4 ½
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Wilson, Steven
Etichetta: Kscope
Uscita: 2016
Durata: 37:07
Voto: 4/5
Verso la fine di gennaio 2016 Steven Wilson ha pubblicato un mini album intitolato »4 ½«, che contiene brani registrati durante la gestazione dei suoi due album in studio precedenti, »Hand. Cannot. Erase« (2015) e »The Raven That Refused To Sing (And Other Short Stories)« (2013). Con il titolo di questo EP Steven ha fatto capire ai suoi fan che si tratta di una fase di passaggio tra »Hand. Cannot. Erase« e il prossimo album in studio. Non è la prima volta che sgancia un EP prima del nuovo lavoro in studio, ma qualcuno tra i fan si sarà comunque scambiato un’occhiata, chiedendosi se pubblicare così spesso musica nuova, o comunque finora inedita, sia davvero una buona idea. L’iperproduzione, d’altronde, può diventare in fretta un’arma a doppio taglio. Beh, a Steven questa foga per ora non fa neanche un po’ male, anche se stavolta il progetto non porta esperimenti particolarmente innovativi rispetto alla sua produzione recente. D’altro canto, tutti i brani scelti stanno al livello qualitativo del materiale uscito sui due album citati. Naturalmente a dargli una mano c’è una squadra di musicisti di prim’ordine guidata da Nick Beggs, Guthrie Govan, Marco Minnemann, Dave Kilminster, Theo Travis e Chad Wackerman, mentre il maestro, come al solito, brilla alla voce, alla chitarra e alle tastiere aggiuntive.
L’opener, »My Book of Regrets«, con il suo battito psichedelico-malinconico e un ritornello piuttosto insolito, quasi alt-rock, mette in risalto lo straordinario talento di Steven nel costruire arrangiamenti melodici pieni di elementi symphonic prog e jazz rock fusion. Lo strumentale »Year of the Plague« è un brano ‘dimenticato’ dell’epoca di »The Raven That Refused to Sing«, che si fonde alla perfezione, a livello stilistico, con l’atmosfera cupa, misteriosa e malinconica di quell’album indimenticabile. »Happiness III«, con il suo ritornello ottimista, regala un altro momento melodico del disco, mentre Steven dimostra ancora una volta con successo la sua versatilità vocale. La chiusura improvvisa, piuttosto insolita per Wilson, lascia invece una sensazione di incompiutezza.
»Sunday Rain Sets In«, intriso di una malinconia indescrivibile, è un magnifico strumentale con arrangiamenti sottili e armonie struggenti di pianoforte, chitarra e flauto. Nel finale arriva un passaggio inatteso e brevissimo verso una sezione più incisiva, prima che tutto si chiuda con un’improvvisazione di flauto. L’altro strumentale, »Vermillioncore«, è una vera e propria esplosione improvvisativa jazz rock/prog metal con variazioni di chitarra nervose, che entusiasmerà soprattutto chi ama il signor Wilson nella sua veste più sperimentale, ma anche chi di norma giura sui suoni più duri e spera disperatamente nel ritorno dei Porcupine Tree sulla scena musicale. In chiusura trovi una versione rifatta di »Don’t Hate Me«, standard di »Stupid Dream« (1999), che Wilson ha reinciso in un duetto dal vivo con la cantante israeliana Ninat Tayeb. Lei aveva già collaborato con successo con Steven su »Hand. Cannot. Erase«, quindi non sorprende che anche stavolta il duetto riesca benissimo, anche se la versione originale resta ancora nettamente migliore.
Il mecenate stakanovista del prog rock contemporaneo non si ferma mai. Con »4 ½« ai suoi fan sarà senz’altro molto più facile aspettare il prossimo album in studio del maestro. La paura di alcuni fan che Steven inizi a ‘commercializzarsi’ troppo, dopo certi mugugni all’uscita del ‘best of’ »Transcience« (2015), è di sicuro esagerata, come si era già visto con i Porcupine Tree, quando, dopo l’inatteso successo commerciale di »Deadwing« (2005), qualcuno temeva che il geniale cantante, polistrumentista, produttore e ingegnere del suono a un certo punto ‘si vendesse’. Invece (almeno per ora) i soldi non vengono al primo posto, quindi per la qualità della sua musica in futuro non c’è nulla da temere.
Formazione
Steven Wilson – chitarra, voce principale, autoharp, mellotron, pianoforte, percussioni, strumenti virtuali
Adam Holzman – Wurlitzer, organo Hammond, minimoog, Rhodes, pianoforte
Dave Kilminster – chitarra (brani 1 e 6)
Guthrie Govan – chitarra (3)
Nick Beggs – basso, Chapman Stick, cori
Craig Blundell – batteria (1, 5 e 6)
Marco Minnemann – batteria (3)
Chad Wackerman – batteria (4)
Theo Travis – fiati (4 e 6)
Ninet Tayeb – voce (6)
Produzione
Steven Wilson
Tracklist
1. My Book of Regrets (9:36)
2. Year of the Plague (4:19)
3. Happiness III (4:32)
4. Sunday Rain Sets In (3:55)
5. Vermillioncore (5:14)
6. Don’t Hate Me (9:35)
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