Bag Of Bones
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Europe
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: year
Durata: 41:00
Voto: 4.5/5
Ti risparmio la fatica, così non perdi tempo a leggere questa recensione! Tutti i fan degli Europe: schizzate a prendervi questo album nel negozio online più vicino. I ragazzi con questo disco hanno chiuso il cerchio. Sono tornati alle radici, hanno toccato la loro essenza più profonda. Se pensi che la band ha iniziato la carriera come »cover« band che suonava i classici di Thin Lizzy, Free, UFO, Led Zeppelin, Deep Purple, capisci subito che »Bag Of Bones«, il quarto album dalla reunion di dieci anni fa, è finalmente quello che aspettavamo come matti da tutto questo tempo. Prima i ragazzi se ne sono andati a caccia di un groove moderno e diverso con cui impressionare le masse; »Last Look Of Eden« (2009) strizzava già l’occhio al sound retro, ma era azzoppato da una produzione tremendamente superficiale. Il potenziale c’era, ma suonava tiepido, impalpabile. Con »Bag Of Bones« invece gli Europe hanno tirato fuori un disco che finalmente è definito dal carisma e dalla grande qualità dei singoli musicisti che reggono questa band.
La chiave del successo? Kevin Shirley! Il fonico che in studio è finalmente riuscito a decifrare le tendenze recenti della band. Certo, per il peccato originale ci vogliono sempre due. Gli Europe si sono dati una calmata, hanno tirato il freno, si sono guardati dentro, hanno smesso di inseguire a tutti i costi la »diversità«, mentre Shirley ha capito fino in fondo e messo su »nastro« con efficacia l’essenza del percorso della band nel 2012! John Norum ha di sicuro mantenuto quel suono sporco, accordato basso, rumorosamente arrogante e ibridato coi tempi nuovi, ma la sua chitarra, da quando si sono rimessi insieme fino a oggi, non aveva mai suonato così erotogena nel linguaggio degli Europe. Sì. Il blues rock governa questo album dalla testa ai piedi! Ed è questo il punto! E Shirley è riuscito a piazzare il nuovo suono di Norum nel quadro sonoro in modo da far sparare davvero a tutti i cilindri la »corvetta fantasma«, in modo vivissimo, con un carisma fuori dal comune e una connotazione retro-blues erotogena.
Da una parte c’è John Norum. Ma l’artefice ancora più importante di questo momento, in cui gli Europe hanno chiuso il cerchio e di fatto si sono rilanciati con »Bag Of Bones«, è (non serve nemmeno indovinare) Joey Tempest. Stavolta Joey ha buttato tutto sul piatto, si è infilato senza freni anche le scarpe dell’improvvisazione soul e ha tirato fuori il meglio di sé. Oggi Tempest non spinge più sugli acuti, ma sfrutta la sua estensione soprattutto nel registro medio, dove con gli anni ha guadagnato velluto, un carisma sensibile e una leggera grana nella gola (quando vuole metterla in evidenza); ed è proprio lì che Tempest dà il meglio, quando si tratta di sottolineare il messaggio del verso e di far vivere l’emozione. Stavolta il nuovo album non lo frena di certo. E il resto del quintetto? Una passeggiata. Visto che questi ragazzi hanno suonato con i migliori e con i più grandi nomi del rock del pianeta, mettere in primo piano la durezza rock attraverso il prisma dell’erotismo blues e del fascino emotivo non è certo fantascienza. La collaborazione con Glenn Hughes a metà anni Novanta, nel ruolo di band di accompagnamento, ha solo rafforzato il carisma del gruppo. E oggi che Tempest, nel nuovo album, si avventura più che mai e senza vergogna anche nelle curve del soul, la forza della squadra che lo accompagna si fa sentire ancora di più, e l’effetto esterno in questa chimica si amplifica ulteriormente.
