Bring Heavy Rock To The Land

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Jorn
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: year
Durata: 55:05
Voto: 3.5/5

Tornano i Jorn con un nuovo album in studio! La band del grande cantante Jorn Lande è al settimo disco. A tre anni di distanza raccoglie il testimone di »Spirit Black« (2009), ma nel frattempo Jorn Lande non è certo rimasto con le mani in mano. È uscito il »best of« dei Jorn »Dukebox« (2009), poi un album Jorn dedicato al compianto idolo e stregone vocale del metal Ronnie James Dio, intitolato semplicemente »Dio« (2010), e il nuovo live dei Jorn »Live In Black « (2011). Nel 2010 sono usciti in parallelo anche i nuovi album del progetto Allen/Lande »The Showdown« e dei power metaller Masterplan »Time To Be King«, in cui canta proprio Jorn Lande. Tanto per dire quanto sia inesauribilmente prolifico. Chiunque se lo vorrebbe in band come cantante. Parliamo di uno dei vocalist più apprezzati del rock e del metal della terza generazione.

»Bring Heavy Rock To The Land« mantiene la tradizione purista dei lavori passati dei Jorn. Heavy rock, hard rock, imbevuti a dovere della magia del canto dominante e dell’approccio vocale unico di Jorn Lande, che nemmeno stavolta nasconde la sua ossessione per Ronnie James Dio. Inutile dire che ci sono momenti in cui, di nuovo, non è difficile scambiare Jorn per David Coverdale (quello dei tempi d’oro vocali di Coverdale). La splendida ballata Black Morning, con una finezza di blues intessuta dentro, vi colpirà ancora una volta con quel modo di spremere sentimento dalla gola di Jorn Lande che ricorda David Coverdale.

Il nuovo album, però, nella ricerca della durezza stavolta è un filo più trattenuto e punta decisamente di più sulla tradizione del rock old school. È addirittura, in chiave rock, l’album »più leggero« di Jorn dai tempi dell’esordio »Starlight« (2001). Questa sensazione la dà già l’apertura con My Road, costruita su un tempo lento, a cui seguono solo tre pezzi a medio ritmo. D’altro canto, così si crea uno scenario in cui la sezione ritmica non ha fretta di andare da nessuna parte, l’ideale per dare ampio spazio al lato più sensibile della performance vocale, che accompagna da sempre questo splendido cantante. Album dopo album Lande matura come il vino buono. Più invecchia, più è dolce. Come un moscato giallo.

Jorn Lande ha deciso di rifare il grande successo di Christopher Cross, Ride Like A Wind, ben noto agli appassionati dell’opera delle leggende heavy metal Saxon. Ne ha messo giù una variante hard rock dell’originale, che suona molto cruda e senza ornamenti aggiuntivi o abbellimenti (da studio) di sorta. Non ci sono quindi linee vocali armonizzate attorno alla voce principale, di cui invece la versione dei Saxon è piena zeppa. Ride Like A Wind mantiene una produzione cruda, spogliata e dal vivo, «in your face», nella più classica giurisdizione hard rock dei Jorn. Eppure il pezzo non riesce a catturare l’attenzione, soprattutto se conoscete la cover dell’originale ad opera dei Saxon, che accende parecchio di più. È troppo vicina ai Saxon. Distorsione e voce melodica creano proprio questa sensazione. Probabilmente avrebbe dovuto metterla in mano ai »famigerati orchi del country« Hayseed Dixie, che avrebbero fatto un bello shock trasformandola musicalmente in una marcetta per banjo.

Chains Around You è un pezzo accelerato, al numero 5 della tracklist, e rientra tra i più veloci dell’album. Lo stampo dell’arrangiamento sono i lavori fondamentali di Rainbow e Deep Purple, mentre il riff è una frase di chitarra un po’ capovolta della canzone dei Rainbow Kill the King. The World I See è nera come il diavolo. Starebbe senza problemi in un qualsiasi album dei Black Sabbath dell’era Tony Martin. Una mini epopea splendida, d’impronta semi-ballad, carica di pomposità, che fa da contrasto perfetto all’album dal punto di vista compositivo. Una mossa prevedibile da parte di Jorn Lande.

L’altra cover dell’album è il pezzo dei Masterplan Time To Be King, tratto dall’omonimo album in studio della band uscito nel 2010. Jorn Lande ci ha cucito sopra un arrangiamento hard rock. Il brano si porta dietro un’atmosfera cupa. Lande racconta che già quando nacque il pezzo per il nuovo album dei Masterplan aveva in testa un arrangiamento hard rock, che ovviamente non va a genio alla compagnia power metal dei Masterplan, così si è tenuto il momento giusto per realizzarlo sul suo album in studio. Il brano si incastra benissimo nel disco, anzi, quasi non sembra nemmeno una cover. Tra i pezzi più veloci c’è anche Ride to the Guns. È il momento più duro dell’album, in cui i Jorn si avvicinano all’heavy metal, anche se con il ritornello cantabile il brano risulta ovviamente più amichevole verso la tradizione hard rock classica. Un pezzo nato per aprire un concerto dei Jorn, con la giusta dose di bombast.

Insomma, il tipico album dei Jorn. Ha un impianto più classicamente rock, con meno bisogno di dare fuoco alle polveri e anche con un po’ meno di nero, che di solito si attacca a dosi generose a tutti i lavori passati della band. I Came to Rock è un altro omaggio a Ronnie James Dio. Un pezzo cupissimo con un ottimo ritornello, che evoca lo stato d’animo di un dramma teatrale funesto. Parliamo di un brano dalla visione tenebrosa. La band deve assolutamente metterlo nel repertorio fisso dei concerti. L’energia è vicina a Ride To The Guns, ma I Came to Rock si stacca da tutti gli altri pezzi dell’album proprio per il ritornello, per quella straordinaria cantabilità melodica che spicca nel disco e che sarebbe utilissima anche per qualche album del progetto Allen / Lande.

Insomma. »Bring Heavy Rock To The Land« non sposta l’asse terrestre! Quando ascolterete l’album, i due poli magnetici saranno ancora ognuno al suo posto e la Terra continuerà a girare lungo la sua solita orbita eclittica. Quel che vedi è quel che ottieni. Un detto che vale per la musica dei Jorn e anche per il nuovo album. Il nuovo disco suona un pizzico più sofisticato, più retro heavy rock, e al tempo stesso brilla ancora di più la forza sensibile dell’espressione vocale di Jorn Lande, che con gli anni non fa che maturare. »Bring Heavy Rock To The Land« è un altro album molto, molto buono della band. Senza picchi, ma anche senza passi falsi. I Jorn restano con questo disco sinonimo di qualità. Navigano nelle acque espressive che padroneggiano e anche con il nuovo album continuano a restare fedeli a se stessi. »Bring Heavy Rock To The Land« se lo accaparreranno tutti gli amanti dei Jorn, dei classici Black Sabbath »minus Ozzy era«, dei Rainbow »Dio era« e dei vecchi Whitesnake »Moody/Marsden era«.

Formazione

Jørn Lande – voce
Tore Moren – chitarra
Jimmy Iversen – chitarra
Nic Anglieri – basso
Willy Bendiksen – batteria

Produzione

Jørn Lande

Tracklist

  1. My Road
  2. Bring Heavy Rock To The Land
  3. A Thousand Cuts
  4. Ride Like The Wind
  5. Chains Around You
  6. The World I See
  7. Time To Be King
  8. Ride To The Guns
  9. Black Morning
  10. I Came To Rock
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