Danger Zone

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Hardline
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2012
Durata: 59:45
Voto: 4.5/5

Gli Hardline tornano con il loro quarto album in studio in vent’anni. Sono pochissimi dischi, eppure stavolta non abbiamo dovuto aspettare »una vita«: sono passati appena tre anni da »Leaving the End Open« (2009). Il risultato è quindi maturato nel periodo di incubazione più breve di tutta la carriera degli Hardline, almeno fino a oggi. E che cosa ci porta? Il disco che, fra tutti quelli post »Double Eclipse«, si avvicina di più al vero giogo rustico della retorica »retro eighties« della vecchia scuola AOR melodic rock!

»Danger Zone« è un bel salto in avanti rispetto a »Leaving the End Open«. Te ne accorgi già dall’opener Fever Dreams. Johnny Gioeli  sul nuovo album ha messo a frutto al massimo il suo grande talento per le vere composizioni melodic rock, ornate da inni da arena infiammabili e da ritornelli contagiosi che toccano il picco d’atmosfera. Gran parte del merito va a una produzione azzeccata, oltre che alla decisione del leader Johnny Gioeli di rifare da zero la squadra di musicisti che ha attorno.

Al fianco di Gioeli ci sono ora il chitarrista Thorsten Koehne (Eden’s Curse, Code OI Perfection) e ben tre musicisti italiani (cosa che si sposa alla perfezione con le radici dell’albero genealogico di Johnny Gioeli).  La bassista Anna Portalupi fa parte, tra le altre cose, della band di supporto del cantante Mitch Maloy,, il batterista Francesco Jovino suona negli Edge Of Forever, ma soprattutto ha trovato la sua vera vetrina sulla scena dal 2005 in poi, da quando è entrato negli U.D.O., guidati dall’ex voce dei leggendari metaller tedeschi Accept, Udo Dirkscneider. Alessandro Del Vecchio, membro degli Shining Line, compagno di Jovino negli Edge Of Forever e di Koehne negli Eden’s Curse, è, oltre a Koehne, il membro più importante dei nuovi Hardline accanto a Gioeli: parliamo di un musicista estremamente esperto, non solo tastierista e arrangiatore ma anche ottimo produttore in studio, legato in un modo o nell’altro alle collaborazioni di band e progetti sotto l’ala della Frontiers Records. E non solo. Del Vecchio in passato ha collaborato con alcuni nomi davvero grossi del rock. Se ne citiamo solo una manciata: Ian Paice, Glenn Hughes, Steve Walsh, Steve Lukather, i fratelli Vinnie e Carmine Appice, Bobby Kimball, Roger Glover, Andre Matos (Angra), Bruce Gaitsch, Lars Säfsund, Tommy Denander, Frank Vestry, Rob Marcello, Oliver Hartmann, Bob Harris, Bobby Barth, Ken Hensley, James Christian, Robin Beck, Voodoo Circle, Michael Landau, Mike Baird, David Diggs, Frédéric Slama, Mike Terrana, Kee Marcello (Europe), Docker’s Guild, Wolfpakk, Paul Di Anno, Liberty’n’Justice, Göran Edman, Phillip Bardowell, Mitch Malloy, Michael Voss, Jeff Scott Soto, Clive Bunker, Time Machine, Scott McGuill, Igor Gianola (U.D.O.), il compianto Marcel Jacob (Talisman), Ron Wikso (Foreigner, The Storm, Cher, David Lee Roth), Telly Ilous (XYZ, Great White), Tony Franklin (Whitesnake), Bernie Marsden (Whitesnake),…Questo significa che i nuovi membri degli Hardline portano in dote anche una montagna di esperienza, il che conta parecchio, perché in studio si muovono dannatamente in fretta e con efficacia, e sanno girare i tacchi con destrezza ogni volta che serve.

Proprio questa nuova squadra scalpitante di musicisti, sempre a pieno regime e quindi in forma smagliante sia in studio che sul palco, è l’ago della bilancia che ha aiutato Gioeli a portare sul mercato un disco che giustifica in tutto e per tutto il grande nome della band, quello che le aveva regalato l’esordio in studio »Double Eclispe« del 1992, e che allo stesso tempo apre un capitolo del tutto nuovo nella carriera del gruppo. Con »Danger Zone« gli Hardline hanno definito il loro principio di melodic rock per il nuovo millennio. Non c’è due senza tre, insomma.  Ovviamente un principio tutto loro. Il principio di Gioeli. Il suo approccio inconfondibile, gutturale ed esplosivo, che sfrutta la melodia fino all’ultima goccia, ha trovato un ambiente di costruzione di scenari sonori che non potrebbe calzargli meglio. Gioeli ha posato la melodia nelle strofe in modo da poter dare un’interpretazione vocale ottimizzata, sviluppando l’intera estensione della sua voce. Anche stavolta la prestazione di Gioeli è da urlo.

