Pilgrimage

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Wishbone Ash
Etichetta: MCA Records
Uscita: 1971
Voto: 4.5/5

»Pilgrimage«, secondo lavoro in studio dei leggendari prog/hard rocker britannici Wishbone Ash, metteva sul piatto un contrasto sonoro interessante rispetto all’esordio, molto più tinto di blues: con questo disco spalancarono le porte a un elemento pastorale, intriso di aura folk e orientato all’acustico, che avrebbe segnato parecchio un bel po’ dei dischi a venire. Si potrebbe dire che la formazione originale dei Wishbone Ash, composta dal chitarrista/cantante Andy Powell (oggi l’unico membro originale), dall’altro chitarrista Ted Turner, dal bassista/cantante Martin Turner e dal batterista Steve Upton, abbia fatto in questo momento della carriera un importante passo avanti in fatto di maturità e, grazie al doppio comparto chitarristico, si sia imposta ancora di più come rivoluzionaria quando si parla di invenzione delle armonie di chitarra in terze, un’autentica novità che ha influenzato in modo decisivo una legione di gruppi heavy metal venuti dopo. Rispetto all’esordio del 1970, »Pilgrimage« contiene molte più improvvisazioni pastorali e a tratti pure un filo psichedeliche, cosa che si sente in modo particolare nella title track.

Il pezzo strumentale »Vas Dis«, cover dell’organista jazz americano Jack McDuff, è un’apertura interessante per il disco e una riuscita trasformazione di uno standard jazz tradizionale in un hard rock condito di sperimentazione, con variazioni pittoresche di chitarra e basso. La già citata title track parte con una lunga introduzione psichedelico-pastorale, con un sacco di improvvisazioni sullo sfondo, mentre la chitarra solista in primo piano continua a suonare sempre lo stesso motivetto. Proprio quando rischia di farsi troppo ripetitivo, arriva uno stacco temporale improvviso che ci catapulta in una sezione strumentale energica, con una pletora di giochetti improvvisati e di passaggi di chitarra infuocati. Anche se le celebri armonie di chitarra tra Powell e Ted Turner (e tutti i suoi successori) sono sempre state l’arma principale di questa band di culto, qui va sottolineato che Martin Turner non era solo un cantante e un autore eccellente, ma anche un bassista scaltrissimo e innovativo, e in questo pezzo lo si sente benissimo. In coppia con i colorati passaggi di batteria di Upton, nell’aura pastorale che domina gran parte di questa composizione, il basso di Turner porta un tocco di jazz latente. Il finale del brano è un’improvvisa impennata di atmosfera piuttosto cupa, a spese di fraseggi chitarristici dal umore irritato.

Il catalizzatore energetico »Jail Bait«, condito di blues rock, classica fantasia rock sul ‘frutto proibito’ e sull’immancabile delusione che ne segue, respira l’atmosfera del Midwest americano ed è senza dubbio il pezzo più famoso di »Pilgrimage«. È diventato presto un classico dei concerti dei Wishbone Ash, soprattutto grazie alle armonie di chitarra a più parti di gusto eccezionale e al mood da ‘salotto’ di cui sopra. Nel breve strumentale »Alone« prendono il sopravvento arrangiamenti folk sofisticati, grazie all’uso sottile della chitarra acustica, che ricrea un’autentica atmosfera pastorale ‘da vecchia Inghilterra’.

Anche la ballata »Lullaby«, altra sottile gita strumentale dal sapore pastorale, è uno dei momenti migliori del disco. La cosa più sbalorditiva è che, per struttura e per l’uso raffinato delle armonie di chitarra a più parti, ha influenzato parecchio l’ispirazione di molte ballate di tanti futuri eroi dell’heavy metal. L’ibrido folk/heavy rock »Valediction« ha un’atmosfera quasi da trovatore grazie a possenti armonie vocali che ricordano parecchio quelle che a suo tempo praticavano Crosby, Stills, Nash and Young, mentre le armonie di chitarra a più parti contribuiscono a far crescere una malinconia indescrivibile, che regna su questo standard dei Wishbone Ash quasi ‘dimenticato’ ma eccellente.

Il disco si chiude con un ritorno nei territori del blues rock lungo più di 10 minuti, »Where Were You Tomorrow«, forse il momento più debole di »Pilgrimage«, se proprio dovessimo sceglierne uno. Questo passaggio inaspettato e improvviso sotto l’ombrello del blues rock ha un ritmo d’apertura sbarazzino, quasi ballabile, e poi una lunga sezione strumentale con improvvisazioni di chitarra scatenate, che si trasformano in una jam tutta particolare. Il pezzo fu registrato dal vivo durante un concerto a Leicester il 14 giugno 1971, una mossa senza dubbio piuttosto insolita. Una versione in studio di questo brano, ancora oggi interessante per tutti gli amanti delle jam spiritose, non si trova su nessun album successivo, e per questo è un vero unicum.

»Pilgrimage« fu il passo successivo nell’evoluzione della visione sonora tipica dei Wishbone Ash e della loro magia ambientale. Per arrivare alla fase seguente, quella che gli regalò il meritato salto tra i giganti del rock, mancava ormai un passettino. Il loro terzo album, il momento definitivo di una carriera lunga e quanto mai varia, l’indimenticabile capolavoro »Argus« (1972), approfondì e completò infatti gli elementi sonori fondamentali e distintivi messi giù da »Pilgrimage«, la loro prima incursione nelle campagne pastorali della vecchia Inghilterra, che da tempo ormai sono diventate parte di un passato remoto.

Formazione

Andy Powell – chitarra, voce
Ted Turner – chitarra, voce
Martin Turner – basso, voce
Steve Upton – batteria

Produzione

Derek Lawrence

Tracklist

1. Vas Dis
2. The Pilgrim
3. Jail Bait
4. Alone
5. Lullaby
6. Valediction
7. Where Were You Tomorrow (live at De Montfort Hall, Leicester, 14.6.1971)

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