Po viharju…
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Papir
Etichetta: Celinka
Uscita: 2010
Durata: 44:45
Voto: 3/5
I Papir sono una band slovena che si impegna a fare musica gradevole all’orecchio e digeribile per la maggior parte dei cittadini della Slovenia. Una combriccola di musicisti di alto profilo, con un senso rifinito per l’interpretazione sofisticata e per la costruzione di brani ben curati, con la formula strofa-ritornello messa bene in chiaro. Facilissima da assorbire per orecchie profane e che ti si infila sottopelle. Già al primo ascolto.
I pezzi si muovono per lo più tra jazz, latino e blues. Il risultato è una raccolta di chanson da cabaret e di canzonette amichevoli, che però si porta dietro ben poco di artistico e di sostanza tangibile, di carattere proprio. Nel caso dei Papir si tratta più che altro di composizione imparata a scuola, frutto di conservatori e università e di pentagrammi seguiti alla lettera, quelli che passano per la bibbia dello studente. Con l’eccezione del brano 2010, che sa suscitare interesse tra gli amanti di band come Panda o Tabu, tutto il resto di »Po viharju« è fatto di composizioni molto prevedibili, che ci servono ancora una volta, come da decenni a questa parte, la stessa identica storia musicale.
»Po viharju« ha una struttura sonora eccellente. La produzione è sofisticatissima e sensibile, piena di respiro, e gli elementi convivono in un equilibrio ideale di paesaggio sonoro, dialogando tra loro con il fascino della giusta dinamica. Nelle sue caratteristiche sonore il disco suona organico, vivo, concreto e di gran gusto. Non ci si nasconde dietro gli effetti, e la sensazione che resta dopo l’ascolto è quella di una band che suona un concerto in studio. Un’ulteriore conferma che i Papir sono interpreti musicali davvero ferrati. Le strutture dei brani sono ovviamente pensate prima di tutto perché le voci di Ana Bezjak e dell’ormai ex membro dei Papir, la celebre Maja Keuc, ci si trovino al meglio e perché la loro portata R&B soul pop, flessibile e piena di feeling, venga ottimizzata il più possibile in un simile ambiente di arrangiamento. Se devo citare un solo pezzo del disco, diciamo Lepo mi je s teboj, è un valzerino seducente di spazzole sui piatti: spegni la luce in camera, accendi una candela e fai girare la tua ragazza in un passo di danza, dentro il vortice indimenticabile di un amore che già bussa con passione alla porta di una notte senza fine. L’intero disco possiamo dichiararlo un accessorio utilissimo per il corteggiamento romantico.
Un album molto bello, che però sfida ben poco l’io creativo dei musicisti. Quello che dovrebbe covare sotto la cenere in ogni musicista. “Po Viharju…” offre per lo più un passo molto cauto lungo il sentiero battutissimo di stampi generici e consolidati. Non è detto che chi ama Sade, Ray Charles o Tony Bennett non si riconosca in quello che fanno i Papir. Naturalmente c’è intessuto il sentimento del melos sloveno della cultura pop tradizionale, dei tempi in cui la canzonetta in Slovenia fioriva per acutezza d’arrangiamento e lasciava una pila di sempreverdi di cui i Papir possono solo sognare. Ma i tempi sono nuovi, quindi nei paragoni non dobbiamo essere ingiusti con un esordio comunque del tutto credibile.
Resta sempre più piacevole ascoltare i brani tecnicamente levigati di »Po viharju«, in ogni momento in cui ci mettiamo a spulciare le frequenze delle tante radio slovene. E anche se i Papir non portano nulla di nuovo sulla scena, è molto meglio che in onda giri l’intero »Po viharju« piuttosto che irritare le orecchie innocenti delle masse slovene con la miseria di un bluff musicale che rovina il gusto del mainstream sloveno. I sempreverdi di culto di leggende come Janko Ropret, Majda Sepe, Elda Viler e Ditka Haberl sopporteranno senza alcun dolore la compagnia dei brani di “Po viharju…”, ogni volta che questi finiranno nella scaletta dei DJ musicali delle onde radio.
Quanto al futuro della band, è difficile aspettarsi che i Papir scavino a fondo in cerca di un carattere artistico tutto loro, cosa per cui il brano 2010 offre un bel punto di partenza. Molto probabilmente continueranno ad attenersi ai cliché generici dell’esordio »Po viharju«. Quindi faranno musica di qualità, ma senza picchi artistici. Ma lasciamo tempo al tempo.
Formazione
Ana Bezjak – voce
Maja Keuc – voce
Bruno Domiter – batteria
Sebastijan Duh – pianoforte
Tadej Kampl – basso
Igor Bezget – chitarra
MUSICISTI OSPITI:
Boštjan Gombač – voce, fischietto (traccia n. 4)
Tomaž Gajšt – tromba (traccia n. 7) e flicorno (traccia n. 2)
Vasko Atanasovski – sassofono (traccia n. 10)
Produzione
Rok Vilčnik & Sebastijan Duh