“Plagues of Balkans” Parte 1 (2014)
Autore: Rok Klemše
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Zagabria / Pogon Jedinstvo / Croazia
Data del concerto: 25.01.2014
Numero di spettatori: 800
Se gli Iced Earth arrivano a Lubiana, perché non seguirli (con un pizzico di stalking) ancora, prima per un centinaio abbondante di chilometri e poi per quasi seicento, giù nel cuore della penisola balcanica? Dopo la data di Lubiana, il tour ha portato la band americana in altre due capitali della nostra ex patria comune, a cominciare dalla metropoli croata. Come date, Zagabria e Sarajevo erano comode: bastava prendersi un solo giorno di ferie, gli Iced Earth dal vivo sanno spaccare e Sarajevo è una città affascinante che non ero ancora riuscito a visitare. Motivi per una vacanza-concerto di quasi tre giorni ce n’erano più che a sufficienza, e la nostra odissea è partita da Lubiana nel tardo pomeriggio.
Il concerto degli Iced Earth a Zagabria ha funzionato un po’ come »The Drawing of the Three«: proprio come nella saga cult The Dark Tower di Stephen King, ci hanno trascinati attraverso una porta dal mondo reale dritti nel loro mondo musicale. Quella porta era il Pogon jedinstva di Zagabria, il fratello maggiore della vicina sala Močvara, che già poco dopo le otto era quasi pieno zeppo, così i primi a salire sul palco hanno avuto il privilegio di suonare davanti a un pubblico di diverse centinaia di teste.
Gli australiani Elm Street a Lubiana non mi avevano convinto del tutto, ma mi avevano lasciato un’impressione abbastanza buona da essere pronto a dar loro una seconda chance. Purtroppo il nostro terzetto, per un piccolo ritardo, è arrivato nella Zagabria piovosa giusto in tempo per gli ultimi due pezzi del gruppo. Si è sentito al volo che il suono degli Elm Street era ottimo, l’energia sul palco, come a Lubiana, era sfrenata e nemmeno il pubblico si è risparmiato. I ragazzi di Melbourne hanno portato un po’ di calore heavy metal nella Zagabria gelida e non si sono scomposti nemmeno davanti a un palco grande e a una sala ancora più piena del giorno prima.
Anche i Warbringer si sono lanciati sul palco come un carro armato Sherman e hanno convinto ancora più del giorno prima. Soprattutto grazie a un suono eccellente, cristallino ma al tempo stesso incazzato, crudo e brutale. Il basso di Ben Mottsman rintronava come un mitra Thompson in mezzo al Pacifico nel 1942, Anderson picchiava sulle pelli come gli Angry Birds sui maialini, e il duo di chitarre Lemus/Carroll sparava riff come obici. Sopra il quartetto strumentale ringhiava e sbavava come un bulldog rabbioso lo psicotico John Kevill, che dal vivo sembra il sadico e implacabile pazzo Gunnery Sgt. Hartman del classico di Kubrick Full Metal Jacket. I Warbringer hanno entusiasmato ancora una volta, dimostrando che il thrash moderno vive soprattutto grazie a loro, e hanno salutato il pubblico croato, che ha sfornato non pochi circle pit tossici, con la torre del serpente dell’ultimo disco, Towers of the Serpent. Che, in via interna e ufficiosa, già quello stesso giorno si è beccata il titolo Towels of the Serpent, rimasto in uso anche nei giorni seguenti.
Gli Iced Earth hanno aperto a Zagabria, come a Lubiana, con la pomposa title track del nuovo disco in studio, e il pubblico fin dalla prima nota gli mangiava in mano. Non suonavano affatto stanchi, anzi, la band ha offerto di nuovo uno spettacolo fantastico. Ancora una volta si è messo in luce lo straordinario Block, che sta diventando un vero frontman con il giusto carisma da palco e, cosa ancora più importante, una voce che ti fa venire la pelle d’oca su tutto il corpo. Tra le sue acrobazie vocali, in cui tira fuori con sicurezza sia gli acuti più alti sia un baritono sinistro, davanti agli occhi e alle orecchie prendono forma senza fatica gli anni d’oro della band, verso cui gli Iced Earth evidentemente si stanno muovendo, piano ma con sicurezza. Sulla proverbialmente brutale mano destra di Schaffer non ha senso sprecare parole, e anche a Zagabria la sala si è accesa al massimo ed è esplosa in un’estasi di cori collettivi proprio sui velenosi schiacciasassi di Something Wicked This Way Comes. Ha dato fastidio solo l’eccesso di moshing, che ai concerti degli Iced Earth, nonostante la brutalità a tratti schiacciante, non c’entra granché. Dietro le pelli ha brillato di nuovo l’infallibile Jon Dette, a cui non pesa minimamente il fatto di aver iniziato a provare certi pezzi solo durante il tour. Dopo Richard Christy, Dette è senza dubbio il miglior batterista della band e spero che resti tale, almeno per il prossimo album, così da sentire cosa offrirà in studio. Sta diventando un membro quasi indispensabile il giovane ma sicuro di sé Luke Appleton: sul palco è lui a mettere il surplus di energia, e convince soprattutto con i backing vocals eseguiti con grande affidabilità e fedeltà, che in molti punti riempiono completamente il suono. Probabilmente soprattutto per il pubblico più numeroso e rumoroso rispetto a Lubiana, dopo una melodrammatica e di nuovo splendida esecuzione dell’indimenticabile ballad Watching Over Me, gli Iced Earth hanno piazzato proprio in chiusura la bordata aggressiva Iced »motherfuckin’« Earth, regalando a Zagabria la chicca che a Šiška ci era mancata.
A fine concerto è arrivato il rituale obbligato: scambio di impressioni, vanterie con pescate da leggenda, strette di mano, foto ricordo e addio alla squadra slovena, che ci ha lasciato anche il quarto figlio, perso fino a Zagabria. Di notte la strada ci ha portati verso sud, fino al valico di Stara Gradiška, oltre il quale siamo entrati in posti ancora sconosciuti. Nelle prime ore del mattino, a Banja Luka, siamo usciti dalla larga autostrada su uno sterrato pieno di buche, poi tra innumerevoli tornanti e strade deserte (con un autista matto era meglio dormirci su, eheh) ci siamo avvicinati con costanza alla meta finale, emozionante: Sarajevo, dove ci aspettava il terzo incontro con la band…
Setlist
ICED EARTH:
1. Plagues Of Babylon
2. Democide
3. Dark Saga
4. V
5. If I Could See You
6. Disciples Of The Lie
7. Among The Living Dead
8. Burning Times
9. Red Baron / Blue Max
10. Blessed Are You
11. Vengeance Is Mine
12. Cthulhu
13. My Own Saviour
14. The End
15. Question Of Heaven
—bis—
16. Dystopia
17. Watching Over Me
18. Iced Earth
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