Pilula

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Lollobrigida
Etichetta: Menart Records
Uscita: 2012
Durata: 51:49
Voto: 4/5

Una delle chicche del rock’n’roll è anche il suo riciclo, con la roba fresca servita in una confezione nuova di zecca.  Rivestita dell’ultimo grido in fatto di produzione, quello degli studi moderni. Anche se suona retro-nostalgico e, a voler piazzare così la propria originalità, automaticamente meno originale, il ruolo del revivalista che pesca ispirazione diretta dalle opere di artisti riconoscibili resta comunque meglio di chi prova a copiare direttamente i loro lavori, o addirittura a far soldi in fretta rifacendo evergreen.

I membri dei Lollobrigida appartengono alla categoria delle annate un po’ più sagge. La loro crescita è stata di sicuro accompagnata dai suoni del movimento electro new wave synth pop, che ha segnato la musica popolare soprattutto nella prima metà degli anni Ottanta, ma dietro a tutto questo si intravede anche un velo timido che non nasconde le radici nella musica alternativa, nel “punk col cervello”, il post punk. L’uso estensivo di pattern sonori primitivi di sintetizzatore e la loro ripetizione avvicinano ogni tanto i Lollobrigida anche al krautrock. Il puzzle scaltro poggia su una base di ritmi dance “tagliati dritti”, sopra la quale si costruisce un paesaggio sonoro fatto di un morbido collage di suoni minimali di sintetizzatori, di pattern primitivi che arrivano dal suono della sveglia del tuo primo orologio digitale Casio, mentre i paralleli sono possibili con la struttura sonora dei primi videogiochi comparsi sui vecchi modelli di computer Commodore e ZX Spectrum.

Questa “plastica del suono” è compatibilmente completata da analoghi schemi nell’uso della chitarra, che spinge appena percettibilmente fuori dal quadro sonoro, eppure funziona in modo piuttosto felice nell’iniettare un senso organico e non del tutto alienato. Tutto questo avvicina il carattere musicale dei Lollobrigida alle storie di successo dell’ondata di gruppi synth pop degli anni Ottanta, da The Human League, Soft Cell, O.M.D., fino alle finte che nelle loro regole eclettiche usavano gente particolare come Depeche Mode o Ultravox. E, non ultimo. Visto che siamo sul territorio della defunta Jugoslavia, non guasta ricordare che i suoni dei Lollobrigida sono vicini anche al sound dei tempi dell’antica spensieratezza di Videosex e/o Denis&Denis.

Il baricentro, ovvero il senso della musica dei Lollobrigida, è puntato sulla voce della cantante Ida Prester, che con la sua interpretazione autorevole dei versi aggiunge quella zolletta di zucchero, mentre in produzione le sue parti vocali sono ogni tanto volutamente “distorte”, in modo da suonare come l’eco di un’altra galassia, del tutto irreale. Il nome, noto a molti, della conduttrice di programmi su MTV e HTV è di sicuro un elemento che spalanca alla band le porte per conquistare la scena mainstream dei nostri vicini del sud, ma anche l’indirizzo della band è calibrato in modo da accontentare in un lampo la schiera non troppo esigente di ascoltatori che hanno paura del riff di chitarra distorto. E sono la maggioranza. Quindi i Lollobrigida sono una band orientata al commerciale, al mainstream (lo dimostrano gli hit già usciti e, a oggi, “diventati popolari” dell’album: Kompjuter, Sex on the TV, Bivša cura e l’uscita del singolo radiofonico Malo vremena). Però la band non lo fa a metà. Dietro c’è la mano salda e ben a fuoco al timone del produttore Gregor Zemljič, che ha curato l’ottimale capitalizzazione sonora della portata espressiva delle idee del gruppo.

I ritmi dance monodimensionali, combinati con i flussi di loop sonori dei sintetizzatori, spostano l’ago della bilancia verso un’atmosfera complessivamente fredda, extraterrestre, mentre il titolo dell’album, “tabletka” (Pilula), di per sé richiama e invita a una visita nei locali notturni, dove all’estasi stordente dello stacco mentale e alla dissolutezza edonistica non si vede né fine né confine. I Lollobrigida suonano leggeri, rilassati, senza pretese. Chiamano alla festa, a resettare il cervello, alla fuga dal reale verso un mondo da dimensione parallela, in cui l’uomo qualunque può trovare la sua salvezza mentale, anche se dura poco.

Lo schema rigido a cui la band si attiene è un fattore che non lascia spazio a particolari deviazioni art né a una vivacità espressiva che sarebbe frutto di eclettismo. Il gruppo risolve questa rigidità espressiva soprattutto con una manipolazione colorata e il campionamento delle strutture sonore.  Accanto al materiale originale, la band sorprende anche con soluzioni di idee tutte sue nella magistrale trasformazione dell’hit di Zdravko Ćolić Pusti, pusti modu in un’estasi electro dance retro riuscitissima. In chiusura d’album c’è anche il brano Bez prevod  cover della band macedone Bernays Propaganda, dove alla voce di Ida si unisce la band macedone Bei the Fish. Il pezzo ha un’atmosfera particolarmente cupa e alienata, che si innalza su un ritmo pigro e sonnolento, sopra il quale giace un suono di tappeto di sintetizzatori gelido da brividi, ma maestoso. Questo, uno dei tre brani aggiuntivi dell’album, è la stranezza del disco e per questo è piazzato proprio in fondo.  Il brano è tratto dalla compilation “Igraj slobodno!” (2012), che raccoglie le versioni di brani dei Bernays Propaganda eseguite da vari artisti.

Il terzo album in studio non nasconde una crescita in maturità, ma nemmeno punta più di tanto a conquistare un pubblico più ampio. Eppure è difficile rimproverargli qualcosa. Non in termini di artisticità, figuriamoci nella produzione del suono, che è fenomenale. Approfondisce il carattere retro della band, oggi di nuovo attuale; i Lollobrigida non suonano affatto provocatori con questo sound, come avrebbero potuto esserlo se si fossero presentati sul mercato nel 1980, ma allo stesso tempo mantengono una dose di originalità che, nel suo focus comunicativo, è ancora più definita sul piano della maturità e che nei brani colpisce in modo ancora più incisivo.

Formazione

Ida Prester – voce
Petra Cigoj – voce
Kleemar – tastiere, elettronica
Jernej Šavel – basso
Marko Turkalj – chitarra, batteria

Produzione

Gregor Zemljič

Tracklist

1. Ja se resetiram
2. Sex on TV, Sex on the Radio
3. Fast Food
4. Malo vremena
5. Pusti, pusti modu
6. Pilula
7. Kompjuter
8. Bivša cura
9. Stroboskop
10. Frik
11. Pusti, pusti modu – Boby Dooks remiks
12. Sex On Tv – Torul remiks
13. Bez prevod

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