I nuovi arrangiamenti dei brani sono intrecciati in modo da sviluppare un livello altissimo di bombast rapace, che tocca il culmine nei ritornelli già al primo ascolto. Le tastiere sono impostate in modo più o meno old-school, sostenute da un uso generoso del suono Hammond, che si sposa benissimo con le frasi di chitarra in primo piano di Thorsten Koehne.  Se ci limitiamo ai punti più interessanti del disco, l’apertura con Fever Dreams e la chiusura con The Only One sono in effetti gli esempi dei ritornelli meglio cesellati, saldati secondo la tradizione della vera scuola AOR e nello spirito della nostalgia di fine anni Ottanta. Il brano Stay, uscito anche come singolo di presentazione, svela in un attimo quanto sia credibile la “cosmesi retro nostalgica” del punto di forza degli anni Ottanta per i nuovi tempi degli Hardline.Never To Late For Love è un’altra ottima versione di un originale che una volta avevano già rifatto a modo loro i cantanti Philip Bardowell e Mark Free (King Kobra, Signal, Unruly Child) e, con il suo ritornello marchiato a fuoco, mantiene sul piano degli arrangiamenti la nota espressiva estremamente forte di questo disco  È interessante che il finale del disco sia generosamente rinforzato, prima dell’ultima The Only One, da un’altra magistrale hit AOR, cioè Show Me Your Love. Una funzione simile ce l’ha 10.000 Reasons, che in seconda posizione consolida la nota d’apertura forte e d’impatto del disco, e ci avverte subito che gli Hardline hanno fatto un lavoro eccezionale, accanto al quale il pensiero del meno deciso »Leaving The End Open« viene dimenticato in fretta.

Più che mai, nella musica degli Hardline si sentono anche le doti e l’esperienza che Gioeli porta nel volto dei nuovi pezzi e che ha accumulato negli anni passati con Axel Rudi Pell. Alcuni brani si avvicinano, sia nella produzione che nelle scenografie degli arrangiamenti, alla tradizione della vecchia scuola hard rock a cui Axel Rudi Pell è fedele alla Backmore da sempre.  È il caso, per esempio, di I Don’t Wanna Breakaway. Please Have Faith in Me è un interessante ibrido fra vecchio e nuovo. Le chitarre armonizzate nella melodia d’apertura strizzano l’occhio ai Boston e al periodo dell’album »Don’t Look Back«, mentre nel resto degli arrangiamenti il brano segue il modello della pletora di odierni revivalisti scandinavi del melodic rock.

Il disco ha colto l’ultimo grido della produzione melodic rock dei tempi nuovi. È tipicamente europeo, con riff di chitarra spinti appena in avanti (ma senza esagerazioni »tedesche«). Respira a pieni polmoni, il quadro è completo nei collage sonori. »Danger Zone« ha un vero sapore sonoro da suonato dal vivo!

Lavoro fatto alla grande. È evidente che l’arrivo di Alessandro Del Vecchio con i suoi arrangiamenti ha rimesso Gioeli sui binari giusti, e il cantante ha tirato fuori il meglio di ciò che sa e può.  Con tutte le lodi sciorinate fin qui, il disco conferma che nell’attuale squadra di musicisti c’è un’ottima chimica di lavoro e che i membri si capiscono a meraviglia nelle soluzioni di idee dell’informazione musicale. »Danger Zone« è dunque il punto in cui Gioeli ha sellato bene il suo cavallo, ora pronto a saltare ostacoli per quanto alti, nella fedeltà all’eredità primordiale dell’estetica AOR e melodic rock immacolata. »Danger Zone« è il punto in cui la traccia melodic rock espressivamente riconoscibile della band è finalmente fondata in modo convincente. Perciò  speriamo che gli Hardline su di essa mantengano in futuro l’artigianato del loro mestiere, lo approfondiscano e ci consegnino, in una forma come quella mostrata dall’album »Danger Zone«, ancora una caterva di ottimi lavori in studio.

Formazione

Johnny Gioeli – voce
Thorsten Koehne – chitarra
Alessandro Del Vecchio – tastiere
Anna Portalupi – basso
Francesco Jovino – batteria

Produzione

Alessandro Del Vecchio

Tracklist

1, Fever Dreams
2. 10,000 Reasons
3. Danger Zone
4. What I’d Like
5. Stronger Than Me
6. Never Too Late For Love
7. Stay
8. I Don’t Want To Breakaway
9. Look At You Now
10. Please Have Faith In Me
11. Show Me Your Love
12. The Only One

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