Gli Europe hanno creato un album estremamente denso, compatto e pieno di sostanza, che scoppia di concretezza e di vera voltaggio rock. La band è cresciuta con i suoni dei classici gruppi rock della vecchia scuola. Già l’opener Riches To Rags riunisce sotto lo stesso tetto la vibrazione dell’ispirazione per l’eredità di Led Zeppelin (il riff iniziale), Deep Purple (lo »spremitore« di Hammond), Dio/Black Sabbath del periodo tardo (l’approccio vocale di Tempest). Not Supposed To Sing The Blues allarga l’orizzonte blues-rock dell’album, con un’aggiunta voluta del fascino orientaleggiante di Kashmir. È il primo singolo dell’album, che ancora una volta conferma la straordinaria forza di carattere nel fondere orecchiabilità melodica e retorica blues su »Bag Of Bones«. Di Firefox si può dire che sia il momento più epico del disco, mentre la base funk nella strofa dà a Tempest persino il trampolino per sviluppare l’elemento soul, in cui potrebbe brillare in modo magnifico anche l’illustrissimo Glenn Hughes in persona. La title track, con il suo ornamento delta blues, è uno dei vertici dell’album. Alla band è riuscito di coinvolgere nel pezzo il fuoriclasse Joe Bonamassa, che mette giù i soli con la chitarra »slide«. Aggiungo che Tempest e Norum all’acustica hanno fatto scuola a tutti nel corso della loro carriera insieme, e in questo duo non possono proprio nasconderlo! Il brano cresce in modo stuzzicante da una malinconica strofa iniziale guidata dall’acustica fino alla superespansione della spavalderia macho di un ritornello potente. My Woman My Friend piacerà di sicuro anche agli amanti di Paul Rodgers e dei Free, Demon Head è di nuovo un classico pezzo Europe cucito addosso soprattutto ai fan dei Whitesnake, mentre Drink And Smile può sparare l’ascoltatore dritto sul terzo album dei Led Zeppelin. Mercy You Mercy Me, in un altro tempo e in un altro spazio, potrebbe essere una classica avventura dei Deep Purple, ma che anche i Gotthard di oggi capiscono e afferrano al volo, senza problemi.
Insomma, di parallelismi con le più grandi band rock del nostro tempo ne ho citati parecchi, eppure è sempre chiarissimo che questo è un album totalmente Europe. Ma visto che gli Europe hanno deciso di guardare con nostalgia retro alle proprie radici, è logico che questi parallelismi saltino fuori anche su »Bag Of Bones«. Dai più grandi gli Europe hanno imparato, e l’estasi energetica che fa esplodere questo album è così intensa che oggi nessun poveraccio nato nel 2000 e sfornato a tavolino per MTV, di quelli che si definiscono rock band, può togliergli questo primato.
»Bag Of Bones« è l’album con cui gli Europe si sono rimessi in piedi. La mediocrità dei tre lavori precedenti è dimenticata, e già nella prima metà di quest’anno »Bag Of Bones« ci regala uno dei vertici delle uscite hard rock del 2012. Non c’è che dire. Quando i vecchi volponi si mettono a fare ciò che sanno fare meglio, non può andare niente storto. Una bomba di album, che entusiasmerà tutti i fan degli Europe e anche tutti voi che vi accendete per l’eredità dei più grandi classici del rock di stampo pionieristico! Rockers e tutti voi altri irriducibili »lupi dai denti aguzzi« di questo mondo! Questo è un album rock sincero e col cuore in mano, fatto per voi! E ora tutti subito a caccia delle nuove date live della band!
Formazione
Joey Tempest – voce, cori
John Norum – chitarra
Mic Michaeli – tastiere, cori
John Leven – basso
Ian Haugland – batteria, cori
MUSICISTI OSPITI:
Joe Bonamassa – chitarra “slide” nei brani n. 4 e 5
Anton Fig – percussioni nel brano n. 4
Produzione
Kevin Shirley
Tracklist
1. Riches to Rags
2. Not Supposed to Sing the Blues
3. Firebox
4. Bag of Bones
5. Requiem
6. My Woman, My Friend
7. Demon Head
8. Drink and a Smile
9. Doghouse
10. Mercy You, Mercy Me
11. Bring it All Home