. Non è una sorta di lontana replica stilistica delle band con cui Phil ha suonato in passato e suona tuttora (gli Uriah Heep), ma un insieme estremamente vario e sfaccettato di dieci brani composti con cura e arrangiati con finezza, che regalano al disco uno sviluppo dinamico fuori dal comune.  Lanzon ha chiamato in studio alcuni musicisti di altissimo livello, che hanno versato con grande dedizione il loro talento nel cuore stesso dei pezzi. Basta fare tre nomi: John Mitchell, Craig Blundell e i fratelli Cottle, e diventa subito chiaro che con il suo debutto in studio Lanzon voleva dare il meglio di ciò che sa e può fare. Insomma, perfezionismo totale.  

«If You Think I’m Crazy!» è (nella definizione «più semplice») un lavoro art rock. Ci trovi dentro di tutto. Dai momenti più compatti, cioè di stampo hard rock, agli ammiccamenti al gospel, alla world music, persino a elementi pastorali (I Saw Two Englands), al country e al blues, ma anche a tutto ciò che i palati fini della musica si aspettano da Phil. Ovvero gli elementi del rock progressivo, quello vecchio stampo, quello pionieristico. Se cerchi parallelismi con la figura e l’opera degli attuali Uriah Heep, la conclusiva Forest, una piccola delizia epica e sinfonica, potrebbe richiamare qualcosa dell’era «Wake the Sleeper» della band, ma a evocare l’atmosfera Heep è soprattutto l’uso occasionale che Lanzon fa dell’organo Hammond B3.  Il disco guarda in prevalenza al lato luminoso della vita, così la malinconia tipicamente britannica che ci si aspetterebbe da lavori di questo genere stavolta resta in secondo piano.  Lanzon se la cava più che dignitosamente anche nel ruolo di cantante principale. Ma sul disco non è il solo.  Che questo lavoro sia una storia musicale a sé lo suggerisce già l’opener Mind Over Matter, dove a dargli quella particolarità è proprio il contributo vocale di Jon Mitchell, cantante e chitarrista di Arena e It Bites.  È un requiem art rock epico e sinfonico che nel suo sviluppo sorprende parecchio: parte malinconico nelle strofe, poi si accende in un ritornello possente e pomposo, dove entrano in abbondanza i cori.  Mitchell resta un cantante fuori dal comune: il suo timbro sta bene sia con il neo prog che con l’alternative rock, ed è una sua grande peculiarità. Per il resto, è lui a dare il contributo più grosso al disco con la sua magica chitarra, che con quella raffinatezza sonora fatta di filigrana lo rende uno dei session man più richiesti delle isole britanniche. Se ne rendeva conto benissimo anche il compianto John Wetton, visto che Mitchell ha collaborato di continuo ai suoi lavori solisti in studio, oltre che al progetto Icon.

«If You Think I’m Crazy!» è un disco che non conquisti con un solo ascolto. È estremamente vario e pieno di piccoli dettagli, a cui Lanzon si è dedicato a fondo mentre costruiva gli arrangiamenti. C’è insomma parecchia finezza, e il suono è un intreccio ricco di tante tavolozze strumentali. L’album mostra anche il lato neoclassico di Lanzon, ha arrangiamenti orchestrali bombastici e cerca la sinfonicità.  Con questo lavoro Lanzon è riuscito molto bene a fare da ponte tra generi musicali diversi. Inoltre questo bravo musicista si cura di offrire un uso variegato delle tastiere, che contribuisce ulteriormente al dinamismo del disco.  A ogni nuovo giro nel  lettore CD, il perfezionismo di Lanzon e la sua raffinatezza musicale a più strati ti terranno impegnato e ti risucchieranno ogni volta, con tanto di gratitudine. Ci si aspettava un album molto solido, ma Phil ha superato le aspettative e ha consegnato un disco di qualità davvero alta, a cui non puoi rimproverare nemmeno un passo falso artistico.  Però queste lodi vanno prese con un pizzico di riserva. In partenza Lanzon è infatti molto prudente. Si muove nell’arsenale collaudato dei suoi arrangiamenti, dove si sente a suo agio, a casa, e che padroneggia a pieno sangue, per cui nel disco non c’è nemmeno un briciolo di sperimentazione, né di battute avanguardistiche improvvisate, né di «punzecchiature» eclettiche.

autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Mind Over Matter
2. Kelly Gang
3. I Knew I Was Dreaming
4. I Saw Two Englands
5. Step Overture (instrumental)
6. Lover’s Highway
7. Donna & Joe
8. Carolin
9. The Bells
10. Forest

Formazione:
Phil Lanzon – Hammond B3, pianoforte, Rhodes, Wurlizer, Geoshred, voce nei brani n. 4 e 10. 

MUSICISTI OSPITI
Richard Cottle – arrangiamenti, orchestrazioni, tastiere
Craig Blundell – batteria
Laurence Cottle – basso
John Mitchell – chitarra, voce nei brani 1 e 3 
James Graydon – chitarra acustica
Sarah Joy – pedal steel, banjo
Joe Atkins – tromba “piccolo” 
Andy Makin – voce nei brani n. 2, 6, 7 e 9 
Andy Caine – voce nel brano n. 8


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