Pionirji divergentnega marketinga
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Zmelkoow
Etichetta: KUD Napačen Planet
Uscita: 2016
Durata: 41:11
Voto: 3.5/5
Gli Zmelkoow vanno presi da sempre come una forma di (auto)parodia altamente acuta e intelligente, che agli occhi di chi non la coglie al volo fa alla band più danni che benefici. Quindi il gruppo lo fa in modo consapevole, sapendo che con una mentalità da paese di sprovveduti questo può causare anche qualche danno a lungo termine. La band questa esperienza l’ha vissuta e ne è diventata del tutto immune. Una presa di coscienza ironica, comunque. Perché in fondo è proprio questo lo scopo della loro provocatorietà originaria, che nel bilancio complessivo rafforza ancora di più gli Zmelkoow e non fa che consolidare l’ego dei membri.
Anche ascoltando il nuovo album è chiaro che dietro ci sono musicisti carichi di esperienza, accumulata lungo un arco di carriera di (oltre) due decenni abbondanti di musica fatta in prima persona, e che potrebbero sfornare (da ascoltare) composizioni molto più interessanti di quelle che porta questo disco. Eppure, in nome della statura e della fama passate di una band che ha sempre consegnato un bel po’ di »pane e giochi« tangibili, anche stavolta gli Zmelkoow restano diligentemente dentro la ricetta collaudata e sicura della loro visione d’autore, grazie alla quale il nome del gruppo in Slovenia è diventato col tempo familiare a tutti (gli Zmelkoow li conosciamo tutti, insomma). È in questi territori che gli Zmelkoow si sentono più a loro agio, perché semplicemente sono così e non c’è altro da dire.
»Pionirji divergentnega marketinga« è un album di parodia dalla testa ai piedi. È decisamente più corto del predecessore »Čista jajca?« (2009) – che tra l’altro sulle nostre pagine, in sede di recensione, si è beccato un »flop totale« e per questo gli Zmelkoow sono (di nuovo) molto più efficaci nel farsi sentire. Nel prendere in giro di nuovo se stessi e gli altri, ti piazzano davanti uno specchio con un riflesso a cui non vuoi abituarti, eppure un riflesso che, nell’autoironia, alla resa dei conti è più reale di quanto oseresti immaginare. Negli anni gli Zmelkoow sono diventati dei grandi maestri di questo mestiere. Pochi gli si avvicinano, o comunque nella storia del rock sloveno sono paragonabili solo a chi risveglia nell’ascoltatore sensazioni simili a modo suo (Buldožer, Marko Brecelj, Nula Kelvina, Same Babe, NLP,…). Immagina il potenziale degli Zmelkoow di diventare in Slovenia quello che gli Erste Algemeine Verunsicherung sono diventati nei paesi di lingua tedesca, solo che, per farsi amare da tutti gli sloveni, gli Zmelkoow dovrebbero farsi parecchio più campagnoli, cosa che per ora (per fortuna) non è ancora successa (buongiorno Agropop). Anche nel lessico acuto di una retorica poetica audace e nera di “splendore e miseria della depravazione”, che si diffonde lungo l’integrità territoriale del nostro paese e dello »straordinario e insuperabile sviluppo della civiltà umana«, gli Zmelkoow mantengono la loro sfrontatezza e il loro fascino più grande.
La band ha messo insieme dodici pezzi (dieci sarebbero bastati – due di questi sono infatti cover degli originali), registrati nell’arco degli ultimi sette anni in posti diversi, con produttori diversi. Opportunistico, ma tant’è. È il tipico istinto di autoconservazione sloveno, quando si parla di vero rocker! Sul modello del »arrangiati come sai e come puoi« (oppure diventa Tanja Žagar). Da questo punto di vista l’album è graziosamente divergente a livello di genere, mentre gli Zmelkoow sul piano analitico mantengono la loro altissima frazione igienico-intellettuale di postura alternative rock ribelle. Nell’esecuzione del nuovo materiale la band, ancora una volta, non deve suonare impeccabile. Goga resta quindi un brontolone fastidiosamente faticoso e pungente quanto richiesto, gli strumenti devono suonare in modo divergente, certi pasticci ogni tanto sembrano perfino voluti. Tutto questo garantisce il mantenimento del carisma riconoscibile della formazione e con gli Zmelkoow hai la sensazione che sia permesso tutto. Proprio tutto.
Gli Zmelkoow si presentano con un umorismo che capisce bene solo la generazione a cui appartiene la band. Da questo punto di vista è una scoperta terribile che questa generazione, band compresa, stia chiudendo l’era del rock’n’roll. Anche l’umorismo del nuovo album non supera le differenze generazionali e resta vicino solo a un pubblico dai trentacinque anni in su.
Gli Zmelkoow restano banali sul piano musicale, quasi bizzarramente banali. Seguono la sacra semplicità, in cui navigano con abilità tra molte sfide di genere. Elementi di reggae/SKA, funk, blues, chanson da cabaret sono ancora una volta innestati con maestria nell’energia di partenza di un’attitudine punk rock’n’roll, che tra questi elementi a volte viene anche mascherata in modo piacevole. Ogni tanto i pezzi sono troppo lunghi (l’iniziale Mama koka, la conclusiva »canaglia« Pesnik v elementu), e si sente che un pizzico di autocontrollo nel tirare un filo rosso avrebbe fatto bene. Al modello del pezzo Pussy revolucija non si opporrebbe nemmeno il Pero Lovšin di oggi. Per non farla lunga. Gli Zmelkoow tornano al linguaggio di base della sacra semplicità confessionale, a cui il pubblico della band è abituato e che, soprattutto rispetto alla sperimentazione del predecessore, è anche più adatto all’espressione (universalmente nota) del gruppo.
Zmelkoow – Mama koka (video ufficiale):
Formazione
Goga Sedmak – voce, chitarra
Žare Pavletič – basso
Aleš Koščak – batteria
Anuša Podgornik – flauto, tastiere, cori
Iztok Cergol – fisarmonica, sassofono, violino, mandolino
Aleksandra Čermelj – voce nel brano n. 11
Eva Brajkovič – voce nel brano n. 11
Rok Škarabot – percussioni nel brano n. 8
Produzione
Andrea Flego, Gaber Radojević, Jan Baruca, Mitja Cerkvenik & Samuel Simonović
Tracklist
1. Mama koka (4:14)
2. Polna Luna (3:08)
3. Zlata ribica (2:53)
4. Čik pavza in mala potreba (ogledalo) (3:05)
5. Nočem bit DJ (3:47)
6. Pussy revolucija (2:47)
7. Kaj nam fali? (3:22)
8. Konec sveta (3:10)
9. Resnica o titaniku (3:14)
10. Dandanes (3:24)
11. Zavese plešejo (3:36)
12. Pesnik v elementu (4:45)