Playing the Fool
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Gentle Giant
Etichetta: DRT Entertainment
Uscita: 1976
Durata: 73:20
Voto: 5/5
“Playing the Fool” è un doppio album dal vivo firmato dagli incorreggibili burloni del prog rock Gentle Giant, una delle band più uniche di tutti i tempi. Allo stesso tempo è l’unico documento live ufficiale uscito quando la leggendaria formazione era ancora in attività, e già solo per questo tra i fan gode di uno status di culto.
Persino tra i loro colleghi prog di metà anni Settanta, quando i gruppi spuntavano come funghi e sperimentalismo sonoro sfrenato, armonie vocali intricate e tempi dispari erano tra i comandamenti creativi principali, i Gentle Giant passavano per veri e propri bizzarri. Oltre a un incrocio senza freni di rock, jazz, folk e musica classica, una delle loro caratteristiche principali era l’umorismo scanzonato, che di solito si ispirava alle avventure della celebre famiglia di giganti letterari di Rabelais, composta da Gargantua, Pantagruel e Panurge, senza però tirarsi indietro dallo sfottere i problemi sociali dell’Inghilterra moderna.
Nonostante la loro visione musicale, l’ottimo umorismo e un’impeccabile padronanza, per di più a 360 gradi, anche di alcuni strumenti del tutto non convenzionali per il rock, la band si è spesso scontrata con l’incomprensione della critica dell’epoca, perché per molto tempo ha resistito a qualsiasi commercializzazione del suono. Il primo passo in quella direzione, alla fine degli anni Settanta, segnò anche l’inizio del lento declino e della fine del gruppo.
“Playing the Fool” nasce nel loro periodo migliore ed esce proprio mentre toccavano il picco artistico della carriera. Le registrazioni arrivano da varie serate del tour europeo del 1975, dove presentavano soprattutto l’allora attuale “Free Hand” (1975). Anche i concerti dei Gentle Giant erano un capitolo a parte: molti classici dal vivo, grazie a improvvisazioni geniali con cui spesso stravolgevano completamente la struttura dei singoli brani, venivano persino meglio delle versioni in studio.
La registrazione live si apre con “Just the Same”, una significativa satira sulle derive dell’industria musicale, antipasto perfetto con un’abbondanza dei loro tipici poliritmi, svolte inattese verso temi sinfonici e una dose generosa di succose improvvisazioni jazz fusion. A dar loro una mano c’è anche l’ottima atmosfera della sala, che si percepisce in ogni singola esecuzione di questo eccellente album live. Al primo brano di “Free Hand” segue il primo brano di “The Power and the Glory” (1974).
L’ottima versione di “Proclamation”, con gli sfoghi vocali paranoici di Derek Shulman, è una satira mordace sulla dittatura e sull’assolutismo, costruita su ritmi jazz burloni, frasi di chitarra blues e armonie vocali dissonanti che sono un vero marchio di fabbrica. Seguono estratti combinati e suonati con grande maestria dal leggendario “Octopus” (1973), il loro lavoro più amato e, secondo i più, anche il migliore, che è al tempo stesso il culmine di questa uscita live. La prima metà del concerto si chiude con una versione suonata con una partecipazione incredibile del classico “Funny Ways”, che arriva dal loro indimenticabile esordio omonimo del 1970.
Poi non si dimenticano di tornare al fenomenale “In a Glass House” (1973), da cui eseguono versioni un po’ accelerate e accorciate dei classici “The Runaway” e “Experience”. Spicca in particolare la versione molto allungata di “So Sincere”, standard di “The Power and the Glory”, che viene ancora meglio dell’originale in questo incredibile minestrone di brillantezza strumentale ed eccentricità. Probabilmente a questo documento live mancherebbe qualcosa se si fossero dimenticati di suonare la title track di “Free Hand”, con cui hanno sfogato le loro frustrazioni per il cambio di etichetta. È suonata “a zero”, il che vuol dire che l’enigmatico arrangiamento iniziale viene portato a un altro livello in modo del tutto imprevedibile, con tanti colpi di scena drammatici in cui si avverte parecchio hard rock, soprattutto grazie alle frasi di chitarra incisive di Gary Green. Una transizione raffinata tra sinfonico, jazz e hard rock che ancora oggi non smette di affascinare.
I Gentle Giant, però, non sarebbero dei veri burloni se non si fossero concessi anche una piccola monelleria, suonando una versione di un solo minuto, ma spassosissima, dello standard jazz “Sweet Georgia Brown” (autori originali Ben Bernie e Maceo Pinkard). Oggi i più conoscono il pezzo soprattutto come inno di presentazione della squadra di basket-spettacolo Harlem Globetrotters. In chiusura d’album hanno infilato un’esecuzione, anzi due, che sono anche le sorprese più grosse dell’intera registrazione: un ottimo medley composto da due brani che non erano finiti molto spesso nel loro repertorio live. Prima suonano “Peel the Paint”, standard di “Three Friends” (1972), per poi passare con maestria alla travolgente “I Lost My Head”, che viene dall’allora ancora in arrivo nuovo album “Interview” (1976), dove si sentivano già i primi ‘richiami’ della graduale commercializzazione.
“Playing the Fool” è un documento live pazzesco, che cattura e restituisce alla perfezione l’essenza di una band di culto che, dopo tutti questi decenni, non smette di sorprendere con la sua radicale innovazione compositiva e il suo virtuosismo strumentale. La prima parte del disco, con versioni eccellenti e per lo più allungate dei singoli classici, mostra il lato un po’ più sottile della band, mentre nella seconda prevalgono esecuzioni appena più scatenate e aggressive di alcuni favoriti di lunga data. Le due metà formano un ritratto compiuto di una band leggendaria che ha lasciato un segno eccezionale nella storia del rock progressivo, anche se nemmeno loro si sono mai presi quasi sul serio, e la maggior parte degli amanti della buona musica se li ricorderà almeno quanto per la maestria musicale anche per i testi da burloni e per le copertine indimenticabili.
Formazione
Gary Green – chitarra, voce di accompagnamento, percussioni
Kerry Minnear – tastiere, violoncello, voce di accompagnamento, percussioni
Derek Shulman – voce, sax contralto, basso, percussioni
Ray Shulman basso, violino, chitarra acustica, tromba, voce di accompagnamento, percussioni
John Weathers – batteria, tamburello, voce di accompagnamento, percussioni
Produzione
Gentle Giant
Tracklist
CD1
1. Just The Same
2. Proclamation
3. On Reflection
4. Excerpts From Octopus
CD2
1. The Runaway
2. Experience
3. So Sincere
4. Free Hand
5. Sweet Georgia Brown (Breakdown In Brussels)
6. Peel The Paint/I Lost My Head (Medley)